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Tacciato di razzismo e sessismo dalla consigliera leghista sono stato bannato e culturalmente sconfitto

Dopo aver invitato Katia Rossato (quella che si lamentava perché i bambini stranieri avrebbero occupato il parco della Vela) a spiegarmi in 400 parole il suo pensiero politico lei mi ha scritto che ''un certo tipo di Intellighenzia'' vuole ''ridicolizzare noi donne della Lega sottoponendoci ad interrogazioni chiedendoci di spiegare il nostro pensiero''. Ho provato a risponderle (ecco come) e lei mi ha cancellato ogni commento
Dal blog di Anansi - 26 novembre 2018 - 13:54

Il 23 novembre scorso la neo-consigliera leghista Katia Rossato ha postato il seguente comunicato sulla sua pagina Facebook:

 

“Constato che vi è da parte di un certo tipo di “Intellighenzia” la volontà di ridicolizzare a tutti i costi la mia persona e il mio operato e, per questo, chiedo non solo rispetto, ma anche di evitare di giudicare senza conoscere le persone e i fatti della loro vita privata.

 

Sono sorpresa quando leggo “Articoli giornalistici” che hanno l'evidente scopo di gettare discredito, ridicolizzando noi donne della Lega Trentino, sottoponendoci a vere e proprie “Interrogazioni”. Ci chiedono, per esempio, di spiegare il nostro pensiero, invitandoci a scrivere un ''Temino'' come se fossimo delle bambine da educare: sono evidenti comportamenti di disprezzo e di razzismo nei confronti delle donne della Lega.

 

Alla base della dialettica e del confronto, in un sistema democratico, ritengo che debba sempre esserci il rispetto nei confronti dell'avversario politico. Il rispetto dell’avversario politico è uno dei tratti distintivi della società civile, se questo è assente viene meno la democrazia e si deve parlare di qualcos’altro.

 

Chi è stato politicamente e culturalmente sconfitto mediante libere elezioni, dovrebbe accettare il concetto in cui sia la maggioranza a governare, anche se questa non piace, e a lavorare per un’opposizione costruttiva. Mi sembra che, invece, stia prevalendo l'intolleranza politica e culturale, esplicitata dalla violenza verbale da parte di chi si autoinveste del ruolo di detentore di valori, di diritti e di verità.

Stupisce, inoltre, che in modo frettoloso la Lega venga accusata di essere xenofoba, quando semplicemente il nostro obiettivo è quello di ridare a tanti trentini e a tanti italiani quella dignità che, per anni, è stata calpestata da persone che, paventando una superiorità intellettuale, non hanno fatto altro che portarci ad una situazione sociale critica. 

 

Con la presente comunicazione mi trovo impossibilitata, finché non si torna ad un'effettiva volontà di confrontarsi civilmente, a rispondere a soggetti che puntano soltanto ad offendere l'avversario.”

 

Se non mi credete, potete leggerlo qui.

 

Ho visualizzato il suo post soltanto il giorno seguente e ho deciso di commentarlo in questo modo:

 

“Cara Sig.ra Rossato,

mi permetto di risponderLe, perché mi sento chiamato in causa. Nonostante Lei non mi abbia nominato, il riferimento al mio post uscito su Il Dolomiti il 17 novembre scorso è evidente.
Le scrivo per dirLe che rispetto pienamente il Suo lavoro di consigliera, dato che Lei rappresenta anche il sottoscritto nelle sedute del Consiglio provinciale. 

Tuttavia rispetto non necessariamente significa supporto e condivisione. Mi riferisco in particolare all'intervista che Lei ha rilasciato a L'Adige lo scorso 28 ottobre, in cui si lamentava del fatto che i bambini stranieri avessero occupato il parco giochi della Vela a discapito dei bambini italiani. Non ricopro nessuna carica istituzionale. Sono solo un privato cittadino che ama la sua città, il suo territorio e TUTTI i suoi abitanti. Ma le Sue parole mi hanno urtato, così ho utilizzato il mio blog su Il Dolomiti per riprendere la Sua intervista.

Nel mio pezzo ho ripreso anche un Suo post Facebook (che Lei ora ha rimosso, ma che è ben visibile in uno screenshot in fondo all'articolo a cui rimanda il link al sito de L’Adige riportato sopra). Ho ripreso soltanto le Sue parole e Le ho lanciato una sfida: spiegarmi il Suo pensiero politico in 400 parole. Poteva accettare o rifiutare la sfida.

Invece ha pensato bene di tacciarmi di "disprezzo e razzismo nei confronti delle donne della Lega". Accusarmi di razzismo è assurdo: anche io sono bianco caucasico come Lei, nonostante le mie origini siciliane. Se invece voleva accusarmi di sessismo, si sbaglia, cara consigliera. Io mi sono rivolto a Lei e a Lei soltanto.

E, ribadisco, Le ho rivolto un appello, una sfida, un gioco. Nel momento in cui mi apro a uno scambio di idee - seppur in maniera leggermente provocatoria - Lei non può nemmeno tacciarmi di intolleranza e violenza verbale. Le faccio presente, invece, che pochi minuti dopo la pubblicazione del mio post su Il Dolomiti, un Suo collega consigliere e compagno di partito ha cominciato a scrivermi in privato con toni ed atteggiamenti vagamente intimidatori. Qui non sono io ad essere intollerante e violento verbalmente.

Per darLe un'ulteriore dimostrazione della mia apertura al dialogo, La invito nella redazione de Il Dolomiti per un confronto faccia a faccia davanti alle telecamere. Decida Lei quando.

In attesa di un Suo gentile riscontro, La ringrazio anticipatamente per l'attenzione e Le faccio i miei migliori auguri di buon lavoro.”

 

Qualche minuto dopo averlo pubblicato, il mio commento è stato nascosto e sono stato bannato dalla pagina di Katia Rossato e bloccato sul suo profilo privato. Ho pensato, quindi, di rivolgermi ad alcuni miei contatti affinché copiassero e incollassero il mio messaggio sotto al comunicato, ma hanno ricevuto lo stesso trattamento, così come molti altri utenti in disaccordo con la consigliera. Al contrario, alcuni commenti contenenti epiteti come “pidiota” o “sinistronzo” sono ancora ben visibili.

 

Sebbene sia difficile soprassedere sul fatto che un’esponente della Lega mi accusi di razzismo, sessismo, violenza verbale ed intolleranza – non credo sia il caso di approfondire la questione in questa sede, anche se non nego che mi piacerebbe farlo –, non posso accettare che venga invocata la necessità di un confronto civile e democratico da parte di una persona non mi permette di intavolarlo, cancellando le mie risposte, bannandomi e bloccandomi senza ragione. Non posso accettare che un rappresentante politico – mio, nostro, vostro, di tutti coloro che l’hanno votato e che non l’hanno votato – che percepisce un’indennità di 9800 euro lordi mensili per svolgere delle funzioni di rappresentanza, accetti i privilegi, ma non si faccia carico degli oneri derivanti dal suo ruolo politico ed istituzionale.

 

Il mio invito ad incontrarsi nella redazione de Il Dolomiti resta valido e attendo una risposta da parte della consigliera.

 

Culturalmente sconfitto,

 

Anansi

 

P.S.: “paventare una superiorità intellettuale” significa “temere una superiorità intellettuale”. Lapsus linguae? Lapsus freudiano? Refuso? Lo scopriremo prima o poi.

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