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Pulcia, quando a Natale riemerge con nostalgia un ricordo dolce del passato

Magra come un chiodo frutto di chissà quali amori promiscui, mi guardava curiosa ed impaurita senza avere il coraggio di avvicinarsi. Una macchia scura ed inquieta che mi scrutava guardinga. Il nostro incontro cominciò ad avere il sapore di un rito. Ogni giorno la pappa era messa un po' più vicino alla casa finché alla fine, a distanza di sicurezza Pulcia si mostrò ai miei occhi
Dal blog di Barbara Mastronardi - 28 dicembre 2018 - 20:29

Una miriade di luci scintillanti illumina le strade. Tutto è caotico. Si sente tangibile il profumo delle feste, e l'aria frizzantina rende tutto magico e pieno di energia. È un periodo strano però, un'arma a doppio taglio, in cui i pensieri volano al passato e ai ricordi di un tempo dove c'erano ancora tutte le persone a cui si è voluto bene, e la loro mancanza pesa come un macigno.

Sono qui , in compagnia delle mie due gatte Tina e Ophelia, le mie due ragazze pelose, dopo il consueto e dolce pranzo di Natale in famiglia. Le due pesti sono molto molto arrabbiate sono rimaste chiuse in una stanza per tutto il tempo, mentre Lixi, la cagnetta di mia sorella Michaela gironzolava felice, padrona assoluta della casa per un giorno. Ophelia ha miagolato incessantemente per tutto il tempo e ora che è di nuovo padrona dei suoi spazi mi guarda altezzosa, pensando a come farmela pagare. E proprio guardando lei, la mia preziosa amica che ogni mattina mi sveglia con le sue fusa incessanti e mi fa le feste a tal punto che ormai è definita Ophe-cane, la mia mente girovaga si è persa in un lontano ricordo, che mi ha riempito di nostalgia. 

Il mio adorato papà che mi manca in maniera indicibile è sempre con me e con lui la Puglia. E Monopoli, la mia città del cuore. La sua città. Tradizione più certa fa risalire il nome all'etimo greco Monos Polis, città unica, singolare, poiché fra i centri limitrofi Mono-poli fu la prima a convertirsi al cristianesimo. Ed infatti uno dei ricordi più cari della mia infanzia, è legato alla festa della Madonna della Madia, dove si ripete il rito del 16 dicembre 1117, che narra come ,all'alba , giunse dal mare un'icona della Madonna della Madia, protettrice della città, su un letto di travi, che servirono a completare il tetto della Chiesa, rimasto incompiuto. È sempre assolutamente un incanto. Un vero incanto.

 

Quando scrutando l'orizzonte vedi il cielo turchino che si fonde con il mare in in un immensa tavolozza di azzurri diversi e le case bianche del paese vecchio si illuminano al sole per un attimo ti si ferma il cuore. È una sensazione indescrivibile, ma tangibile nella mia anima. Man mano che mi avvicino, chilometro dopo chilometro sento potente il sapore dolce delle origini ed è come se ci fosse una catarsi dell'inquietudine perenne che mi contraddistingue. E questo poi mi ha fatto pensare a lei. Tanti tanti anni fa una vita fa soggiornavo felice nella casetta immersa nelle campagne pugliesi nella contrada denominata Cozzana.

 

La terra rossa, arida ed inconfondibile, il cielo terso, e gli ulivi piegati dal vento erano davvero uno scenario indescrivibile. Un giorno, seduta in veranda con i pensieri che volavano nel vento, avevo scorto fra i cespugli qualcosa che si muoveva. Guardando meglio mi accorsi che era una cagnetta. Magra come un chiodo frutto di chissà quali amori promiscui, mi guardava curiosa ed impaurita senza avere il coraggio di avvicinarsi. Una macchia scura ed inquieta che mi scrutava guardinga . Ovunque io vada in ogni paese possibile io trovo sempre un animale che mi ruba il cuore. E allora di corsa al negozio per comprarle qualcosa da mangiare. E come chiamarla? Pulcia. Ecco il nome giusto.

Il nostro incontro cominciò ad avere il sapore di un rito. Ogni giorno la pappa era messa un po' più vicino alla casa finché alla fine, a distanza di sicurezza Pulcia si mostrò ai miei occhi. Piccola, scura, con il mantello rasato mi guardava con i grandi occhi, due bragie ardenti, quasi inebriata dalla gioia per le leccornie che le facevo trovare. Una nuova amica. Provai a chiedere in giro ma nessuno sapeva dirmi di chi fosse e non avevo cuore di farla portare via né sapevo come, mancando completamente le strutture adatte e poi come toglierle il suo bene più prezioso? la sua libertà? I giorni purtroppo rotolarono veloci, il tempo è relativo, è noto. Quando si è felici, vola più veloce della luce. Pulcia non si faceva avvicinare del tutto e ahimè il momento della partenza si avvicinava a grandi passi.

 

Che fare? L'unica cosa possibile. Lasciai ad un mio amico una bella somma e l'incarico di nutrirla al posto mio anche perché all'epoca non c'era la possibilità di accoglierla in un canile e lei non si faceva assolutamente prendere. Alla fiera locale vinsi al tiro assegno due peluche che ho ancora. Uno lo chiamai Pul, e l'altra Cia. Per ricordarla e tenerla nel mio cuore. Addio al mare trasparente. Addio alla campagna selvaggia e di nuovo fra le montagne. Venne l'inverno, le montagne si imbiancarono di neve e la mia amica a quattro zampe a quanto sapevo stava bene. Finché, un brutto giorno, Andrea, il mio compagno di giochi d'infanzia, mi diede una terribile notizia.

La cena come si dice in dialetto pugliese, era stata uccisa a fucilate per aver tentato di razziare un pollaio. Per un attimo mi si fermò il respiro e il cuore divenne subito pesante perché il mondo è sempre così terribilmente crudele? Perché?
In quel brutto momento in cui mi sentivo impotente e giuro avrei ripagato di ugual moneta l'autore del fatto con una seduta nelle patrie galere diavolo se avessi potuto. Un ricordo prezioso mi aiutò nel dolore feroce. Gli occhi unici e vivi di Pulcia. Che mi salutavano un'ultima volta. E che mi sarebbero rimasti dentro per sempre, come ogni animale che ho amato e perso.

 

"Fino a quando non hai amato un animale , una parte della tua anima sarà sempre senza luce"(Anatole France premio Nobel per la letteratura 1921)

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