Altri aumenti ai consiglieri, ecco il ''partito unico dell'incasso'' che scandalizza ma non cambia: ma sono i partiti che vanno attesi al varco

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino
Ci risiamo. Di nuovo incazzati. Di nuovo impotenti. I consiglieri regionali del Trentino Alto Adige non smettono di ingrassarsi. A spese della collettività. L’ultima gratifica nelle loro buste paga già strabordanti (uno stipendio già abnorme) ammonta a più di 13 mila euro che vanno ad aggiungersi ad altre migliaia di euro incassate pochi mesi fa. Tecnicamente si tratta di arretrati. Nei fatti è una perversione: se i dipendenti regionali hanno un aumento un meccanismo da lor signori inventato moltiplica fino alla bestemmia (quella di chi assiste allo scempio) quel che va nelle tasche dei politici del Trentino e dell’Alto Adige.
Arretrati? Sì, ma in un cervello da casta senza virtù. Arretrati? Sì, ma nel buon senso. Arretrati nel buongusto. Ecco come va usato il termine “arretrati” (i soldi, in soldoni). Ed è ancora poco. Davvero poco. Ci sarà certo chi partirà lancia in resta per perorare la causa (persa) dei distinguo. Ci sarà chi farà suonare per l’ennesima volta un disco rotto, gracchiante, irritante. Si sono già sentiti e, inevitabilmente, si sentiranno ancora quelli del “non è colpa nostra”. Quelli del “noi i soldi in più non li volevamo”. Quelli che “abbiamo provato ad impedire l’ingiustizia ma una maggioranza esosa ha fatto spallucce”.
Costoro – che nella geometria politica stanno all’opposizione – si inalberano quando si parla del “partito unico dell’incasso”. Certo, è vero che tra i settanta miracolati nel portafoglio c’è chi non conosce (e non vuol conoscere) il significato di morale e respinge ogni tentativo di porre rimedio allo scandalo. Di più, c’è chi quella montagna di soldi è convinto di meritarsela perché “provate voi a stare delle ore dentro un’aula consigliare o in una commissione ad interrogare, votare, legiferare, eccetera”. Per questa genia misera ma arrogante è inutile appellarsi alla coscienza. Per smuoverla, la coscienza, bisogna averla.
Sono furbi, quello sì, perché di fronte ad ogni critica scelgono la sicura via del silenzio. E silenziosamente investono su sé stessi, coccolando un capitale che cresce a dismisura mese dopo mese, arretrato dopo arretrato. Ma se sui “senza vergogna” è purtroppo tempo perso infierire per quanto sono sordi, muti e ciechi ad ogni accenno di giustizia sociale, sui “non vorrei ma mi tocca” qualcosa in più bisogna giocoforza dire. E bisogna dire – ad esempio - che se davvero vogliono opporsi all’ignobile ingordigia di chi reputa normale e perfino giusto ogni aumento, i “contrari” sono chiamati a gesti finalmente credibili. Non bastano le mozioni. Non bastano nemmeno le proposte di legge che si presentano sapendo che ti rideranno in faccia anche senza ridere: semplicemente votandoti contro. Semplicemente bocciando.
Non basta però barricarsi dietro i “io ho tentato, ma…”. Servono – orca se servono – azioni credibili e dirompenti capaci di far capire che su una materia dirimente quale è l’inaccettabilità di una politica “a peso d’oro” c’è chi non cincischia e chi non piange lacrime asciutte che perfino i coccodrilli si sentono presi per i fondelli. Davvero in consiglio regionale c’è qualcuno che si imbarazza quando ogni tot di mesi c’è da incassare un “quantum” – anzi un “tantum”? Bene, se l’imbarazzo è reale, si rinunci. Ma lo si faccia alla luce del sole, senza arzigogoli non verificabili sulla beneficenza (“li prendo ma li devolvo”) o quant’altro all’insegna di una non sempre identificabile generosità personale. Rinunciare – per chi si dice oppositore degli esosi e sensibile ai problemi di lunario e all’equità - non può essere un fatto personale. Sono i partiti che vanno aspettati al varco, che non possono sottrarsi. Il resto, le lamentele postume all’incasso – è fuffa. Fa arrabbiare perfino di più di quanto non produca la boria dei politici che si sentono in missione per proprio conto: corrente.
Verrà mai un giorno in cui i partiti che si dicono di opposizione alla maggioranza che governa tanto a Trento quanto a Bolzano obbligheranno tutti i loro consiglieri ad un “no, e senza grazie”? Qualcuno non ci sta? Fuori. Verrà mai un giorno in cui su un tema come questo – che è il tema dei temi se si vuole frenare almeno un po’ la deriva della politica – i consiglieri contrari (chissà, magari anche qualcuno in maggioranza) staranno notte e giorno dentro e fuori i consigli provinciali al motto “di qui non ci muoviamo finché non si deciderà che non ci saranno più aumenti”?
Quei sindacati, quelle associazioni, quei mondi che giustamente si scandalizzano con filippiche sull’equità, affidate spesso solo ai giornali, avrebbero l’occasione di rafforzare – mobilitandosi come a volte sanno – questa “eventuale” ma nebbiosa buona politica. Trasformando il tema dei “soldi” in priorità politica quei distinguo che oggi sono, a volte, non poco pelosi, diventerebbero finalmente una “vera differenza”. Sarebbe più semplice individuare chi fa politica solo per il patrimonio da chi la pratica con obiettivi più nobili.
Sarebbe, ma non sarà. Tra pochi giorni – così come è sempre successo – si dimenticheranno gli aumenti di questi giorni resuscitando una rituale polemica quando tra pochi mesi ne scatteranno altri. Tra pochi giorni – come è sempre successo – i “contrari” parleranno d’altro. Intanto (ieri, oggi e domani) chi assiste all’ingrasso ingiustificato dei consiglieri regionali non ha più improperi originali con cui commentare. C’è assuefazione, disillusione, rabbia e un poco pure schifo. C’è – sempre più diffusa – la promessa di “stare lontani dalla politica”, dalle urne, dal confronto, dalla responsabilità. È il masochismo della disperazione per l’ineluttabile. Un peccato, anzi un dramma. Sì perché se per una volta oltre che stigmatizzare i conti della politica si imponesse alla politica di “dare conto” per molti sarebbe dura svicolare. Il tema non sarebbe più solo quello degli aumenti ma quello degli stipendi dei consiglieri provinciali (e regionali). Guadagnano quasi dodicimila euro al mese, extra esclusi. Si può? No, non si può ed è da lì che bisognerebbe partire. E non ne hanno abbastanza.












