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Gesù disse loro: "Io sono il pane vivente"

La narrazione della lettura di oggi del Vangelo di Giovanni è tutta centrata sul tema eucaristico: Gesù si autorivela come il pane di vita inviato dal Padre, promettendo il suo permanere, la sua immanenza, nei credenti
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Di Alessandro Anderle - 19 agosto 2018

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Gv 6,51-58    [Gesù disse loro]: «Io sono il pane vivente, quello disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». I giudei dunque litigavano gli uni con gli altri dicendo: «Come può costui darci da mangiare la sua carne?». Disse dunque loro Gesù: «In verità, in verità vi dico, se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi stessi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Infatti, la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come ha mandato me il Padre vivente, e io vivo per mezzo del Padre, anche chi mangia me, pure lui vivrà per mezzo di me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri e morirono; chi mangia questo pane vivrà in eterno».

 

La narrazione odierna è tutta centrata sul tema eucaristico: Gesù si autorivela come il pane di vita inviato dal Padre, promettendo il suo permanere, la sua immanenza, nei credenti.

 

Il tema è certamente scandaloso per i giudei: «Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Per la Torah, infatti, il sangue è elemento sacro, fonte di impurità, poiché sede della vita. Nell'immolazione sacrificale, per questo motivo, il sangue veniva separato dalla carne (come, del resto, per la consumazione della carne stessa). Qui Gesù rappresenta se stesso nella sua totalità, carne e sangue, il Verbo fattosi carne e sangue per mostrare la “logica” - se così ci si può esprimere - del Padre: Amore assoluto.

 

Lo stupore dei giudei, sentendo tali affermazioni, è più che comprensibile. E a questo stupore Gesù risponde, introducendo il discorso con la formula di rivelazione messianica: Amen amen, in verità, in verità vi dico... Anche i verbi scelti dall'evangelista risultano indicativi: Gesù passa dall'usare phagein (= mangiare), al verbo trogein (= stritolare). Solo cibandosi del pane vivente, frutto del suo totale donarsi al mondo sulla Croce, il cristiano avrà la vita eterna, rimanendo in comunione con il Figlio dell'uomo.

 

Ancora una volta Gesù marca la distanza fra il pane che Dio diede al popolo per farlo sopravvivere nel deserto (la manna), ed il pane di vita, quello che fa ri-nascere eternamente il fedele in Cristo. La manna, infatti, era un sostentamento materiale – per quanto prodigioso e necessario – che donava la forza di andare avanti nella propria vita, nella dimensione umana. I padri che la mangiarono, comunque, come tutti, alla fine morirono.

 

Il pane vivente, la comunione esistenziale con il crocifisso – esistenziale nell'accezione di comunione con ogni crocifisso della storia, per mezzo del crocifisso figlio di Dio – è per il cristiano l'unica dimensione fonte di vita vera, in Spirito. La vita eterna è dono gratuito, nella quale si entra e si rimane ai piedi della Croce, ai piedi di ogni croce.

 

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