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| 22 gennaio | 15:26

Caos sanità? Emergenza abitativa? No, tutti a dibattere sul sottopasso bianco e nero e a improvvisarsi, medici, psicologi e critici d'arte. E se fosse l'inizio di qualcosa?

DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 22 gennaio 2026

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

Strani i trentini. Non ingolfano i social (o la fanno poco) se c’è da maledire una sanità trentina governata in modo insano. Quel “buon funzionamento” che un tempo inorgogliva ora è un ricordo. I trentini praticano poco l’arte (si fa per dire) del pubblico commento su temi pregnanti. Tuttavia si scatenano sulle quisquiglie (o quasi). Ad esempio non cliccano proteste e bestemmie quando le case in affitto sono un miraggio e gli acquisti, poi, un salasso ingiustificato. Non li smuove il rischio tossico di scavi ferroviari che in piena città potrebbero riattivare veleni mai dimenticati (e mai spariti). Non dibattono (o lo fanno troppo poco) di funivie milionarie che faranno raggiungere in men che non si dica il nulla alpino di una montagna urbana che si potrebbe ribattezzare “causa persa”.

 

E ancora, la Trento strana non si mobilita per tante altre questioni di importanza comune piuttosto rilevante: la mistica ciclabile imposta ad una città di collina senza gradualità e senso della misura. Oppure la retorica beffarda del “decentramento” e intanto i servizi di periferia spariscono. E anche la perfidia di regole anormali (e pure un poco subnormali) che stabiliscono che due gradi in meno di sottozero notturno decretano un sostanziale “chissenefrega” rivolto ai senzatetto. Va così, ma non va così sempre. Il cittadino distratto (o forse, più probabilmente, ormai disilluso di poter far valere il proprio parere) può diventare improvvisamente attento, anzi attentissimo. Basta un sottopasso.

 

Sono giorni – precisamente dal 16 gennaio – che l’Agorà telematica del tutto e del suo contrario si riempie di pareri, improperi e qualche peana. Sono applausi e sono insulti – in equilibrio diseguale – riguardo le nuove righe bianconere del sottopasso che porta da Via Canestrini all’orgasmo (comunale) intermodale (la nuova stazione delle corriere, assurdamente distante da quella ferroviaria) che sta sorgendo al posto di un fu parcheggio.

Non ha certo lesinato entusiasmi chi nell’amministrazione comunale si è gasato oltremodo per come è stato rifatto – artisticamente - il trucco al tunnel. Come? Con un trucco geometrico. Una trasformazione – hanno spiegato un sindaco geometricamente ispirato ed i suoi assessori pappagallo – che trasforma un sottopasso anonimo in “opera d’arte pubblica”.

 

Il primo cittadino, in perenne trance da inaugurazione, è andato oltre. Ha definito il tunnel juventino un’esperienza artistico emotiva. E persino – parole sue - contemplativa.

 

Sulla dimensione artistica dell’opera, nulla da dire. La creatrice – Stocker (brava e attualmente in mostra alla Galleria Civica del capoluogo) ha un portfolio indiscutibile. Può vantare diverse installazioni nello spazio urbano capaci di rendere attrattive le sue righe. Sull’emotività decantata da Ianeselli si potrebbero aprire decine di parentesi: almeno tante quanti sono gli opposti stati d’animo suscitati non da questa ma più o meno da tutte le creazioni artistiche. Ma quella della contemplazione sembra un’uscita fatta apposta per scatenare le esagerazioni postate subito (e in massa) sui social da fautori e detrattori del sottopasso. C’è (tanti per la verità) chi alla contemplazione ha preferito l’irritazione per il costo dell’iniziativa: 80 mila euro (non si tratta del compenso all’artista ma anche di annessi e connessi del cantiere. Ma è un’illusione spiegarlo). Sul “quantum” si è registrata una contemplazione scandalizzata che come sempre accade nelle sintesi eccessive alle quali ci condannano i “social” non tiene conto della suddivisione delle spese. Più d’uno, al contrario, ha contemplato invece una certa lungimiranza dell’amministrazione nella scelta di un indubitabile inedito artistico.

 

Un lavoro che, paradossalmente, pare però penalizzato proprio dall’incontrollata esaltazione di chi lo ha commissionato. Al di là di tutto – del bello e del brutto, dei favorevoli e dei contrari, dei fans e dei censori - se si vedrà qualcuno “contemplare” il sottopasso percorrendolo avanti e indietro intellettualmente rapito, beh il sindaco avrà avuto ragione. Gli si darà atto della poetica preveggenza. Quel che però oggi prevale è un senso generale di spiazzamento. Sarebbe anche atteggiamento utile (se non fa discutere, se non divide, l’arte toppa) se Facebook, Instagram eccetera non diventassero una tribuna per troppi competenti del sentito dire (da chi? Boh). Ecco dunque uno stuolo di medici, psichiatri, psicologi senza laurea alcuna che hanno già eletto il sottopasso rigato a camera di tortura per gli ansiosi, per gli ipovedenti e perfino per gli epilettici.

 

Costoro non conoscono San Tommaso: non gli frega di “mettere il naso” e si fanno bastare le foto che a dire il vero traggono in inganno per via di prospettive che contraddicono la visita sul campo. Sì, perché se lo si percorre il sottopasso può piacere o meno ma certo non pare né un pericolo né un disagio sanitario. Sui social va così, come per le ciliegie. Uno la spara, due lo copiano, tre ingigantiscono e che la verità, la serietà, vadano a ramengo. Utile, magari anche intrigante, sarebbe l’apertura – da parte del Comune – di un confronto senza stizza e senza la sindrome dell’offeso. Un confronto su come e su quanto abbellire la città più nascosta, badando all’equilibrio tra qualità e risparmio. Nella “commentiade” sul sottopasso di Via Canestrini c’è chi, ad esempio, ha posto il tema di una valorizzazione non episodica dei creativi locali. Esiste un Liceo delle Arti, il Vittoria, che ad ogni richiesta sia istituzionale che privata ha sempre risposto con la competenza creativa di studenti orgogliosi di mostrare “dal vivo” quel che studiano.

 

Quando la scuola è stata coinvolta (in passato moltissimo, oggi chissà perché meno) ha sempre dato risultati d’alto livello artistico e certamente più basso livello di spesa per i committenti. Ma c’è di più. Ci sono testimonianze di come le “opere” ideate e realizzate dai giovani aspiranti artisti possono resistere più e meglio a vandalismi e deturpazioni inevitabili per ogni “lavoro di strada”. Sono anni – tanto per capirsi – che il muro strappato al degrado del liceo Da Vinci, frutto di una collaborazione tra il Da Vinci ed il Vittoria, è quasi intatto, senza scritte cretine ed altro. Che voglia dire qualcosa un progetto del quale i ragazzi (non solo quelli che lo hanno realizzato) si sentono protagonisti e anche un poco custodi? Che voglia dire qualcosa far crescere collettivamente un’idea anziché imporla con strombazzamenti esagerati (senza per altro averla proposta e fatta condividere alla città)?

 

Meglio essere chiari. Lungi l’idea che il sottopasso a righe sia uno scandalo. Nessuna fisima sul bello o sul brutto, diatriba che non troverà mai una sintesi. Interessa, piuttosto, capire che tipo di percorso avranno la trasformazione e la valorizzazione dei luoghi attraverso l’arte. Ci sono altri sottopassi affidati alle bombolette e ai pennelli dei “senza catalogo”. Lì, a differenza della corsa da record a cancellare alcune scritte apparse fin dal giorno dopo l’inaugurazione in via Canestrini, il Comune non è parso curarsi con sollecitudine di vandalismi e scemenze. Se l’abbondanza di comunicati istituzionali su via Canestrini come laboratorio d’arte a (quasi) cielo aperto fosse l’inizio di qualcosa di veramente nuovo, trasparente e coraggioso (o solo di meno approssimativo) ci sarebbe solo di che essere contenti. Fiduciosi? Beh, non esageriamo.

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