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Allevatori, tra "paure" del lupo e crisi dovute a "mode" e questioni salutiste il taglio che va di più è il cuore

L'acquisto di cuore, frattaglie e del cosiddetto 'quinto quarto' è un segnale della crisi dei consumi. Che nel grande spaccio della Federazione Trentina Allevatori si tocca con mano. Ieri l'assemblea della Federazione Trentina Allevatori

Di Nereo Pederzolli - 23 maggio 2017 - 20:17

TRENTO. Comprano cuore, al punto che va a ruba. Talmente richiesto che finisce tra i tagli riservati. Ma non è una leccornia per gourmet che vogliono mangiare strano. L'acquisto di cuore, frattaglie e del cosiddetto 'quinto quarto' è un segnale della crisi dei consumi. Che nel grande spaccio della Federazione Trentina Allevatori si tocca con mano. Certamente non colpisce al cuore del fatturato, ma dimostra come pietanze a base di carne siano in costante calo. Per questioni salutistiche, campagne mediatiche in difesa degli animali, ma anche per i prezzi di vendita.

 

Calo generalizzato di carne rossa attorno al 10%. mentre segna un meno 2,7% il fatturato del punto vendita gestito in prima persona dalla Federazione. Stalle alle prese con crescenti costi di gestione, con problemi di ricambio generazionale, pure con nuovi pericoli da respingere, non solo l'orso, ma anche qualche lupo, sempre meno 'solitario'. Proprio di questi temi – lupo compreso – s'è parlato all'assemblea annuale della Federazione trentina, in un clima per certi versi più disteso che in precedenti confronti, ma comunque imprenditori zootecnici decisi a puntare sulla qualità, incrementando lo scambio con il settore turistico, valorizzare le malghe, migliorare le condizioni di vita delle bestie accudite.

 

Temi di vasta portata, mentre venivano rinnovati i meccanismi di 'governance', ridefiniti i compiti delle unioni di valle e dato ampio spazio ai giovani. Allevatori che accudiscono complessivamente 50 mila bovini, 1500 le aziende, gestite da almeno 950 attenti professionisti. Criticità e speranze. Il presidente Mauro Fezzi è fiducioso. Lo scrive nella sua minuziosa relazione, tra dati di bilancio, calo dei consumi e l'attenti al lupo. Una presenza, un pericolo? "Sicuramente per le malghe – ribadisce Fezzi – perché è impensabile costringere al rientro in stalla ogni sera delle bestie libere al pascolo".

 

A proposito di malghe. Crescono i canoni d'affitto, mentre aumentano le presenze turistiche di quanti vogliono vivere una giornata in alpeggio, gustando scampoli di bontà montanara. Lo scambio zootecnia e turismo dovrà essere ulteriormente potenziato, non solo durante la bella stagione, ma anche nei periodi che le bestie sostano nelle strutture di fondovalle. L'assessore provinciale Michele Dallapiccola ha insistito sulla necessità di organizzare 'feste del latte', per diffondere nel contempo il marchio di qualità anche della carne. "Gli allevatori devono però diventare una sorta di manager, gestire al meglio le loro imprese, per migliorare l'immagine del comparto. Raccontare le loro storie, per diffondere cultura alpina".

 

La Pat è in prima fila per incentivare lo sviluppo agricolo. Stanziate somme sostanziose che verranno assegnate quanto prima. Qualche numero dal bilancio. Utile attorno a 80 mila euro, ricavi della gestione di 12 milioni e mezzo, un più 0,11 % rispetto lo scorso bilancio. Quasi 7 milioni di euro il patrimonio. Dati, dunque positivi, per un domani che non deve 'colpire al cuore'. Senza dimenticare il curioso consumo di questo 'taglio bovino' sicuramente insolito.

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