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Trento
11 giugno | 10:20

"Proteggere la popolazione dai grandi carnivori non significa risarcire i danni a posteriori, significa agire in prevenzione"

Il consigliere provinciale di Campobase Roberto Stanchina risponde all'assessore Failoni: “Gli indennizzi non bastano, la priorità è la sicurezza delle persone. Dalla Provincia occorrono fatti, non fondi"

di Redazione

TRENTO. Una risposta netta e immediata: dopo l'annuncio dell'assessore Roberto Failoni sul tema dei nuovi indennizzi per i danni provocati dai grandi carnivori arriva la replica del consigliere provinciale di Campobase Roberto Stanchina.

 

Failoni aveva definito l’ampliamento dei criteri per i risarcimenti dei danni causati da orsi e lupi come "una delle misure più rilevanti adottate in questi anni a supporto dei settori strategici del territorio", parole accolte però con un certo scetticismo dalla minoranza.

 

"È giusto e doveroso - puntualizza Stanchina - sostenere chi subisce perdite economiche a causa della presenza di grandi carnivori. Ma è necessario essere chiari: siamo di fronte all’ennesima operazione politica che cerca di trasformare una misura tampone in una risposta strutturale. Ma proteggere la popolazione dai grandi carnivori non significa risarcire i danni a posteriori, significa agire in prevenzione. I fondi pubblici sono certamente uno strumento importante per sostenere chi ha subito perdite, ma non possono diventare l’alibi per evitare di affrontare il problema alla radice".

 

"L’idea che si possa 'mettere a tacere' il problema attraverso aiuti economici - continua il consigliere - è una strategia miope e potenzialmente pericolosa. Serve invece una visione coraggiosa, che metta al centro la sicurezza, la convivenza sostenibile e la tutela di chi vive e lavora nelle aree montane. Sostenere gli allevatori e i troticoltori è giusto, ma non può essere una forma surrettizia di acquisto del consenso a scapito di un dibattito serio e trasparente. A pochi giorni dal convegno pubblico “Onorare la memoria e difendere la libertà della vita in montagna”, che sarà occasione di confronto civile e di proposta concreta, è importante ribadire che nessuna misura sarà mai sufficiente se non si restituisce alle persone il diritto di sentirsi al sicuro nel proprio territorio. È tempo che la Provincia Autonoma di Trento lo riconosca con i fatti, non solo con i fondi".

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