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Miele e api, energia, tenacia, sensi e vita. Una tradizione alpina e un prodotto trentino tanto ricercato, quanto poco valorizzato

In Trentino sono quasi 1.750 gli appassionati, mentre i professionisti non raggiungono le 40 unità. Le api sono le protagoniste dell'evoluzione e della conservazione dell'habitat, mentre il miele è un elemento anche culturale. Scarseggiano gli incentivi pubblici per favorire il passaggio generazionale e proseguire questa tradizione

Api al lavoro (foto della Scuola ambulante di agricoltura sostenibile)
Di Nereo Pederzolli - 16 febbraio 2017 - 11:34

TRENTOLe hanno definite affascinanti individue danzanti. Api, al femminile, perché vere protagoniste dell’evoluzione – e conservazione – dell’habitat. Lo ribadiscono i mielicoltori che tra le Dolomiti curano arnie fruttuose, nel massimo rispetto, per un servizio d’utilità pubblica. Impegno riconosciuto solo da pochi. L’allarme è stato lanciato anche durante l’ultima sessione degli Ambasciatori dei Mieli italiani, da quasi vent’anni ospitata dal Trentino, Camera di Commercio e strutture dell’agroalimentare.

 

Aggiornamento per ben 56 esperti che hanno messo a confronto sensoriale una sessantina di mieli, alcuni selezionati anche in Corsica. Papille gustative e stimoli olfattivi decisamente variegati, sempre rispettando il ruolo delle api, perché sono loro che fanno il miele. All’apicoltore resta semplicemente il compito di ‘recuperare’ il nettare, confezionarlo per la gioia dei nostri sensi.

 

In Trentino gli appassionati sono circa 1.750, mentre  i cosiddetti ‘professionisti’ non raggiungono le 40 unità. Poche le aziende  e – stando ai responsabili dell’associazione apicoltori locali – poco valorizzate. Scarseggiano gli incentivi pubblici per favorire il passaggio generazionale, avvicinare i giovani al fantastico mondo delle api. Nonostante questo i corsi di formazione stanno riscuotendo molto interesse. Specialmente quello in rampa di lancio a San Michele all’Adige, curato dalla Fondazione Mach.

 

In compenso i mieli alpini si confermano tra i più ricercati. Dal raro (rarissimo, stando all’andamento della scorsa estate) miele di rododendro, il più ‘quotato’ proprio perché davvero miele d’alta montagna, mentre è altrettanto gustoso e caratteristico la ‘melata d’abete’, poi il castagno, il tarassaco e quello dai pollini dei fiori del melo. Senza tralasciare una sequenza di mieli variegati, in tutto e per ogni gusto. Esempio. Acacia, cardo, corbezzolo, edera, erba medica, girasole, lavanda, marruca, tiglio, timo e pure miele dall’albero del paradiso. E ancora – non perché banale – il classico millefiori.

 

Mieli affascinanti, protagonisti di tanti eventi gastronomici e momenti di convivialità. Con apicultori come Andrea Paternoster di Mieli Thun, un cercatore ‘errante’, tenace sostenitore della ‘quintessenza che nasce dall’acme della fioritura, raccogliendo il nettare in melari vergini’. La volontà di dare un segnale forte all’intero mondo del miele artigianale e far ripartire un consapevole rinascimento del miele. Appunto, rinascere.

 

Rilanciare l’idea che il miele possa essere alimento quotidiano, nobile ingrediente da usare nei momenti più disparati, in tutte le preparazioni della cucina, tradizione quanto innovativa. Nasce da questa ‘mission’ l’idea di un Manifesto dei mieli futuristi, per rispettare luoghi di raccolta, peculiarità vegetali, salutistiche e – dato che ape fa rima con vita – naturale quanto essenziale.

 

Miele da sfruttare in tante preparazioni e non solo in caso di tosse o per dolcificare latte, caffè, bevande in genere. Miele per elevare la piacevolezza di un sugo di pomodoro destinato alla quotidiana razione di pasta, ad esempio. O per caramellare certi arrosti, da mixare con crostacei, da usare con verdure.

 

Progetti e proposte rilanciate da Barbara Bonomi Romagnoli, scrittrice e giornalista romana, nonché esperta di mieli, che a Trento ha presentato il suo ‘Bee happy –storie di alveari, mieli e apiculture’. Libro che apre la mente, stimola riflessioni, fa capire il fantastico mondo delle api, ben diverso da quello della celebre Ape Maia.

 

Con tecniche di degustazione, assaporare per capire la piacevolezza di mieli veri indicatori della qualità della vita. Apicoltura che diventa apicultura. E’ vita, energia, entusiasmo, endorfine pure – scrive in apertura Barbara – ma anche tenacia, impegno, divertimento. E tanto altro ancora. A ribadire l’attualità di un proverbio cinese: quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento’.

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