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Volevo nascondermi, l'ultimo film nelle sale. I film in streaming non faranno mica dimenticare come si vede al cinema?

In un periodo da reclusi, tutti nascosti nelle case per difendersi da una subdola contaminazione, il ricordo dell’ultimo film visto in sala, mi da un senso di nostalgia. Volevo nascondermi perché sono il migliore. Sembra dircelo il passionale film di Giorgio Diritti
DAL BLOG
Di Alda Baglioni - 20 marzo 2020

Insegna arte al Bonporti con chaplin nel cuore

Non è la stessa cosa. I film in streaming non faranno mica dimenticare come si vede un film al cinema? L’ultimo che ho visto. Un titolo che sembra un presagio.

 

In un periodo da reclusi, tutti nascosti nelle case per difendersi da una subdola contaminazione, il ricordo dell’ultimo film visto in sala, mi da un senso di nostalgia. Volevo nascondermi perché sono il migliore. Sembra dircelo il passionale film di Giorgio Diritti.

 

Presentato al Festival di Berlino 2020Volevo nascondermi”, ha visto Elio Germano vincere l’Orso d’argento come migliore attore. Meritatissimo premio, trasformazione fisica eccellente.

 

Da bambino ad adolescente e adulto fino alla morte. Già in passato, nel 1977, l’interpretazione dell’attore eclettico Flavio Bucci, morto in febbraio, aveva messo in luce la figura inquietante dell’artista nella miniserie televisiva per la regia di Salvatore Nocita.

 

Nel film di  Giorgio Diritti, un uomo solo fa i conti con i fantasmi del passato, dove i mostri sono gli abitanti di Gualtieri, piccolo paese contadino. Non accetta critiche Antonio Ligabue e reagisce violentemente, mai verso gli altri, sempre contro se stesso e i suoi lavori artistici.

 

Un complesso di colpa che ha radici profonde, abbandonato dai genitori, solo con se stesso deve fare i conti con un aspetto fisico brutale. Il suo animo è poetico, adora gli animali, i versi che fanno, lui li sa interpretare e quando scopre di saper disegnare anche bene, gli animali diventano il soggetto principale dei suoi quadri.

 

Il pittore ha origini svizzere, infatti quando viene cacciato da lì per tornare in Italia, a Gualtieri, paese d’origine, è spaesato, scioccato: non sa parlare italiano. Il regista valorizza il territorio e gli immensi prati che sembra profumino di antico.

 

Una sceneggiatura dinamica, tra flash back e vita reale. I ricordi violenti del passato rinascono, basta un attimo, le violenze subite, le derisioni s’insidiano nella mente. La nostalgia per la dolcezza della madre è un ricordo dissolto che sembra affacciarsi verso gli altri come gli autoritratti.

 

L’amore per una dolce alberghiera Cesarina non si può realizzare anche quando l’artista diventerà famoso e ricco. Ma la sua ricchezza durerà poco, sono tanti i suoi vizi, i motori, moto e macchine ed un autista personale che lo accompagna dove lui vuole. La piazza di Gualtieri  lo guarda con distacco ma nel tempo saprà conservare accuratamente i suoi quadri barattati per sopravvivere dall’artista.

 

Tante le similitudini con Vincent Van Gogh, per la sua vita isolata ed il modo in cui Ligabue usa il colore, come una scultura. Le sculture saranno anch’esse utilizzate dall’artista per esprimere  il suo amore per gli animali.

 

Anche Henri Rousseau era autodidatta ed aveva dipinto gli animali non visti dal vero; per Rousseau era un sogno realizzato creando ambienti in cui la natura selvaggia entrava in armonia con l’artista. Ligabue utilizza gli animali per sfogare la sua rabbia, li conosce probabilmente grazie a pubblicazioni ed a libri che gli hanno prestato ed al giardino zoologico frequentato in Svizzera. Peccato che nel film non venga trattato l’argomento.

 

Anche nei tratti pittorici e nell’uso dei pennelli e della pittura ad olio l’artista vuole esprimere la propria solitudine, la propria diversità per il non essere amato. Una pittura semplificata come naif, ma naif non è, dove emerge l’aggressività repressa.

 

Famosa la tigre che urla al mondo il suo disagio. E’ lui che urla alla mediocrità di chi non sarà mai famoso, lui sì. Le motociclette,  rosse in particolare, che lui guida spavaldamente, assaporando  momenti di libertà, salvano la sua solitudine.

 

Il suo talento viene finalmente scoperto e riceve una medaglia d’oro proprio dal grande maestro Giorgio De Chirico, a Roma. Roma sarà una meteora per Ligabue. Colpi di scena creati dalla bravura di un attore come Elio Germano così primordiale e fanciullesco. Una storia maledetta, a Gualtieri, nella bassa reggiana, ora segnata come tutti noi nella nostra terra stremata che profuma di primavera.

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