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FVG
31 ottobre | 09:15

“Caprioli in drastico calo in Friuli Venezia Giulia ma anche le volpi sono quasi sparite”, preoccupa l'espansione dello sciacallo dorato: “E' dovuta all'assenza del lupo"

In Friuli Venezia Giulia un nuovo censimento attesta la presenza di un centinaio di branchi. Il sovrannumero di questi animali avrebbe una forte incidenza sulla drastica diminuzione riscontrata tra le popolazioni di caprioli. Il naturalista Stefano Pecorella: “L'espansione smodata dello sciacallo è conseguenza dell'assenza del lupo, e l'habitat è stato pesantemente trasformato". Un'iniziativa è il censimento “acustico” degli sciacalli dorati in regione

“Caprioli in drastico calo in Friuli Venezia Giulia ma anche le volpi sono quasi sparite”

UDINE. Lo sciacallo dorato in Italia è presente da oltre quarant'anni, ma da soltanto una dozzina a questa parte il numero di esemplari ha conosciuto una vera e propria impennata, tale da aver dato origine a una proliferazione che interessa oggi vaste aree del territorio regionale.

 

Oggi il Friuli Venezia Giulia è la regione con più sciacalli in tutto il Paese in quanto è l'approdo geografico naturale della direttrice di spostamento che li ha condotti in Italia dall'est Europa e dai Balcani, il che li rende una specie ritornata spontaneamente e non reintrodotta dall'uomo.

 

Tuttavia, proprio in virtù di un arrivo di questi animali considerato molto recente in termini biologici, gli effetti degli sciacalli dorati sull'ecosistema non sono completamente conosciuti, e attendono ancora di essere studiati in modo esauriente.

 

Tra i problemi che iniziano a manifestarsi, e che si pensa possa essere connesso al notevole accrescimento delle popolazioni di sciacallo dorato, riguarda l'impatto che questo fenomeno sta avendo nei confronti di altre specie animali che risentono della sua diffusione, come nel caso del capriolo.

 

In effetti il numero di questi ungulati in certe zone della regione appare in preoccupante diminuzione, e a fronte di ciò sta prendendo corpo l'ipotesi che sul marcato decremento dei caprioli stia incidendo anche l'attività predatoria sui cuccioli da parte proprio dei sempre più numerosi sciacalli.

 

Un riscontro osservato in primo luogo dalle varie associazioni venatorie che operano sul territorio regionale, come ha dichiarato a il Dolomiti Antonino Martini, direttore della riserva di caccia di Chiopris-Viscone, Comune friulano in provincia di Udine.

“Quest'anno di piccoli di capriolo ne abbiamo visto uno solo – riferisce -. Il fatto è che i caprioli sono in declino in tutto il basso Friuli, ma anche nel Carso goriziano e triestino, e i loro cuccioli sono molto graditi dallo sciacallo dorato. Soltanto nella nostra riserva stimiamo che vivano circa una ventina di sciacalli, e la loro presenza incide molto sul territorio, più di quanto farebbero i lupi, poiché questi ultimi tendono a muoversi di decine di chilometri alla volta riducendo gli l'impatto localizzato. Anche le volpi sono quasi sparite”.

 

Giova ricordare in tal senso che lo sciacallo dorato rientra tra le specie protette in Italia, e per tutelare altre specie come ad esempio i caprioli, diversi cacciatori stanno adottando delle misure di conservazione dei caprioli adottate in autonomia.

 

“Si va verso una riduzione cospicua degli abbattimenti di caprioli – ha aggiunto Fabio Merlini, presidente di Federcaccia Venezia Giulia -. Non condanniamo lo sciacallo, verosimilmente sono molteplici i fattori che concorrono alla crisi del capriolo, ma recenti fototrappolaggi hanno mostrato le predazioni testimoniando comunque un suo ruolo in questo senso. Sul piano normativo alcuni aspetti non sono ancora considerati, ed ecco che molte riserve di caccia in regione si stanno auto-limitando, riducendo i piani di abbattimento dei caprioli per favorirne la conservazione”.

Ma dopo questi ultimi e complessi anni, qualcosa inizia a muoversi anche sul piano scientifico. Per favorire una più approfondita conoscenza sulla popolazione e sullo studio dello sciacallo dorato, negli ultimi mesi è partito un progetto volto a quantificare il numero di gruppi territoriali presenti in Friuli Venezia Giulia, guidato dal naturalista friulano e studioso della fauna selvatica Stefano Pecorella, del “Progetto Lince Italia”, nonché autore delle fotografie qui riportate.

 

Un'iniziativa che ha visto un insieme di figure, perlopiù volontarie, che si sono offerte di partecipare a un grande censimento “acustico” degli sciacalli in regione, vale a dire portando in loco un playback che riproduce il richiamo in serie degli animali consentendo così di tenere traccia dei versi esalati in risposta dagli individui presenti in una certa zona.

 

“Si tratta di un censimento svolto in collaborazione con la Regione Fvg – ha spiegato a Il Dolomiti Stefano Pecorella -. Sono stati coinvolti nell'iniziativa esponenti del Consiglio nazionale delle ricerche, tanti volontari delle associazioni ambientaliste, fotografi naturalisti, ex guardie forestali e appassionati a vario titolo. Abbiamo campionato forse il 40% del territorio regionale, concentrandoci nei punti in cui la presenza è maggiore. Quello che è emerso è stato il riscontro di un numero complessivo di gruppi territoriali compreso tra i 93 e i 98. A mio avviso l'aspetto cruciale che ha determinato l'espansione dello sciacallo non solo in Italia, ma in ampie porzioni dell'Europa occidentale e centro-settentrionale è stata l'assenza del lupo, poiché solitamente il lupo tende a escludere lo sciacallo da buona parte del territorio limitandone gli effetti".

Un'assenza sulla quale oggi grava soprattutto la trasformazione degli habitat. "In realtà, ciò che ancora non sappiamo scientificamente è quale tipo di impatto su larga scala abbia lo sciacallo dorato sul capriolo", prosegue Pecorella. "Perché sul capriolo incidono negativamente anche altri aspetti, si pensi all'avanzamento boschivo, al conseguente aumento del cervo e del cinghiale che ne sottraggono risorse e spazi, agli investimenti stradali ed altro ancora. Certo che è noto che lo sciacallo predi i piccoli ungulati, ed è pertanto facile sospettare che laddove lo sciacallo sia in numero elevato, esso possa avere un notevole impatto sul capriolo. E' possibile anche se non è sicuro, perché è bene anche chiarire che al momento non esiste ancora alcuno studio in tutta Europa che abbia valutato in maniera seria e matematica l'effetto di ciascuno di questi fattori”.

 

Pecorella ha richiamato infine l'attenzione sulle trasformazioni del paesaggio operate dall'uomo. “Attualmente viviamo in un paesaggio fortemente modificato dall'uomo, che ha sconvolto gli equilibri naturali. Se fosse dimostrato scientificamente il ruolo decisivo dell'aumento degli sciacalli sulla diminuzione dei caprioli, le cause a monte sarebbero comunque di origine antropica. E' stata la rimozione per ampi tratti delle grandi foreste estese, predilette dal lupo, e la sostituzione di queste con boschi antropogeni ad aver per buona parte favorito l'espansione dello sciacallo dorato”.

 

Secondo le stime più recenti lo sciacallo dorato si manifesta con maggiore densità nelle aree pianeggianti o collinari del territorio regionale, mentre il lupo si attesta con più frequenza lungo la fascia montana, marcatamente lungo il settore nord-occidentale della regione, dove lo sciacallo invece si riduce, in una tendenza certamente dinamica e destinata a cambiare nel corso del tempo.

 

Esiste tuttavia la concreta possibilità che questo squilibrio naturale possa portare a una riduzione, se non addirittura alla localizzata scomparsa, di altri animali che subiscono le conseguenze di questi sbilanciamenti. I caprioli appaiono in questo senso come l'esempio emblematico di cosa può accadere quando l'ambiente si deteriora al punto da compromettere la sopravvivenza stessa di una specie, a causa della mancanza di un livello adeguato di biodiversità, sulla quale è più che mai necessario intervenire.

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