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Quando una leonessa scappò per le vie di Rovereto

Cronache Inattuali/1. Mercoledì 12 agosto 1959 dal circo Palmiri due leonesse e un leoncino fuggono nell'arena. Una di queste si infila nell'autofficina del signor Morandi. La moglie del titolare aprendo la porta si ritroverà la belva di fronte
DAL BLOG
Di Carlo Martinelli - 31 agosto 2016
Giornalista, scrittore, ex libraio, campione di telequiz. E’ autore di “Storie di pallone e bicicletta“, “Un orso sbrana Baricco” e "Campo per destinazione - 70 storie dell'altro calcio"...

Mercoledì 12 agosto 1959. A Rovereto c’è il circo Palmiri. Il tendone è collocato nel piazzale del Follone. A sera lo spettacolo. Pienone. Verso le 23 accade quel che non ti aspetti e che non poco ti spaventa. Lo spettacolo è verso la conclusione. Clown e acrobati hanno già strappato applausi. Tocca al domatore. Ma... Due leonesse e un leoncino fuggono, improvvisamente liberi. Si infilano nel cunicolo lasciato aperto per un errore. Gli animali sbucano liberi nell'arena ed è subito il panico fra gli spettatori - più di mille - che gremiscono ogni ordine di posti. Dalle poltrone di prima fila s'alza l'urlo: "I leoni, scappano i leoni".

 

La luce accecante dei riflettori non si spegne ed in qualche modo disorienta i leoni. Che comunque avanzano, per quanto lentamente. Nelle prime file, tra gli spettatori c'è Eugenio Ambrosi, funzionario dell’ufficio tecnico del Comune di Trento. E' insieme al cognato, la belva più grande si ferma ad un  metro da loro. Gli addetti del circo puntano le luci e rallentano la corsa dei leoni, che a quel punto escono dal tendone e raggiungono la vicina piazza. Gli inservienti li inseguono e con forche e spranghe di ferro ne catturano due: una leonessa e il leoncino. Continua però la fuga di una leonessa che, a poche decine di metri dal tendone, trova l'autofficina garage del signor Morandi. All'interno la moglie del titolare e il guardiano di notte. Sentono dei colpi alla porta, pensano ad un cliente che deve ritirare l’automobile. Aprono. Si trovano di fronte la leonessa. Urlano, richiudono in fretta. La belva allora si dirige in una piazzetta che non offre vie di fuga ulteriore. Arrivano i domatori, la catturano. Non senza fatica.

 

Servono i fari di una vettura, puntati sulla leonessa e poi una grande rete di ferro, due robusti forconi e una gabbia senza fondo con la quale bloccarla al terreno prima di riportarla nel suo serraglio. La folla mantiene un contegno tutto sommato calmo. Unici feriti della serata Enrico Consolati, la moglie Teresina e il figlio Virgilio, tredicenne. Sono nel settore dei posti popolari dove una panca, nel gran trambusto, si rompe. Cadono da circa tre metri di altezza, devono essere ricoverati in ospedale. Il 23 agosto del 2016, quando la notizia inattuale finisce in rete, Roberto Roby Pichler, roveretano, commenta: "Io c'ero con papà e sorelle. Scappai veloce perché vidi che tutti fuggivano ma senza conoscerne il motivo. I leoni manco li vidi". Eppure c'erano, eccome se c'erano. 

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