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Se aveste fede quanto un granello di senape: l'importanza di servire il prossimo

Il vangelo secondo Luca ci presenta, questa domenica, la figura di Gesù intento ad infondere nuovi insegnamenti agli apostoli, e a ribadire quelli già espressi
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 05 ottobre 2019

Laureato in Filosofia e in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Lc 17,5-10 [In quel tempo], gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: «Sràdicati e vai a piantarti nel mare», ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: «Vieni subito e mettiti a tavola»? Non gli dirà piuttosto: «Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu»? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare»».

 

Il vangelo secondo Luca ci presenta, questa domenica, la figura di Gesù intento ad infondere nuovi insegnamenti agli apostoli, e a ribadire quelli già espressi. È possibile dividere il brano in due parti: la prima tratta della “forza della fede”, mentre la seconda mostra agli apostoli l'atteggiamento esistenziale da tenere dopo la morte del Maestro: il totale servizio al fratello e al prossimo.

 

Nel brano che precede immediatamente quello letto Gesù cerca di trasmettere ai discepoli la necessità del perdono assoluto. Forse intimoriti dall'enormità della richiesta («E se [tuo fratello] peccherà contro di te sette volte al giorno e sette volte ritornerà da te dicendo: “Mi pento”, gli perdonerai» Lc 17,4) – si tenga presente che il numero sette, richiamando i giorni della creazione, indica totalità, peccare sette volte al giorno equivale a dire peccare sempre -, i discepoli sentirono il bisogno di accrescere la propria fede, e così chiedono a Gesù. Egli, però, risponde in modo paradossale: non indica come accrescere la fede, ma ne mostra la forza.

 

L'uomo è, potremmo dire per natura, dubbioso, discontinuo, come se non riuscisse a riporre, deponendo se stesso e le proprie armi, il proprio cammino nelle mani della fiducia. Aver fede altro non significa che vivere da “fiduciante”, percorrere la propria esistenza nell'abbandono. Eppure, sottolinea Gesù, basterebbe avere tanta fiducia quanto un granello di senape – uno dei semi più piccoli – per compiere imprese straordinarie, per accedere di colori diversi il mondo. Chi non l'ha mai provato? Quando la fiducia in un progetto è più grande del dubbio, sembra che nulla possa ostacolarne la realizzazione. Ciò non accade perché vi siano oggettivamente meno difficoltà, piuttosto perché il fiduciante sa trasformare in opportunità anche le difficoltà.

 

Ma quale atteggiamento dovrà tenere nella quotidianità della propria esistenza colui che riesce – oppure prova - ad abbandonarsi all'amore del Padre (ricordiamo e sottolineiamo sempre che Gesù chiede fiducia in una dimensione ben precisa: nell'Amore)? Dovrà farsi servo, servire sempre il proprio prossimo ed il proprio fratello. Con la parabola sul servo che torna dai campi, Gesù mostra ancora una volta il volto del Padre. Non ci si può aspettare una ricompensa, non è nella logica dello scambio che deve innestarsi il servizio. Si serve perché questo è il modo di vivere che il Padre vorrebbe per tutti i suoi figli, non per accaparrarsi un posto in prima fila in paradiso – non risulta, tra l'altro, vi sia il rischio di overbooking.

 

Un'ultima cosa è bene sottolineare: il servizio, però, non è mai inutile. Non sarà utile per strappare compiacimento a Dio, ma è certamente utile in prima istanza a se stessi, nello stesso momento anche agli altri, alla natura, persino agli animali ed al mondo. La frase pronunciata da Gesù: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare», è figlia di una cattiva traduzione. Il testo originale, greco, letteralmente direbbe: «Siamo servi semplici, di poco conto». Semplici servi, a cui è richiesto di fare, semplicemente, il dovuto. Nulla di straordinario, nella sua etimologia di “fuori dall'ordinario” è richiesto all'umanità dal Padre. La preghiera del Signore è che ogni donna ed ogni uomo, alla sera prima di coricarsi, guardandosi allo specchio possa dire: «Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».

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