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''Tolo tolo'', si va in Africa per sognare. E Zalone critica l'Italia di oggi

Partiamo dal trailer inesistente. Ma il pubblico di Checco non lo molla. Specialmente durante le vacanze natalizie. La comunicazione ha funzionato: più di otto milioni di persone il primo gennaio. Un record nazionale
DAL BLOG
Di Alda Baglioni - 09 gennaio 2020

Insegna arte al Bonporti con chaplin nel cuore

Siamo tutti coinvolti. “Tolo tolo-Solo solo” regia di Checco Zalone prende in giro, anche se stesso.

 

Partiamo dal trailer inesistente. Ma il pubblico di Checco non lo molla. Specialmente durante le vacanze natalizie. La comunicazione ha funzionato: più di otto milioni di persone il primo gennaio. Un record nazionale.

 

Checco riesce a coinvolgere personaggi politici, come Nichi Vendola, che vale tutto il film, ma anche il cantante Nicola di Bari, colonna sonora e irriconoscibile zio Nicola. Autorevoli conduttori da Enrico Mentana a Massimo Giletti, che interpretano il loro ruolo, come l’attore- regista Alexis Michalik. Barbara Bouchet, un cameo.

 

Checco, stesso nome, un uomo solo del sud, di Acquaviva, decide di aprire un ristorante giapponese - fusion Murgia & Sushi. Il cibo gira nel carrello. I suoi famigliari non sono abituati a questo genere di approccio culinario, ma lo sostengono. Il ristorante però fallisce e Checco scappa in Africa, lasciando tutti i debiti ai parenti, perché lui è nato per sognare.

 

I sogni son desideri di felicità, lui è un bamboccione che ama i vestiti firmati e le creme al top come “platinum”, che ti mantengono giovane. In Africa, in un villaggio turistico, frequentato principalmente da imprenditori italiani, Checco cameriere, trova l’amore per una collega nera Idjaba (Manda Tourè) con un bambino Doudou (Nassor Said Birya), Dudù (come il cane di Berlusconi dirà Checco).

 

Anche un altro cameriere nero gli sta vicino e gli diventa amico. Oumar (Souleymane Silla) studioso e conoscitore del neorealismo. Una scena vede scorrere le immagini di “Mamma Roma”, di Pasolini. Perché proprio quello? Le borgate di Roma, la vita ai margini della società assomiglia a quella dei senza fissa dimora? O si vorrebbe riflettere sull’ignoranza degli italiani? Infatti Neruda viene scambiato per un pittore da Checco.

 

Un vortice di scene e di dialoghi, ribaltamenti di ruoli, un finale da sognatore, una colonna sonora creata da Zalone musicista. Immensi paesaggi africani girati in Kenia e in Marocco. Ognuno ha una storia diversa. Quella di Doudou alla ricerca del padre non assomiglia al bambino della Costa D’Avorio scappato per la guerra e trovato morto assiderato su un aereo in Francia, mentre, forse, voleva raggiungere l’Italia.

 

Zalone ci mette dentro di tutto e di più. La sceneggiatura curata anche, dal regista Paolo Virzì è incisiva e destabilizzante. Ne esce un film per tutti che fa ridere ma non solo. E’ quel non solo che lo salva, per non farci troppo sognare.

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