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| 23 aprile | 13:21

Lupi uccisi, lettera a Mattarella: “Non sono episodi isolati, è un segnale allarmante per il Paese. Serve un intervento autorevole”

L'associazione Io non ho paura del lupo scrive al Capo dello Stato per chiedere “un intervento autorevole di fronte ai recenti e gravissimi episodi di uccisione di lupi registrati in diverse aree del Paese”

di Redazione

TRENTO. “Non siamo di fronte soltanto a singoli atti criminali, pur gravissimi, ma a un clima sempre più avvelenato, in cui la fauna selvatica viene trasformata in bersaglio e strumento di propaganda”. Sono queste le parole dell'associazione Io non ho paura del lupo, che dopo i recenti episodi di uccisioni di lupi registrati in diverse aree del Paese ha inviato oggi una lettera al Presidente delle Repubblica, Sergio Mattarellachiedendo "un intervento autorevole".

 

“Negli ultimi giorni – scrivono i responsabili dell'associazione – in Abruzzo (all'interno del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise) oltre 15 lupi sono morti o risultano coinvolti in un possibile episodio di avvelenamento di vaste proporzioni. In Toscana, altri esemplari sono stati uccisi e appesi in luoghi pubblici, in una messa in scena deliberatamente intimidatoria”.

 

Secondo Io non ho paura del lupo, come anticipato, questi fatti non possono essere letti come episodi isolati, ma rappresentano “un segnale allarmante di deterioramento del rapporto tra una parte del Paese e il proprio patrimonio naturale”. In particolare, l'associazione sottolinea come negli ultimi anni il bracconaggio continui a rappresentare un fenomeno diffuso e in larga parte sommerso, spesso caratterizzato da metodi estremamente cruenti come l'uso di veleni, trappole e armi da fuoco.

 

“In questo contesto – continuano – viene evidenziato anche il ruolo del recente recepimento del declassamento del livello di tutela del lupo a livello europeo che, pur non implicando automaticamente abbattimenti, potrebbe aver contribuito ad alimentare confusione e ad abbassare la percezione della necessità di tutela, legittimando in alcuni contesti atteggiamenti ostili e comportamenti illegali”.

 

In merito ai casi recenti, l'associazione conferma nel frattempo di essere al lavoro per predisporre le necessarie denunce: “Distruggere la fauna selvatica – si legge nella lettera inviata al Capo dello Stato – significa consumare il futuro del nostro Paese. Non riguarda solo alcune specie o territori periferici: riguarda la qualità civile dell'Italia e il rispetto delle leggi”.

 

Nel rivolgersi al Presidente della Repubblica, l'associazione chiede un segnale chiaro: riaffermare che la violenza contro la fauna selvatica e il patrimonio naturale non può essere normalizzatautilizzata come terreno di scontro politico. “La tutela della natura – conclude Io non ho paura del lupo – non è un ostacolo allo sviluppo, ma un dovere costituzionale, civico e culturale”.

 

Di seguito, la lettera integrale.

 

Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella Signor Presidente, Le scriviamo a nome di Io non ho paura del lupo APS, associazione che da anni opera per promuovere una convivenza più consapevole e concreta tra attività umane e fauna selvatica, con particolare attenzione alla conservazione del lupo.

 

La nostra è un’associazione composta da persone profondamente legate alla montagna: la abitano, la studiano, la raccontano. Lavoriamo ogni giorno a contatto con comunità locali, allevatori, cittadini, amministratori, scuole e istituzioni, con l’obiettivo di ridurre il conflitto con la fauna selvatica attraverso informazione, dialogo, prevenzione, lavorando su tutto il territorio italiano. Non Le scriviamo, dunque, da un osservatorio astratto, ma da una prospettiva concreta, maturata sul campo, dentro i luoghi in cui questi equilibri si giocano realmente.

 

È proprio per questo che sentiamo oggi il dovere civile e morale di rivolgerci a Lei.

 

Negli ultimi giorni il nostro Paese è stato scosso da episodi gravissimi. In Abruzzo, all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise — l’area protetta più antica d’Italia, simbolo stesso della storia della conservazione italiana — oltre quindici lupi sono morti o risultano coinvolti in casi che fanno temere un episodio di avvelenamento di vaste proporzioni. In Toscana, altri lupi sono stati ritrovati uccisi e appesi alle pensiline, in una messa in scena crudele e deliberata, che aggiunge alla distruzione materiale anche una dimensione intimidatoria. A questi episodi si somma un quadro più ampio e strutturale: da anni si registrano in Italia migliaia di casi di bracconaggio, spesso caratterizzati da metodi estremamente cruenti — uso di veleni, trappole, armi da fuoco — in quello che resta in larga parte un fenomeno sommerso, difficile da quantificare nella sua reale estensione ma capace di incidere profondamente sulla conservazione della fauna selvatica

 

Non siamo di fronte soltanto a singoli atti criminali, pur gravissimi. Siamo di fronte ad un segnale allarmante, che racconta un deterioramento profondo del rapporto tra una parte del Paese e il proprio patrimonio naturale. Questi fatti non nascono nel vuoto, ma si inseriscono in un clima sempre più avvelenato, nel quale la fauna selvatica viene trasformata in bersaglio, capro espiatorio, strumento di propaganda, terreno di consenso politico. Un clima ulteriormente aggravato anche dal recente recepimento, da parte del Governo, del declassamento del livello di tutela del lupo a livello europeo: un passaggio che, pur non implicando automaticamente pratiche di abbattimento, potrebbe aver contribuito a generare confusione, ad abbassare la percezione della necessità di tutela e, in alcuni contesti, a legittimare indirettamente atteggiamenti ostili e comportamenti illegali nei confronti della specie.

 

Da anni assistiamo a una crescente pressione culturale, economica e politica sul tema della fauna selvatica. Pressioni che provengono anche da interessi organizzati e da lobby che trovano conveniente alimentare la paura, radicalizzare lo scontro, contrapporre mondo cittadino e mondo rurale. È una dinamica pericolosa, che impoverisce il dibattito pubblico, le istituzioni, legittima la violenza e finisce per colpire non solo i lupi, ma l’idea stessa di natura che questi animali rappresentano. Per questo riteniamo che quanto sta accadendo non riguardi soltanto alcune specie animali o alcuni territori periferici. Riguarda la qualità civile del nostro Paese, il rispetto della legge e la capacità della Repubblica di tutelare il proprio patrimonio naturale senza cedere alla violenza di pochi.

 

Sappiamo bene, Signor Presidente, che nel tempo presente le urgenze internazionali e nazionali sono molteplici e drammatiche. Sappiamo che, se raffrontato alle guerre, alle crisi democratiche, alle disuguaglianze sociali e alle grandi tensioni geopolitiche del nostro tempo, il tema della fauna selvatica può apparire secondario, eppure non lo è affatto.

 

La conservazione della fauna e degli habitat non è un lusso per tempi migliori. È una delle forme più alte e concrete di difesa della vita, della salute dei territori, dell’equilibrio ecologico da cui dipende anche la nostra stessa esistenza. Non a caso, con la riforma del 2022, l’Articolo 9 della Costituzione ha sancito in modo esplicito che la Repubblica tutela gli animali, l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni, riconoscendo così un principio fondamentale che oggi più che mai richiede di essere tradotto in azioni concrete. Distruggere la fauna selvatica, tollerare la persecuzione, lasciar avanzare la cultura dell’odio e del veleno verso il mondo naturale significa consumare il futuro del nostro Paese. Significa recidere il legame tra le comunità umane e gli ecosistemi che le sostengono.

 

 

Per questo Le chiediamo un intervento. Non entriamo nel merito delle competenze di governo o delle singole responsabilità amministrative. Le chiediamo però ciò che solo la Sua voce può rappresentare: un presidio morale e istituzionale capace di riaffermare che la violenza contro la fauna selvatica, contro le Aree protette, contro il patrimonio naturale italiano, non può trovare spazio nella nostra società. Abbiamo bisogno che nel Paese torni a passare un messaggio chiaro: la tutela della natura non è un ostacolo allo sviluppo o un vezzo ideologico. È un dovere costituzionale, civico e culturale, parte integrante dell’interesse nazionale.

 

Noi continueremo a fare la nostra piccola parte, come da dieci anni a questa parte: lavorando nei territori, incontrando le comunità, raccontando le loro storie, sostenendo la prevenzione e gli allevatori che se ne fanno carico, provando a ricucire ciò che altri scelgono di strappare.

 

Ma oggi sentiamo che serve anche un segnale alto, capace di restituire dignità e centralità a un tema che parla, in realtà, del rapporto tra la Repubblica e il suo patrimonio vivente.

 

Conservare il lupo, con la sottospecie italiana - unica al mondo - e tutta la fauna, significa conservare l’Italia stessa. Difendere i suoi paesaggi, i suoi ecosistemi, la sua storia naturale, la sua idea più profonda di civiltà. E significa ricordare che la nostra vita non è separata da quella degli ambienti che abitiamo, ma ne è parte integrante.

 

Con rispetto e fiducia, Le affidiamo questo appello.

 

Il Consiglio Direttivo di Io non ho paura del lupo APS

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