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Gesù disse: ''datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna''

Chi crede nella Parola viva che si è fatta carne, nel dono totale dell'Amore, non avrà mai né fame né sete delle cose terrene. Chi spera e opera l'Amore non avrà bisogno d'altro al mondo, ma avrà bisogno dell'altro mondo da se stesso, dell'altra donna e dell'altro uomo a cui donarsi
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Di Alessandro Anderle - 05 agosto 2018

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Gv 6,24-35 [In quel tempo] quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!»

 

La lettura del vangelo secondo Marco, a cui è dedicato quest'anno liturgico, si è interrotta la scorsa domenica – prima della lettura della “moltiplicazione dei pani” - per far spazio al sesto capitolo del vangelo secondo Giovanni (cf. Gv 6,1-15). Oggi si prosegue con questo capitolo, dove Gesù auto-interpreta il segno appena compiuto.

 

Dopo aver moltiplicato i pani ed i pesci per la folla che lo seguiva, Gesù si ritirò su di un monte, a causa dell'incomprensione degli astanti sulla sua figura: «Gesù dunque, sapendo che stavano per venire a rapirlo, per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte lui da solo» (Gv 6,15). In seguito si recò a Cafarnao, dove venne nuovamente raggiunto dalla “folla”.

 

Gesù non risponde alla domanda dei molti che lo cercavano («Rabbì, quando sei venuto qua?»), egli apre il suo breve discorso con la formula di rivelazione: Amen amen/In verità, in verità. Quale verità? Il fatto che “gli inseguitori” erano mossi solamente da una speranza assolutamente terrena – per quanto importante -, quella di essere fisicamente saziati dai pani moltiplicati da Gesù. A questo punto la prima rivelazione: «datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà». Operate per il cibo che rimane per la vita eterna: nel vangelo secondo Giovanni ciò può essere chiarito con: operate per e con l'Amore del Padre, che si rivelerà definitivamente sulla Croce.

 

La folla paragona questo pane alla manna ricevuta da Mosè, eppure, come sottolinea Gesù, quella manna non fu il Profeta a procurarla, ma Dio stesso. Inoltre, anche coloro che sopravvissero nel deserto grazie alla manna poi, un giorno, morirono. Il pane che fa vivere in eterno è quindi un altro: “Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!»”. Chi crede nella Parola viva che si è fatta carne, nel dono totale dell'Amore, non avrà mai né fame né sete delle cose terrene. Chi spera e opera l'Amore non avrà bisogno d'altro al mondo, ma avrà bisogno dell'altro mondo da se stesso, dell'altra donna e dell'altro uomo a cui donarsi.

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