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E Gesù gli disse: ''Va', la tua fede ti ha salvato''

Passava, Gesù, e incontrava persone con il loro carico di problemi, preoccupazioni, menomazioni. Passava, Gesù, e toccava esistenze concrete nel loro patire
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 27 ottobre 2018

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mc 10,46-52    [In quel tempo] Gesù e i suoi discepoli giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

 

La fase galilaica del ministero di Gesù si avvia verso la sua conclusione, si incammina verso la città del compimento, Gerusalemme. Passava, Gesù, e incontrava persone con il loro carico di problemi, preoccupazioni, menomazioni. Passava, Gesù, e toccava esistenze concrete nel loro patire.

 

Così accadde anche con Bar-timeo (lett. Figlio di Timeo), «che era cieco», e quindi «sedeva lungo la strada a mendicare». Bartimeo, un'esistenza doppiamente ferita: colpita nella vista, senza mondo, ed anche nella dignità di dover dipendere dall'altrui – presumibilmente incostante – generosità. Bartimeo, «sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare», certo, non poteva che sentire, ma quel sentire va oltre il senso – semplice – dell'udito, è un “sentire” che porta l'uomo a gridare, ad urlare sempre più forte il nome di Gesù, designandolo come Figlio di Davide, come Messia. E tutto questo senza nemmeno averlo visto, oppure avendolo visto veramente.

 

La folla, scandalizzata dal comportamento del mendicante, cerca di farlo tacere: «allora come adesso, tra Gesù e chi lo cerca ci sono altri: qui è la folla, in altri casi sono i discepoli stessi, cioè la sua comunità, a diventare ostacolo, barriera tra Gesù e chi desidera incontrarlo. Attenzione, ciò accade anche per ragioni “sante”: paura di disturbare il maestro, volontà di proteggerlo dagli assalti della gente… Bartimeo, però, non desiste, si mette a gridare più forte, e così la sua invocazione raggiunge Gesù. Questi si ferma e lo manda a chiamare. Ciò avviene puntualmente, con le parole che tante volte i discepoli di Gesù avevano udito durante i suoi incontri con chi si trovava nella sofferenza o nel peccato: “Coraggio, alzati!”. Nell’invito espresso con “Coraggio!” (cf. Mt 9,2-22; 14,27; Mc 6,50) c’è il cuore di Gesù, che dice innanzitutto: “Coraggio, non temere, abbi fiducia!”» (E. Bianchi).

 

Bartimeo non chiede subito a Gesù di essere guarito, la guarigione doveva essere una conseguenza. Il cieco chiede a Gesù di avere pietà di lui, chiede che gli occhi del Maestro si posino sui suoi, feriti, inutili, fonte di dolore ed emarginazione. Bartimeo credeva già, Bartimeo non aveva bisogno di occhi funzionanti, bramosi di segni spettacolari, per avere fede in Gesù e nel Regno da lui annunciato.

 

Gesù, dal canto suo, sembra non compiere nessun miracolo: prima di tutto chiede a Bartimeo che cosa avrebbe potuto fare per lui. Certo, il cieco aveva già mostrato la sua fede, e proprio per questo ciò che emerge è il suo desiderio più profondo, il desiderio di una vita nuova: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». Dischiuso il desiderio autentico, confessato al mondo e a se stesso, la rinascita è già compiuta: “e Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato»”. Il Maestro non disse: «Va', io ti ho salvato». Ma che cos'è questa fede che dona nuovamente la vista ai ciechi? Che cos'ha di così potente da riuscire a cambiare radicalmente la vita di quella persona, delle persone tutte? Che cos'è la fede, se non quella dimensione di apertura alla speranza che, mai acquisita del tutto ed eternamente rinnovata, riesce a far rinascere in una dimensione altra, oppure in una realtà autentica? Secondo l'esperienza umana, questa fede è sempre imperfetta, dubbiosa, altalenante; secondo la tradizione biblica, però, questa fede imperfetta potrà sempre contare su quella perfetta, sulla fede di Dio verso la sua creatura.

 

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