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Il Cane, il Lupo e Dio: quando la natura selvaggia diventa una conquista

Che lo si legga a un livello più simbolico o “semplicemente” come fiaba, è un bel regalo da fare e da farsi in vista di un nuovo anno e, perché no, di un nuovo inizio. L'autore Terzani sarà mercoledì 13 dicembre, alle 18, alla Sosat in via Malpaga 17
DAL BLOG
Di Camilla Endrici - 11 dicembre 2017

Il mio comodino è un'instabile pila di libri, e in questo blog proverò a condividere alcune delle letture più belle che mi accompagnano.

Mi hanno regalato Il Cane, il Lupo e Dio di Folco Terzani e ammetto che ero un po’ perplessa. Sono una lettrice snob, temo, e mi sembrava che dietro questo titolo ambizioso potesse nascondersi un tranello o una delusione. Certo mi aspettavo una favola buonista. Poi ho deciso di leggerlo per tre ragioni: perché il mio cane dalle fattezze di lupo mi aveva appena lasciato quando mi è stato donato, perché la mia fede è cresciuta a dismisura con questo addio, e perché c’erano le illustrazioni di Andrea Magrin, un artista che ammiro molto. L’ho conosciuto per la ormai celeberrima copertina de Le otto montagne di Paolo Cognetti, lo seguo con passione, e trovo che i suoi acquerelli rarefatti e essenziali abbiano in sé qualcosa di magico.

 

Così mi sono accomodata e mi sono fatta trasportare dentro a questa che è, a tutti gli effetti, una favola. Forse non per bambini (o forse sì?), certo per giovani adulti, certissimamente per adulti. La storia è semplice: un cane cittadino, abbandonato dal suo padrone, si unisce a un branco di lupi per raggiungere la montagna della luna, un misterioso e imprecisato luogo di cui sente parlare nei primi giorni della sua vita randagia. Che cosa sia e che cosa succederà sulla montagna della luna non lo sveleremo, trattandosi evidentemente della “morale” più autentica di questa fiaba. Ma il cammino (in senso letterale, visto che il lungo viaggio del branco di lupi e del Cane occupa tutto il racconto) è il percorso di crescita del Cane. A contatto con i Lupi, simbolo ancestrale della natura più selvaggia, il Cane ritrova la sua natura indomita, come in un richiamo ineluttabile.

 

Non è che non vogliamo essere amici degli umani”, spiega l’anziano capobranco Muni al Cane: “Anzi, sarebbe bello. Ma vogliamo rimanere indipendenti, seguire gli istinti con cui siamo nati, non i loro. Gli umani si credono padroni del mondo, ma ancora non lo sono. Noi sopravviviamo nell’ombra, dove non sono ancora arrivati"L’ombra, la notte in cui i lupi si muovono guardinghi e silenziosi: simboli dell’istintuale e del primordiale che si oppongono, forse con una certa semplificazione che però ben si addice allo stile della fiaba, alle strade dritte e ordinate della civilizzata “umanità” da cui proviene il Cane. Nessun giudizio di valore, in questa opposizione: è solo il viaggio che il Cane è invitato a fare, non senza momenti di spaesamento e sfiducia, e che lo portano a conoscere non solo la sua natura ma la natura stessa.

 

Così anche il Gigante, un maestoso albero incontrato dal branco nel pellegrinaggio verso la montagna della luna, è un dispensatore di saggezza profonda: “Sì, anche io ho sete. C’è un fiume laggiù e dalla cima della mia chioma lo si può vedere e spesso sento gorgogliare la sua acqua”, spiega il Gigante al Cane che non si spiega come con la sua immobilità possa comunque essere vivo. “Anche se non è lontano, io non lo posso raggiungere. Gli animali che vivono da me ci vanno spesso. Io rimango qui e aspetto. Ho imparato a non desiderare quello che non ho e ad accogliere quel che mi viene. Col tempo tutto avviene”.

 

Come il titolo lascia presagire, l’incontro del Cane con la natura in tutte le sue forme (gli animali predati durante il rito della caccia, i Corvi guidati dall’anziano Odino, i funghi mangiati nei momenti di magra) è la porta di accesso alla fede. Come in ogni buona tradizione spirituale di tipo sciamanico, che sembra essere il retroterra ideale di questa bella storia, anche qui l’incontro col divino, o più semplicemente con un ordine più grande e non manifesto delle cose, avviene dentro alla natura. E alla fine, complice la saggezza di Muni, anche il Cane scoprirà che proprio dalla vita domestica che ha lasciato alle sue spalle suo malgrado gli è donata quella forza (la devozione, l’amore incondizionato) che gli ha consentito di accedere a un livello diverso (superiore?) della sua esistenza canina.

 

Per chi lo vuole leggere a questo livello, in questo libro c’è una vera e propria trasmutazione che si compie lungo il cammino del Cane. Un percorso mistico fatto di tanti passi, cuscinetti usurati su terreni impervi, lunghi digiuni e tanta fatica ma che alla fine sarà ricompensato. Che lo si legga a un livello più simbolico o “semplicemente” come fiaba, Il Cane, il Lupo e Dio è un bel regalo da fare e da farsi in vista di un nuovo anno e, perché no, di un nuovo inizio. Folco Terzani sarà ospite di Montagnalibri 365 mercoledì 13 dicembre, alle 18, alla Sosat in via Malpaga 17. L’evento è in collaborazione con La Piccola Libreria di Levico Terme.

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