Morsi di cani, pascoli abusivi e scontri con i residenti, cacciato il pastore Luciano: se ne è andato con il suo gregge. ''È una persona che deve essere aiutata, non allontanata''
Via la roulotte per un trasloco che in realtà è solo di qualche chilometro

VAL DI ZOLDO. Il pastore, alla fine, se ne è andato. Lascia alle spalle uno spiazzo vuoto e ripulito, porta via i suoi animali, il suo gregge, e anche la sua roulotte.
Luciano se ne va lasciandosi alle spalle una comunità che festeggia, felice di essersi liberata di quello che è stato descritto come un enorme problema, tra aggressioni di cani, animali maltrattati, condizioni igieniche discutibili, e quello che il sindaco descrive come “un plico alto così” di denunce a suo carico.
Luciano se ne va, portando con sé la solidarietà di coloro che dicono “ma che fastidio dava? Perché accanirsi contro un pastore che, alla fine, non faceva del male a nessuno?”.
Luciano se ne va, ma resta una figura divisiva, resta il centro di uno scontro nel quale le posizioni non possono incontrarsi.
Non se ne va lontanissimo, eh. Si parla di uno spostamento verso passo Duran da Val di Zoldo, quindi circa 11 minuti in auto. Lungo i passi, lungo le montagne, salendo a quota 1600 metri.
In un altro comune, La Valle Agordina, visto che il foglio di via, giunto dalla Questura di Belluno, parla chiaro: a Val di Zoldo non ci può tornare, per quattro anni.
Da una parte: “Il problema si sposterà solo da un’altra parte”.
Dall’altra: “Ma povero pastore, ma aiutatelo invece che dargli contro”.
Le posizioni che vengono espresse sono queste, nessun grigio in mezzo.
E allora cerchiamo di dare un contesto a tutto, di capire perché la figura di Luciano è così divisiva.
Luciano Varago, 66 anni, nato a Farra di Soligo, nel Trevigiano, è un bidello al mattino (collaboratore scolastico in un istituto comprensivo del Feltrino) e un pastore nel resto della sua giornata. Il suo nome, del resto, non è nuovo alle cronache bellunesi: una decina di anni fa viveva sull’Altopiano di Lamon, dove tra cause per invasione di proprietà e diritti di pascolo la sua presenza stava stretta a più di qualcuno.
È una persona che ha fatto una chiara scelta di vita: abita in una roulotte, a contatto strettissimo con la natura. Lui, i suoi cani, il suo gregge di circa 400 tra pecore, capre e agnelli.
È una persona che dice di rispettare le regole ma la cui versione, a conti fatti, non sempre combacia con ciò che dicono le carte.
Dice di aver sempre rispettato tutte le leggi e di aver sempre fatto quello che doveva. Ma i fatti parlano di cani non tenuti al guinzaglio, di animali che hanno aggredito persone e altri animali, di scontri e risse avvenute nel corso degli anni.
Ci sono i video, le foto, le testimonianze, i provvedimenti. Perché il foglio di via emesso dalla Questura non è uno scherzo.
“Se torna rischia moltissimo, non è un gioco”, ribadisce il sindaco di Val di Zoldo, Camillo De Pellegrin.
È lui il portavoce della comunità e dei residenti. Nessuno si tira indietro, nessuno si nasconde e tutti parlano della vicenda, con testimonianze dirette e, come si dice in gergo, “mettendoci la faccia” senza problemi.
Ma è il sindaco a prendere la parola quando si “va sul tecnico” e quando, ovviamente, si parla di provvedimenti.
Sono sue le ordinanze, è lui che difende a spada tratta le posizioni di una comunità che, in soldoni, era arrivata all’esasperazione.
“Siamo alle prese da oltre due anni con un pastore che sta violando qualsiasi norma, sia relativa alla sua attività di pascolo sia alla convivenza civile. Pascola in aree dove non ha alcuna autorizzazione perché non si tratta di terreni di sua proprietà”, spiegava negli scorsi giorni il primo cittadino, “con i proprietari ormai esasperati. Transita in un Comune dove abbiamo vietato il suo passaggio e dove gli sono state inflitte decine di sanzioni e inoltre sono state raccolte anche diverse denunce per episodi in cui i suoi cani hanno morso delle persone”.
“Ci sono poi pecore che vagano liberamente, senza custodia”, spiega De Pellegrin, “entrando nei giardini delle proprietà private e danneggiandoli. Una pecora è addirittura morta ed è stata abbandonata sul posto, insieme a tutti gli altri materiali che contribuiscono a creare una situazione di degrado, come si vede dalle fotografie”.
Quando è arrivato il foglio di via, il sindaco e il pastore si sono incontrati brevemente. Era venerdì scorso e Luciano prometteva di andarsene entro domenica. E in effetti così è stato. Luciano ha già trovato la sua nuova casa sul Duran.
“È una persona che deve essere aiutata, non cacciata”, dicono alcuni.
La vicenda, in fondo, è finita sulla televisione nazionale. E questo ha scatenato il dibattito.
“È diventato il Pastore nel Bosco”, commenta ironico il primo cittadino De Pellegrin, facendo un parallelismo con la vicenda della più che nota Famiglia nel bosco. “Gli sono state date tutte le possibilità e lui ha dimostrato, nel corso del tempo, di non voler rispettare le regole della società. Non è una persona in difficoltà che vuole essere aiutata, ma un soggetto che vuole vivere solo secondo le sue di regole. E questo non è ammissibile”, prosegue il sindaco.
Ma c’è anche l’altra campana. Il pastore, dal canto suo, non ci sta a passare per il fuorilegge della valle. Luciano Varago, di fronte ai microfoni di Canale 5, nella diretta che mercoledì 14 ottobre lo ha visto scontrarsi col sindaco davanti a mezza Italia, non ha fatto sconti a De Pellegrin. Sui dieci cani da protezione, che il Comune accusa di aver morso più persone, respinge l’idea che siano pericolosi e racconta che hanno azzannato solo dopo essere stati molestati.
Nove di quei cani, spiega, li aveva già affidati a un amico il giorno prima del sequestro, e ne è rimasto uno solo, quello portato via dalle autorità. È proprio da lì, dal gregge rimasto senza difese, che nasce la sua versione sulla quarantina di pecore trovate morte nel burrone.
Secondo Varago le hanno sbranate i lupi, perché senza i cani nessuno proteggeva gli animali, e per questo ha annunciato una denuncia contro il sindaco. De Pellegrin, che parla di ricostruzione fantasiosa, ipotizza invece che siano precipitate nel dirupo perché lasciate incustodite.
Sempre davanti alle telecamere di Canale 5 è arrivata la promessa finale di Varago: “Me ne vado entro domenica, sindaco”, gli ha detto. E se ne è andato.
A 4,3 chilometri di distanza.
“I miei concittadini sono contenti. Ma il problema si è solo spostato”, chiude il sindaco.














