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"Fabro" a Trento: un viaggio tra amore, guerra e natura

L'ultima opera di Francesco Vidotto sarà presentata a Trento venerdì alle 20 alla sala dell'oratorio del Duomo. L'evento è a cura della Viaggeria e "accompagnerà" i presenti sulle montagne a cavallo della seconda guerra mondiale
DAL BLOG
Di Camilla Endrici - 12 ottobre 2016

Il mio comodino è un'instabile pila di libri, e in questo blog proverò a condividere alcune delle letture più belle che mi accompagnano.

Prima di trasferirmi a Trento non conoscevo Francesco Vidotto. Poi qui ho scoperto che è un autore cult per chi ama la letteratura di montagna, un Corona un po' meno famoso e forse un po' più raffinato, che si definisce “scrittore degli ultimi” oltreché, naturalmente, “scrittore di montagna”.

 

Non ho letto "Oceano", ma ho letto "Siro", il primo romanzo della sua "trilogia", e "Fabro", il terzo, uscito a fine settembre per Mondadori. Come "Siro" e "Oceano", anche Fabro nasce povero tra i poveri, figlio di un maniscalco e fabbro a sua volta; la sua vita si muove a cavallo della seconda guerra mondiale tra le montagne ed è animata da un grande amore non vissuto fino in fondo, esattamente come accade al pastore Siro nel primo romanzo.

 

Sono diversi i temi che ho visto tornare in queste due storie: l’amore appunto, che muove le figure maschili di Vidotto ma che è sempre ostacolato, impervio, difficile da raggiungere come le cime delle amate montagne. Un amore che richiede fatica, che mai si appaga del tutto. E poi ci sono i padri e le madri; i primi figure violente e ostacolanti, le seconde custodi di un femminile archetipico fatto di cura, presenza e una grande perseveranza.

 

Ma le cose che ho amato maggiormente in "Siro" e "Fabro" sono altri due temi ricorrenti che forse hanno intimamente a che fare con l'uomo-Vidotto; il ruolo della scrittura e della natura, che nell'ultimo libro raggiungono una forma più compiuta, più matura e consapevole.

 

Preferisco dire natura e non montagna perché se è vero che la montagna è l’ambientazione dei romanzi di Vidotto, è tutta la natura nelle sue forme a diventare lo scenario su cui si muovono i suoi personaggi: la montagna, certo, ma anche gli alberi e le mucche, l'acqua e i cani.

 

Questa natura ha una caratteristica peculiare, che emerge chiaramente in Fabro. È testimone, è presenza immobile che sta, solida, mentre la storia e le umane vicende fanno il loro corso. Anche se viva, vitale e pulsante, la natura di Vidotto appare sempre come sfondo pacificato e paziente di quello che accade sul proscenio. Tanto da farla somigliare, forse, allo sguardo silenzioso e distaccato, ma non per questo freddo, del narratore.

 

E poi c’è la scrittura, soggetto e oggetto dei suoi romanzi, mezzo attraverso il quale Vidotto ha scelto di rinunciare alla sua carriera di imprenditore e ha ritrovato un suo essere più autentico, ma anche mezzo di crescita, sempre, per tutti i suoi personaggi.

 

Alle parole, Vidotto affida un ruolo salvifico non solo per protagonisti delle sue storie, ma forse per il mondo intero. C’è un passaggio bellissimo, in Fabro, in cui l’autore fa dire al suo protagonista: “Dio non ha fatto il male. Ha fatto le parole. E noi, dicendo quelle sbagliate, abbiamo messo in piedi questa orribile guerra”.

 

Una vera propria dichiarazione d’amore per la scrittura e per le parole, di cui Vidotto riconosce la potenza distruttiva ma anche il grande potere taumaturgico.

 

Francesco Vidotto sarà a Trento a presentare Fabro il prossimo 14 ottobre alle 20 alla sala dell'oratorio del Duomo, in via Madruzzo 45. L'evento è a cura della Viaggeria.

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