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A Natale regalatevi un test del Dna

Qualche tempo fa un amico mi consigliò di dare un’occhiata a Genographic Project, un progetto su scala globale di test del Dna promosso da National Geographic. Ho fatto il test e, pur se italianissimo da svariate generazioni, mi trovai a constatare di essere al 50% sudeuropeo, al 46% microasiatico e al 2% nordafricano
Dal blog di Anansi - 21 dicembre 2018 - 16:43

Da qualche mese o da qualche anno (ogni riferimento a quest’indicazione temporale è puramente casuale) torna sulla mia bacheca Facebook uno spot del motore di ricerca viaggi Momondo. Il video mostra alcune persone inizialmente molto fiere del proprio lignaggio ed altrettanto scettiche e diffidenti l’una nei confronti dell’altra, che, in seguito a un test del Dna, si trovano a dover fare i conti con le loro reali origini. Così, un inglese fiero, patriota e non particolarmente amico del popolo tedesco scopre con grande sorpresa di essere tedesco al 5%. Un musulmano iracheno riscopre le sue radici ebraiche e ritrova una “lontana cugina” curda che ha preso parte al test e che si ritrova con lui in quel momento.

 

 

Ora, può darsi che alcune delle comparse del video fossero in realtà attori ingaggiati per recitare nello spot e non sono sicuro che un test del Dna possa effettivamente individuare la nazionalità precisa dei vostri antenati. Resta il fatto che esistono dei test molto attendibili in grado di definire quantomeno la macroarea geografica di provenienza dei vostri trisavoli. Qualche tempo fa un amico mi consigliò di dare un’occhiata a Genographic Project, un progetto su scala globale di test del Dna promosso da National Geographic, che ad oggi ha ricevuto quasi un milione di adesioni. Ne parlai con amici e conoscenti, finché un’amica mi regalò a sorpresa un kit per testare le mie origini.

 

Curioso da sempre, avevo già svolto delle ricerche sulla storia del mio cognome di origini arabo-saracene, ma un test del Dna avrebbe potuto portare alla luce qualcos’altro. Dopo aver raschiato le parti interne delle mie guance, sigillato il tutto dentro a un paio di provette, mandato indietro il kit negli Stati Uniti ed atteso con ansia per qualche mese, ricevetti i risultati. Italianissimo da svariate generazioni, mi trovai a constatare di essere al 50% sudeuropeo (Spagna, Portogallo, Italia e Grecia), al 46% microasiatico (Turchia, Libano, Siria, Iraq e altre zone del Caucaso) e al 2% nordafricano (Marocco, Tunisia, Algeria, Libia ed Egitto) e 2% non rilevabile.

 

“It should be compulsory” (‘dovrebbe essere obbligatorio’) dice una delle intervistate nel video di Momondo. Da insegnante, mi rendo conto che in un periodo storico in cui si parla della reintroduzione nelle scuole del presepe e del crocifisso proporre un test del Dna obbligatorio nelle scuole sia in controtendenza e difficilmente attuabile (e magari finirebbe per prestare il fianco ai sostenitori di una presunta supremazia ariana), però un kit di Genographic Project potrebbe essere un bel regalo di Natale.

 

Se non sappiamo da dove veniamo, è difficile capire dove stiamo andando. Pensateci.

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