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È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla

L'importanza della funzione dello Spirito è centrale in questo capitolo: attraverso esso, infatti, si possono compiere esperienze di vita “vera”
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 25 agosto 2018

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Gv 6,60-69 [In quel tempo] molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».

 

Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

 

È giunto il termine della lettura del capitolo sesto del vangelo secondo Giovanni. Iniziato con la moltiplicazione dei pani compiuta da Gesù e con la sua spiegazione di tale segno («Io sono il pane vivente»), il brano si conclude con la confessione di Pietro che riconosce Gesù come messia: «Noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

 

L'importanza della funzione dello Spirito è centrale in questo capitolo: attraverso esso, infatti, si possono compiere esperienze di vita “vera”.

 

Il “cibo” spirituale di cui dovrebbe nutrirsi il cristiano è la comunione con Gesù, per quanto possibile. Attraverso le sue parole di vita, infatti, è stato svelato il Dio nascosto, il Dio come Padre, il Dio che non lascia i crocefissi della terra senza resurrezione. Comunione con Gesù, al di là della liturgia eucaristica, è essere nell'Amore, come ci ha mostrato il Figlio del Padre. E ciò non risulta scandaloso solo all'uomo contemporaneo, lo fu anche per alcuni di coloro che poterono seguirlo, vederlo e udirlo direttamente.

 

«Ciò che di Gesù è scandaloso è la sua condizione umanissima, il suo consegnarsi in una carne fragile e in un corpo mortale a carni fragili e corpi mortali, cioè gli uomini. Com’è possibile che Dio si consegni in un uomo, “il figlio di Giuseppe” (Gv 6,42), una creatura umana che può essere consegnata, tradita, data in mano ai peccatori, come accadrà proprio a causa di uno dei Dodici, Giuda, un servo del diavolo (cf. Gv 6,70)?

 

Qui la fede inciampa nel dover accogliere l’immagine di un “Dio al contrario”, di un “inviato divino, un Messia al contrario”, che è fragile, povero, debole e del quale gli uomini possono fare ciò che vogliono…È lo scandalo dell’incarnazione di Dio, patito lungo i secoli da molti cristiani, da molte chiese, dall’Islam stesso, e ancora oggi dagli uomini religiosi che accusano di non credere in Dio chi accoglie dal Vangelo il messaggio scandaloso di un Dio fattosi realmente, veramente uomo, carne mortale, in Gesù di Nazaret. La fede cristiana facilmente diventa docetismo, perché preferisce, come tutte le religioni, un Dio sempre e solo onnipotente, un Dio che non può diventare umano, come noi, in tutto eccetto che nel peccato» (E. Bianchi).

 

L'immagine scandalosa di questo Dio al contrario è l'immagine di un Dio che entra nell'oscurità delle viscere della terra per trarne luce. L'amore misericordioso illumina la notte del venerdì, la notte in cui Dio muore sulla Croce, capovolgendo la terra.

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