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Fratus, il cercatore d'alberi che riesce a cogliere "Il sole che nessuno vede"

Ogni sua pagina, ogni riga, è stata una boccata di ossigeno. Cercatore di alberi, poeta, scrittore, fotografo, dendrosofo e teorico della dendrosofia, Tiziano Fratus si definisce Homo Radix, uomo radice e in questo piccolo libro si mette a nudo
DAL BLOG
Di Camilla Endrici - 27 novembre 2016

Il mio comodino è un'instabile pila di libri, e in questo blog proverò a condividere alcune delle letture più belle che mi accompagnano.

Ho aspettato trepidante l'uscita dell'ultimo libro di Tiziano FratusIl sole che nessuno vede (Ediciclo Editore). Nel leggerlo mi è sembrato che ogni sua pagina, ogni riga, fossero una boccata di ossigeno. Per chi non lo conoscesse, Tiziano Fratus è una di quelle persone che uno vorrebbe incontrare e conoscere, e magari passarci una giornata nel bosco insieme, ad ascoltare il silenzio degli alberi. Cercatore di alberi, poeta, scrittore, fotografo, dendrosofo e teorico della dendrosofia, Tiziano Fratus si definisce Homo Radix, uomo radice. Ha fatto del suo rapporto con il bosco e con i suoi abitanti arborei il fulcro del suo percorso di scrittore nonché, mi viene da dire dopo aver letto quest'ultimo libro dedicato, un perno della sua esistenza.

 

"Quando mi avvicino a un albero che già frondava quando mia nonna era ancora in fasce scelgo di consegnare i miei segreti, i miei tormenti, le mie confessioni, a un essere che c'è senza dover decidere, che ha una memoria senza conservare ricordi, che agisce solo in funzione di quel che gli consente di sopravvivere e moltiplicarsi. E' l'incontro tra il suo silenzio e la mia solitudine che ci unisce (...)". Scrive così Fratus nell'introduzione a questo piccolo libro che da sola già lo vale tutto.

Un libro in cui l'autore si mette più a nudo che in altri precedenti, per portarci a scoprire come la sua esperienza umana si sia nutrita di un rapporto con la natura che nel tempo si è fatto via via più intimo, tanto da farla diventare "dimora": da "turista di grandi alberi", quale lui stesso si definisce (turista coltissimo e raffinato, peraltro), Fratus è diventato "uomo che si avvicina a questi padroni del tempo con le dovute cautele, attenzioni, ed iniziando a meditarci accanto". Ecco da dove prende vita il sottotitolo de Il Sole che nessuno vede:Meditare in natura e ricostruire il mondo.

 

Fratus non amerebbe essere definito come uno scrittore di "libri sugli alberi", e penso nemmeno come uno che ha scritto un libro sulla meditazione. Questo libro è più un percorso, un diario di bordo di una persona che si interroga su di sé e che nel farlo trova nella natura e nelle sue forme il suo spazio di ascolto ideale. D'altra parte la contemplazione degli elementi è sempre stata un seme, un inizio della ricerca degli "uomini spirituali": lo spiega bene anche Fratus nel breve ma attento excursus in uno dei capitoli de Il sole che nessuno vede.

 

Senza nessuna presunzione né velleità di maestro, Fratus si spoglia (anzi, si "decortica") per condividere con noi lettori un pezzettino della sua strada. Strada non certo pacificata, visto che lui stesso ammette di non credere che la felicità sia un obiettivo raggiungibile stabilmente in questo viaggio chiamato vita. Ma "la felicità è uno spazio d'intervallo, un decoro dorato sulla cima dell'albero di Natale".

 

E di queste piccole intuizioni di felicità, ci svela l'Homo Radix, la natura è piena; per "vestirsi di foglie" non servono abilità o strumenti particolari, "basta un corpo e socchiudere gli occhi". Magari sotto un albero pluricentenario, che Fratus ci sa indicare dove trovare, anche in questo piccolo grande libro.

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