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Belluno
17 ottobre | 18:52

Pecore tra i giardini, cani lasciati liberi di aggredire e una roulotte nel bosco: il pastore Luciano se ne va dopo il foglio di via. Il sindaco: "Il problema viene solo spostato"

Dopo oltre due anni di tensioni, arriva il provvedimento emesso dalla Questura di Belluno: Luciano Varago sposta il suo gregge e la sua casa. "Me ne vado entro domenica"

Pecore tra i giardini, cani lasciati liberi di aggredire e una roulotte nel bosco
di Redazione

VAL DI ZOLDO. Una vicenda che parla di un uomo che vive con la sua roulotte in mezzo al bosco, facendo il bidello la mattina e il pastore nel resto del tempo (ne avevamo parlato in QUESTO ARTICOLO).

 

Una storia che parla di una comunità che denuncia una situazione definita limite, tra animali gestiti male e forse maltrattati, denunce per aggressioni di cani ai danni di turisti e residenti. Parla insomma di un uomo che ha fatto una precisa scelta di vita, che vive a contatto con la natura.

 

Una situazione che secondo cittadini e istituzioni sta minando la sicurezza della zona.

 

Ne è nato uno scontro tra il pastore Luciano che sostiene di non aver mai violato la legge e di aver fatto tutto secondo le regole, e una comunità e le sue istituzioni che dicono, in poche parole, che le regole non sono mai state rispettate. Tanto che sono state disposte ordinanze e che alla fine è arrivato anche il foglio di via: il pastore deve andarsene da quella che è stata la sua casa fino ad oggi, e per farlo ha poche ore.

 

Luciano Varago porterà via le sue pecore dalla Val di Goima entro domenica. Lo ha confermato lui stesso a voce, anche davanti al sindaco, chiudendo, almeno per ora, una vicenda che nelle ultime due settimane ha riempito pagine di giornali e minuti di televisione, ma che nella vallata laterale dello Zoldano va avanti da oltre due anni.

 

Una storia che vale la pena raccontare dall'inizio, per capire a pieno dove nasce lo scontro tra il pastore Luciano e la comunità.

 

Varago ha 66 anni, è nato a Farra di Soligo, nel Trevigiano, e fa il pastore oltre a lavorare come collaboratore scolastico in un istituto comprensivo del Feltrino. Il suo nome non è nuovo alle cronache bellunesi. Una decina di anni fa viveva sull’Altopiano di Lamon, dove la sua presenza stava stretta a più di qualcuno.

 

All’epoca si parlava di diverse cause per invasione di proprietà, diritti di pascolo e terreni usati con accordi verbali, tanto che della questione si era occupato anche il Tar del Veneto.

 

Il gregge, qualche centinaio di capi tra pecore di razza Lamon e alpagote, si spostava già tra i pascoli di più comuni.

 

In Val di Zoldo la storia comincia due anni fa, quando il pastore Luciano si ferma in Val di Goima con il gregge, i cani e una roulotte installata su un terreno privato che non è suo.

 

Una soluzione abitativa che rappresenta a pieno una persona che fa un certo tipo di scelta di vita. Una sistemazione alla bell'e meglio, con pentole e stoviglie lasciate su un tavolino all'aperto, i panni appesi su un filo teso tra due alberi, le coperte pesanti che lo aiutano a ripararsi dal freddo d'inverno.

 

Però ci sono anche i meteriali pericolosi, quelli arrugginiti, una bombola del gas poco controllata e a norma, le bottiglie di plastica abbandonate. E un cartello, appiccicato alla roulotte stessa che avvisa “Qui lavora un pastore con i cani da protezione. Il cane difende i suoi animali da predatori e intrusi: fai attenzione!”.

 

Il sindaco di Val di Zoldo, Camillo De Pellegrin, e molti residenti, raccontano un'altra storia.

 

Il primo cittadino parla di un pastore che pascola dove non ha alcuna autorizzazione, nonostante il divieto di transito imposto dal Comune, con i proprietari dei terreni ormai esasperati. Le pecore, dice, vagano senza custodia ed entrano nei giardini privati danneggiandoli.

 

I cani sono dieci e, secondo il Comune, hanno morso più persone, tanto da portare a diverse denunce. Le sanzioni, decine, non sono mai state pagate, e il sindaco ricorda un elenco di violazioni che risale anche a dieci anni fa.

 

Dopo mesi di sollecitazioni a gestire pecore e cani secondo le norme, aggiunge, il pastore non si è mai messo in regola.

 

Uno scontro che prosegue ormai da tempo e due posizioni che non sono conciliabili. Due storie che vengono raccontate letteralmente in modo diverso. Quello che è certo è che ci sono le denunce e che a un certo punto le cose hanno iniziato a muoversi.

 

Il Comune ha tentato la strada del sequestro dei cani emettendo un’ordinanza.

 

All’operazione hanno partecipato Polizia provinciale, Carabinieri forestali, Carabinieri e servizio veterinario dell’Ulss, ma ne è stato sequestrato uno solo. Gli altri nove erano stati portati via il giorno prima e il pastore stesso ha poi spiegato di averli affidati a un amico.

 

Il cane sequestrato ha poi partorito sei cuccioli, che sono rimasti a carico del Comune. Varago respinge l’accusa di pericolosità e sostiene che i cani abbiano morso solo dopo essere stati molestati. I residenti parlano invece di aggressioni avvenute ripetutamente perché i cani vengono lasciati liberi, che hanno coinvolto turisti che passavano in zona, persone che da tempo portavano i cani a spasso per quelle montagne e che ora non lo fanno più per paura.

 

Il caso è esploso a metà ottobre quando sono arrivate le televisioni. “Dentro la Notizia” su Canale 5 ha dedicato al caso quattro dirette consecutive, e mercoledì 14 ottobre il pastore e il sindaco si sono scontrati in diretta nazionale.

 

In quei giorni poi, è giunta la notizia della morte di una quarantina di pecore, trovate in un burrone.

 

Per Varago sono state sbranate dai lupi perché il gregge era rimasto senza cani, dopo il sequestro, e ha annunciato una denuncia contro il sindaco.

 

De Pellegrin parla invece di una ricostruzione fantasiosa, esclude l’attacco del lupo e ipotizza che gli animali siano precipitati nel dirupo perché incustoditi.

 

Insomma: suolo occupato illegalmente, animali non custoditi e gestiti in condizioni precarie, aggressioni, pericoli per residenti e cittadini. E il sindaco che ribadisce “Ci sono delle leggi, vanno rispettate, lui non lo fa e mette a rischio le persone e gli animali. La vicenda deve finire e basta”.

 

Ed è qui che arriva la “sorpresa”.

 

Il 16 ottobre la Questura di Belluno ha emesso un foglio di via: Varago deve andarsene e non può tornare nel comune di Val di Zoldo per quattro anni.

 

Venerdì mattina si è tenuto un vertice in Prefettura, convocato dal prefetto Antonello Roccoberton, con sindaci, forze dell’ordine, Ulss e servizi veterinari, per parlare della sicurezza legata ai cani da pastore e per coordinare quindi la transumanza verso la Valbelluna.

 

Il foglio di via parlava di due ore di tempo per andarsene. Il sindaco ha concesso al pastore fino a domenica 18 ottobre per andarsene, con la possibilità di rientrare con i cani necessari a spostare il gregge, circa 400 tra pecore, capre e agnelli.

 

Varago ha garantito che entro domenica sera sarà sul Duran.

 

La priorità, per tutti, è spostare gli animali, poi si capirà quando verrà spostata anche la roulotte. Luciano dice che la roulotte “al massimo lunedì” verrà rimorchiata nella nuova location.

 

Si starà a vedere.

 

Anche se il sindaco avverte: il problema verrà solo spostato in un altro comune e le altre amministrazioni potranno fare poco più di quanto ha fatto lui. Quindi lo scontro rischia di riaccendersi, solo in un posto diverso e nemmeno troppo lontano.

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