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Zaccaria chiese una tavoletta e scrisse: ''Giovanni è il suo nome''

All’inizio dell’estate si celebra questa grande festa, una ricorrenza antichissima, già attestata da sant’Agostino in Africa, la solennità della Natività di san Giovanni il Battista. E' il solo testimone di cui il Nuovo Testamento ricorda la nascita, così intrecciata con quella di Gesù
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Di Alessandro Anderle - 23 giugno 2018

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Lc 1,57-66.80  [In quel tempo] Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.

 

Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati.

 

All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

 

«La solennità della Natività di san Giovanni il Battista prevale sul lezionario domenicale. All’inizio dell’estate si celebra questa grande festa, una ricorrenza antichissima, già attestata da sant’Agostino in Africa.

 

Accanto a Maria, la madre del Signore, Giovanni il Battista è il solo santo di cui la chiesa celebri non solo il giorno della morte, il dies natalis alla vita eterna, ma anche il dies natalis in questo mondo: di fatto, Giovanni è il solo testimone di cui il Nuovo Testamento ricorda la nascita, così intrecciata con quella di Gesù.

 

Ed è proprio questo intersecarsi di vicende che ha portato alla scelta della data del 24 giugno per celebrarne la memoria: se la chiesa ricorda la nascita di Gesù il 25 dicembre, non può che ricordare quella di Giovanni al 24 giugno, essendo essa avvenuta, come testimonia il vangelo secondo Luca, sei mesi prima.

 

Il parallelismo di queste date contiene anche una simbologia, almeno nel bacino del Mediterraneo che è stato il crogiolo della fede ebraico-cristiana: se il 25 dicembre, solstizio d’inverno, è la festa del sole vincitore, che comincia ad accrescere la sua declinazione sulla terra, il 24 giugno, solstizio d’estate, è il giorno in cui il sole comincia a calare di declinazione, proprio come è avvenuto nel rapporto del Battista con Gesù, secondo le parole dello stesso Giovanni: “Egli deve crescere e io diminuire” (Gv 3,30)» (E. Bianchi).

 

La lunga citazione di Enzo Bianchi spiega la motivazione per cui, questa domenica, la chiesa cattolica non prosegua nella lettura del vangelo secondo Marco. L'episodio della nascita di Giovanni il Battista e l'imposizione del nome da parte dei genitori viene narrata solamente in Luca, non trovando nessun parallelo negli altri scritti evangelici. Nonostante il carattere spiccatamente “storico” della narrazione lucana, si può evincere un forte sbilanciamento per quanto riguarda la nascita di Gesù, rispetto a quella del cugino Giovanni.

 

Nel racconto viene sottolineata la misericordia di JHWH come attributo fondamentale di Dio, poiché fece nascere – come già successe per Sara, moglie di Abramo – un figlio ad una coppia ormai molto anziana e sterile. Il nome scelto, Giovanni, significa letteralmente “JHWH è misericordia”. E questa fu la causa dello stupore e della meraviglia provocati in Galilea da questa nascita.

 

Giovanni, figlio di Zaccaria – sacerdote del Tempio -, secondo la legge ebraica avrebbe dovuto a sua volta ricoprire tale ruolo. Eppure, come viene narrato dai vangeli, egli compirà un percorso “inaudito”: lascerà il Tempio di Gerusalemme per ritirarsi nel deserto, predicando la misericordia divina attuata attraverso un gesto fortemente simbolico, innovativo ed “eretico” per la legge giudaica, quello di un battesimo in acqua per la remissione dei peccati.

 

Sarà proprio il cugino Giovanni – è noto – a battezzare Gesù nel fiume Giordano, prima di venir incarcerato e giustiziato. È probabile che lo stesso Gesù appartenesse al gruppo dei discepoli di Giovanni, da cui si staccherà quanto comincerà la propria attività pubblica annunciando l'avvento del Regno di JHWH, di Dio.

 

Sembra interessante notare che, ancora oggi, esiste una comunità fondata sul battesimo, i mandei, che radica la propria tradizione nella predicazione del profeta Giovanni Battista – ritenuto superiore a Gesù, ma non al Cristo di Dio.

 

Questa comunità religiosa, fondata sulla gnosi, vive principalmente in Iran ed Iraq dove, a causa di svariate persecuzioni ad opera di Saddam Hussein e dei fondamentalismi islamici, sta seriamente rischiando di scomparire (negli ultimi decenni il loro numero è passato da circa 15.0000 unità a 70-60.000).

 

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