Fino a 500 esemplari in un'unica ''formazione'', il volo in massa con stormi che formano una ''v'' in cielo: è in atto la migrazione sull'asse Est-Ovest
In Friuli Venezia Giulia è in corso il passaggio autunnale delle gru eurasiatiche. L’ornitologo Enrico Benussi: ''Ne ho viste circa 350 sopra i cieli della città. In aumento gli avvistamenti, ma restano i rischi legati principalmente ai tralicci di media o alta tensione''

TRIESTE. In questi giorni, in Friuli Venezia Giulia, alzare lo sguardo al cielo può rappresentare l'occasione di assistere a un fenomeno particolare e spettacolare. Si tratta della migrazione “di massa” delle gru cenerine, eleganti uccelli dall'apertura alare imponente, che può rasentare i due metri e mezzo di lunghezza, e che danno vita a uno spettacolo che può portare fino a cinquecento esemplari a volare aggregati in formazione. Una migrazione caratterizzata dal tipico rumore del “vociare” di questi uccelli, che serve loro per mantenersi in contatto, come ha spiegato a Il Dolomiti l'ornitologo Enrico Benussi.
“Diciamo che è una migrazione che non passa inosservata – commenta con un sorriso l'esperto - perché gli esemplari sono tanti e anche parecchio rumorosi. Si tratta della migrazione autunnale sull'asse Est-Ovest che le ha viste partire sia dalle zone della tundra artica che dall'Europa centro-orientale. La loro destinazione principale è collocata nell'Europa meridionale, in Spagna e parzialmente anche in Italia, specialmente nel Ferrarese, più raramente nel Nord Africa. In Friuli Venezia Giulia si fermano per poco, entrano per gran parte dalla parte montuosa nord-orientale e confluiscono nella pianura, mentre una quota minore sopraggiunge dai Balcani e arriva nel golfo di Trieste, dove in questi giorni ne ho viste circa trecentocinquanta sopra i cieli della città. E' un fenomeno stagionale ricorrente ma certamente spettacolare, basti pensare alle formazioni che assumono mentre volano, come la caratteristica formazione a “V”. Con questa disposizione, questi uccelli sfruttano l'aerodinamica, e quelli che stanno dietro volano con meno fatica rispetto agli esemplari che conducono davanti, e saltuariamente si danno il cambio. In questo modo possono percorrere grandi distanze”.

Anche se il numero di questi animali appare in crescita così come l'entità di queste migrazioni, non mancano tuttavia alcune minacce che per questi uccelli possono essere letali, dettate dalle infrastrutture e in generale da un rapporto di convivenza non semplice tra l'attività dell'uomo e il ritorno in gran numero di molte specie animali, tra cui gli uccelli.
“In generale problemi rappresentati, ad esempio, dai cavi di media o alta tensione – osserva Benussi -, sono un problema per tutti gli uccelli non solo per le gru, e ogni tanto gli incidenti accadono. Anche i rapaci notturni spesso finiscono folgorati, e il monitoraggio del fenomeno non è semplice perché se l'animale finisce disperso è anche difficile averne contezza. Nel caso delle gru questo pericolo è più presente rispetto ad altri uccelli perché sono più grandi, e possono entrare in contatto con i tralicci magari di notte, quando le condizioni visive sono differenti, e toccare i due estremi della tensione facendo da ponte con le ali e rimanere folgorate. A tutto questo si aggiungono saltuari episodi di bracconaggio, nei quali è capitato che qualcuno spari alle gru, cosa che è assolutamente vietata. Fortunatamente la loro tendenza è però quella di volare a quote piuttosto elevate, mille o millecinquecento metri, dove il volo è più sicuro”.

Il numero in regione delle gru cenerine, più propriamente chiamate anche “gru eurasiatiche”, è in deciso aumento in particolare dagli anni Novanta, grazie anche alla rete di aree protette e riserve che hanno conservati intatti degli habitat naturali in grado di accogliere queste popolazioni di uccelli, anche nel periodo delle migrazioni, come ad esempio le riserve della Val Cavenata, della Foce dell'Isonzo o quelle presenti nella laguna di Marano e nel Canal Novo, che offrono ampi spazi aperti e ricchi di cibo. Il passaggio e la sosta sempre più frequenti delle gru eurasiatiche nelle riserve naturali e non solo, testimonia così l'alto livello di ricchezza e biodiversità negli ecosistemi della regione.





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