Seguono un ultraleggero e imparano la rotta, oggi migrano da soli volando sopra le Alpi: la magia fragile degli Ibis eremita, tornati nei cieli d'Europa dopo 400 anni di assenza
Due storie dello stesso progetto di reintroduzione dell’ibis eremita, curato dal Waldrappteam: una migrazione guidata dall’uomo dalla Germania in Andalusia, ma anche una colonia che dopo anni di lavoro del team di scienziati attraversa il le Alpi senza “aiuto”. E con un tempismo sorprendente

TRENTO. Un’assenza di quattro secoli, una reintroduzione ambiziosa e complessa, i primi frutti di quanto seminato in anni di lavoro. Per circa 400 anni nei cieli europei non ha volato alcun Ibis eremita, scomparso in buona parte a causa della caccia e per la perdita di habitat.
Ma c’è chi da quasi 25 anni lavora senza sosta per reintrodurre questa nobile specie: è il Waldrappteam, progetto internazionale con base in Austria che sta faticosamente ricostituendo una popolazione migratrice che nidifichi a nord delle Alpi e sverni nel Mediterraneo.
Più semplice a dirsi che a farsi, visto che si tratta di un uccello che viaggia per centinaia, migliaia di chilometri: il nodo è che la rotta non è un istinto, come saremmo forse tentati di supporre superficialmente, ma un sapere “tecnico”, trasmesso dagli adulti della specie ai piccoli. Una tradizione e una consegna di eredità che in Europa si è evidentemente spezzata. Ai giovani esemplari, quasi tutti nati in cattività, quella strada va quindi in qualche modo insegnata.
IN VOLO.
Lo si fa con un ultraleggero, impegnato in spettacolari viaggi in cui fa da capofila al gruppo di volatili. Ma facciamo un passo indietro, perché prima di spiegare le ali e solcare i cieli c’è da affrontare una lunga preparazione.
I pulcini vengono allevati da “madri adottive” umane e si legano a loro per imprinting; al momento della partenza seguono in volo il velivolo pilotato da una persona di cui si fidano, che fa da capofila e mostra rotta, tappe e luoghi di sosta. È la ‘Migrazione guidata dall’uomo’, e quella del 2026 si è appena conclusa.
Dopo 40 giorni e 19 tappe, per 2.640 chilometri, i 30 giovani ibis partiti da Binningen, nel sud della Germania, sono arrivati a destinazione attraverso Francia e Catalogna.
Quindici sono rimasti in Catalogna, affidati ai partner di Alive Fund dopo l’atterraggio a Ordis il 13 settembre. Gli altri 15 hanno proseguito fino all’aerodromo di Medina Sidonia, in Andalusia, dove il 2 ottobre sono stati accolti con una vera e propria cerimonia di benvenuto.
Il successo in effetti ha un peso particolare, perché non più tardi dell’anno scorso le cose erano andate male: gli uccelli non erano riusciti a volare in modo affidabile nemmeno per una tappa e avevano dovuto essere trasportati in Catalogna.
Il team però non si è abbattuto, anzi ha ripensato da zero l’addestramento, basandosi su teorie dell’apprendimento consolidate.
Alla partenza del viaggio 2026 il meteo ha complicato le cose: il vento contrario ha fatto saltare il primo tentativo e il decollo è slittato dal 17 al 23 agosto, con altri rinvii lungo la strada. Per pianificare i giorni di volo il pilota e responsabile del progetto, Johannes Fritz, si è appoggiato alle previsioni di Austro Control, l'ente austriaco per la gestione del traffico aereo che offre un servizio meteorologico per l'aviazione.
A guidare il gruppo di 15-18 persone c’era Amelie Muntschick, mentre a crescere e addestrare gli ibis dall’inizio di aprile sono state le madri adottive Fabienne Tilg ed Eszter Bajka, affiancate da Barbara Steininger.
Insomma, alla fine missione compiuta ma ogni traguardo diventa un nuovo punto di partenza: nel 2027 l’obiettivo è ripetere l’impresa con giovani ibis dal Baden-Württemberg all’Andalusia.
Ricordandosi sempre che l’obiettivo finale non è accompagnare gli uccelli per sempre: è che migrino da soli.
MISSIONE ALPI.
Un obiettivo raggiunto, o molto avvicinato, dagli esemplari della colonia di Überlingen, sul lago di Costanza, che in questa fase dell’anno hanno ripetuto un fenomeno osservato per la prima volta nel 2025.
Il 15 settembre, sorprendentemente presto, tutti e 7 i giovani del gruppo sono partiti, insieme a 4 adulti, verso Coira, nei Grigioni. Nei giorni seguenti si sono aggiunti altri adulti e il 23 settembre l’intero gruppo ha attraversato le Alpi raggiungendo l’Italia: 7 adulti e 6 giovani, perché uno dei piccoli era morto in un incidente due giorni prima.
Una volta varcato il confine la minaccia cambia volto: lungo la rotta che attraversa l’Italia i bracconieri purtroppo continuano a sparare agli ibis con preoccupante puntualità, tanto che in Italia proprio il bracconaggio è una delle principali cause di morte degli esemplari liberi.
Superare le Alpi in migrazione è un risultato tutt’altro che scontato, basti pensare che fino al 2024 gli ibis di Überlingen avevano provato più volte a superare le Alpi, sempre passando dai Grigioni, senza riuscirci. La svolta è avvenuta nel 2025 intorno a metà ottobre, ma quest’anno il fenomeno si è ripetuto e accentuato, per la soddisfazione di Waldrappteam: quasi l’intera colonia ce l’ha fatta, e con un mese abbondante di anticipo sul 2025. Proprio nell'ottobre di un anno fa Zoppo, uno dei pionieri della colonia che aveva imparato a migrare seguendo un ultraleggero e poi riuscendo a farlo in autonomia, fu abbattuto illegalmente da un cacciatore a Dubino in provincia di Sondrio poco dopo aver passato le Alpi (qui l'articolo).
Tornando a quest'anno, a sorprendere gli esperti è stato anche il tempismo della migrazione: negli ultimi 15 anni il Waldrappteam ha documentato una migrazione autunnale sempre più tardiva, legata ai periodi di caldo autunnale più lunghi dovuti alla crisi climatica.
Molti uccelli arrivavano così alle Alpi troppo tardi, con condizioni sfavorevoli, e restavano a nord all’arrivo dell’inverno, mettendo a rischio la loro stessa vita.
Per due anni di fila, invece, quelli di Überlingen sono partiti prima di quanto la tendenza facesse prevedere: misteri e magie della natura. Saranno i prossimi anni a dire se questa partenza anticipata diventerà uno schema stabile.














