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Belluno
12 ottobre | 16:21

''Cani e gatti predati? Pensare di abbattere i lupi solo perché qualcuno non gestisce i propri animali nella maniera migliore fa sorgere perplessità''

Dopo i casi dei gatti spariti a Sedico e dei cani predati tra Castion e Limana, il tema lupo torna a tenere banco nelle cronache locali e nazionali. A raccontare la sua esperienza è Antonio Galletti, da quasi 10 anni impegnato nel monitoraggio della fauna selvatica locale: ci spiega quando (raramente) ha incontrato di persona dei lupi e cosa ancora oggi non funziona nella convivenza con la specie

BELLUNO. “In anni di monitoraggi ho avuto la fortuna di vedere dal vivo i lupi poche volte. Nonostante pare ce ne siano dietro ogni angolo secondo giornali e social, si incontrano meno di quanto si pensa. Io ho potuto ammirare esemplari adulti due volte e per pochi minuti, mentre una terza ho visto dei cuccioli giocare con una rete da cantiere: appena mi hanno notato, sono scappati come un treno”.

 

Tra cani sbranati e sparizioni di gatti, il tema lupo nel Bellunese tiene banco anche nelle cronache nazionali. A parlare a Il Dolomiti è Antonio Galletti, membro dell’associazione “Io non ho paura del lupo” e da 10 anni impegnato nel monitoraggio della fauna selvatica locale. “Adesso c’è forte attenzione mediatica - nota - per le predazioni sui gatti, che però ci sono sempre state ma forse passate più in silenzio perché erano distanziate nel tempo. Lo stesso vale per i cani: casi ravvicinati che hanno un impatto maggiore".

 

L’attenzione infatti non riguarda solo Sedico, dove il sindaco è dovuto intervenire per frenare l’allarmismo (qui), ma anche alcuni cani uccisi tra Castion e Limana. Stando alle notizie riportate, erano perlopiù liberi (anche di notte) in zone dove è segnalata la presenza del predatore. “Leggendo i giornali - commenta Galletti - pare ci sia stata disattenzione da parte dei proprietari. Attorno a casa mia, ad esempio, girano lupi da anni e non ho mai avuto problemi con i miei cani e gatti. Certo il cane può sfuggire al controllo, ma ci vogliono attenzione e buon senso: nei casi in questione pare invece fossero comportamenti abitudinari".

 

Recentemente, la Provincia di Belluno ha inoltre dimostrato come monitoraggio e prevenzione siano indispensabili per una convivenza possibile (qui i dati). “Il lupo, animale opportunista, se trova qualcosa di semplice da predare lo fa. A far riflettere - prosegue - è che non è arrivato ieri, ma è una presenza ormai stabile che richiede una modifica delle nostre abitudini. Capisco perfettamente le difficoltà degli allevatori, come so che, in assenza di alternative, gli esemplari problematici vanno rimossi. Pensare tuttavia di abbattere lupi perché qualcuno non ha tenuto i propri animali nella maniera migliore fa sorgere qualche perplessità”.

 

Bisogna partire dalla politica. “Abbiamo visto casi di animali confidenti - aggiunge - anche in centro e sud Italia, si pensi a Otranto, e in questi casi è fondamentale che la rimozione sia effettuata rapidamente. Tuttavia, se i lupi si avvicinano alle case hanno sempre un motivo, perciò bisogna indagare perché si arriva alle predazioni: non si spara semplicemente per accontentare l’elettorato né si deve alimentare l’incertezza con articoli e post in cui si parla poco a livello scientifico e molto alla pancia. Il lupo è un facile argomento di visibilità, ma il rischio è fomentare una paura dovuta a scarsa conoscenza della specie”.

 

Un punto di vista confermato al nostro giornale anche da Fabio Dartora, tecnico faunistico che collabora con il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi per la gestione del lupo tra i piccoli allevatori: una gestione diventata un modello, perché testimonia come collaborazione con la popolazione e informazione riducano drasticamente i problemi (qui i dati).

 

“Quando ho iniziato a fare monitoraggi - spiega Galletti - c’era un branco in Visentin, poi di lì a due anni un altro si è stabilito sul Cesen e in zona Malga Garda e dopo altri due un terzo a metà strada. Nel tempo l’aumento della popolazione ha reso più difficile capire gli spostamenti, per cui ci vorrebbe più ricerca: chi si lamenta che è stato speso troppo, dovrebbe ringraziare la ricerca perché uno dei parametri stabiliti per gli abbattimenti è la conoscenza del numero di lupi sul territorio. E per abbattere un animale problematico non bastano le fototrappole: servono più radiocollari e analisi genetiche, altrimenti il rischio è colpire esemplari che non c’entrano e destabilizzare il branco”.

 

“Come associazione cerchiamo di essere il più laici possibile - conclude - ma l'ignoranza è tanta e il tema è divisivo, oltre a essere politicamente molto spendibile. La realtà è che gli esperti dovrebbero avere più diritto a parlare, invece solitamente si interviene a sproposito. Da noi il problema maggiore riguarda gli hobbisti, negli anni lasciati soli: fuori dal Parco, la Regione se n’è dimenticata. Molti hanno perciò smesso, perché è inconcepibile per chi ha pochi capi gestire anche cani da guardiania o essere sempre presente al pascolo. Diverso invece il discorso per gli animali domestici. Guardiamo il rovescio della medaglia: il cane può diventare preda per il lupo se non adeguatamente gestito, ma è a sua volta predatore e un problema per i selvatici. Visto che molti proprietari non hanno un richiamo efficace, non saperli gestire crea quindi continui danni, a loro e agli altri”.

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