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Scoperta una nuova specie di vipera

L'annuncio di un team internazionale composto da ricercatori del Muse, dell’Università di Basilea, della Manchester Metropolitan University e della Società di Scienze naturali del Verbano-Cusio-Ossola

vipera dei walzer
Pubblicato il - 05 agosto 2016 - 19:20

TRENTO. Una nuova specie di vipera, la Vipera dei walser (Vipera walser), prende il nome dalla popolazione che vive in alcune valli a sud del Monte Rosa, nel Piemonte nord-orientale, area dove è stata trovata.

La scoperta è avvenuta grazie ad un team internazionale composto da ricercatori del MUSE Museo delle Scienze di Trento (Michele Menegon e Samuele Ghielmi), dell’Università di Basilea (Sylvain Ursenbacher), della Manchester Metropolitan University (Stuart Marsden) e della Società di Scienze naturali del Verbano-Cusio- Ossola (Lorenzo Laddaga).

 

La nuova specie è notevolmente distinta a livello genetico da tutte le altre specie di vipera che vivono in Europa, mostrando invece maggiore affinità genetica con specie esclusive della regione caucasica.

 

"La scoperta di un nuovo vertebrato nella conosciutissima e densamente popolata Europa, oltre a rappresentare un eccitante risultato scientifico, ci ricorda quanto poco sappiamo della vita che condivide con noi il pianeta” - ha commentato Michele Menegon, ricercatore del MUSE – “Banalmente, non abbiamo nemmeno la lista delle specie che lo popolano e ancora meno sappiamo delle relazioni complesse che le specie, la nostra inclusa, intrattengono tra loro. Relazioni che permettono che ai sistemi ecologici di funzionare come si deve e a tutti di trarne beneficio. La nuova arrivata, di cui non eravamo a conoscenza nonostante fosse stata da sempre sotto i nostri occhi, ci ricorda che dovremmo usare molta più cautela nell’uso delle risorse naturali”.

 

Alla nuova specie di vipera, però, è già stato attribuito lo status di “globalmente minacciata”.

 

Con due popolazioni disgiunte e in probabile declino numerico, la nuova vipera occupa infatti un’area estremamente ristretta, complessivamente inferiore ai 500 Km2, nelle piovosissime valli a nord di Biella. “Non bisogna infine sottovalutare altri pericoli – hanno spiegato i ricercatori - come la cattura di esemplari da parte di bracconieri per alimentare il mercato illegale dei collezionisti di rettili. Sul lungo medio-lungo termine sarà cruciale la capacità di far fronte al cambiamento climatico atteso anche nel suo areale”.

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