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L'Alto Adige cerca spazio nel Trento Doc, la tradizione della famiglia Walch arriva in Trentino

Elena Walch, autentica 'Donna del Vino', ha acquistato alcuni terreni sopra Civezzano per avviare la produzione del noto brand. Si accende la sfida e l'occasione per aprire una stimolante discussione tra le varie anime del comparto vitivinicolo trentino

Di Nereo Pederzolli - 19 gennaio 2017 - 00:23

TRENTO. Trentino e vino, una rima che guarda lontano? Sicuramente oltre i confini provinciali. Con il territorio della DOC che fa gola forse più a realtà enologiche extra provinciali che ai ‘vignerons’ di casa nostra. Sia lontane – Oltrepò Pavese – ma anche e singolarmente molto vicine: Alto Adige in primis.

 

Due attenzioni da non confondere una con l’altra, ma comunque significative. La più clamorosa non è quella legata ai ‘rumors’ del possibile ‘controllo’ di Cavit sulla storica sociale di Broni ‘Terre d’Oltrepò’, ma l’operazione attuata da Elena Walch, dinamica imprenditrice enoica di Termeno, che ha acquistato alcuni ettari di vigneto a Torchio, sopra Civezzano, da sempre terreni vocati a varietà d’uve destinate alla spumantistica. Proprio così.

 

L’Alto Adige che cerca spazio nel Trento DOC. Per una sfida tutta da giocare.

 

Elena ‘Leni’ Schenk in Walch è una ‘Donna del Vino’ a tutto campo. Protagonista della rinascita del Traminer, vino simbolo dell’azienda che dirige, cantina della dinastia dei Walch di Termeno. Lei, laurea in architettura alle spalle, ha sposato l’erede di una delle più prestigiose famiglie vitivinicole sudtirolesi, cantinieri con la lettera ‘W’ nel nome di ogni figlio maschio. Tradizione, d’accordo, ma molta attenzione nella ricerca di nuovi stimoli produttivi, mirati a vini d’alta qualità e frutto di colture decisamente sostenibili.

 

Vini classici della consuetudine altoatesina, ma non solo. Partendo da una semplice considerazione: il fascino dei vini Alto Adige DOC è sicuramente più solido e diffuso – su ogni mercato – rispetto gran parte dei vini elaborati dai ‘vicini trentini’. In una ipotetica graduatoria tra le realtà del vino italiano, l’Alto Adige sfiora sempre il podio, distanziando (di una dozzina di scalini?) il pur valido Trentino. Basta citare i riscontri sulle guide della critica enologica.

 

Per il Gambero Rosso, ad esempio, ben 27 vini sudtirolesi sono degni dei Tre Bicchieri. Il Trentino ne conquista appena 3, ai quali – onor del vero - vanno aggiunti i 7 ‘mossi’ del Trento DOC. Proprio così: 27 a 3, se riferiti a vini ‘fermi’. Perché sopra Salorno, finora, non sono mai riusciti a sbaragliare le degustazioni più selettive con un loro Brut. Il Trento DOC, per contro, è un ‘brand’ di pregio indiscusso, più blasonato di Franciacorta, Oltrepò e Alta Langa. Dunque, meglio puntare a sud, trovare spazio in Trentino, scommettere sul Trento DOC.

 

Coadiuvata dalle sue giovani figlie Julia e Caroline, Leni Walch ha acquistato una decina di ettari sulla collina di Torchio. Un nome, un programma, anche se a lunga scadenza. Qui sorgerà una nuova cantina, tutto il terreno – i lavori sono iniziati proprio in questo inizio anno - sarà sistemato secondo precisi criteri viticoli. Sfruttando subito le vecchie viti di Chardonnay, mettendo a dimora barbatelle di Pinot nero, puntando – tra qualche vendemmia – a presentare un Walch Trento DOC.

 

Una sfida, si diceva. Che coinvolge pure due giovani enologi, Gianfranco Faustin, di Salorno e Stefano Bolognani, lavisano, figlio a sua volta di una bravissima dinastia di cantinieri, rispettivamente responsabili della campagna e futura vinificazione.

 

Il Trento DOC diventa dunque ulteriore sinonimo d’esclusività. Ambito pure dai ‘cugini’ altoatesini. Che certo non rinunciano alla competizione. In diverse ‘Kellerei’ stanno maturando vini rinati in bottiglia. E’ il caso di Franz Haas, ad esempio, sulla scia della pattuglia di spumantisti altoatesini guidata da Josef Reiterer, Luis Ochsenreiter, Lorenz Martini solo per citare i più creativi.

 

Competizione franca, tutta da decidere. Certo che la ‘calata dei tedeschi’ deve essere vista come occasione per aprire una stimolante discussione tra le varie anime del comparto vitivinicolo trentino e quindi dolomitico.

 

Senza attendere, è il caso di dire, i tempi lenti delle rifermentazioni

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