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| 29 mag 2025 | 16:12

Caro Governator Fugatti, ma un po' di autocritica sulla Music Arena? Di anno in anno il buco si allarga e la toppa costa sempre di più

DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 29 maggio 2025

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

Egregio signor Governatore. Mi permetta di distrarla un attimo dalla sua legittima – appena un pochino esagerata - ambizione di eternità (politica). No, stia tranquillo. Non mi sconfinfera la controversa questione del terzo mandato alla guida di una Provincia per nulla “autonoma” dalle faide. Le faide, cioè, tra la sua Lega (brancolante ma puntellata da un paio di formazioni civicamente ossequiose) e i Fratelli e le Sorelle che Lei sta costringendo a prolungati attacchi di bile (il che, sinceramente, diverte). Il brutto del trattarsi in cagnesco tra alleati sempre più apparenti rischia di diventare il bello (si fa per dire) di una politica nella quale a voi (maggioranza) tocca inventare l’inimmaginabile per suscitare un minimo di curiosità (l’interesse è altra e nobile cosa). Se la Corte Costituzionale le darà il via libera, tanti auguri e buona, futura, campagna elettorale. Buona fortuna a Lei e a quanti – al suo opposto - proveranno a farle le scarpe arrivando come purtroppo spesso accade solo in zona Cesarini alla costruzione (complicata) di una possibile alternativa.

 

Come dicevo, egregio Presidente, non è per questa faccenda che la scomodo. Il tema – lo so - è una quisquilia rispetto ai guai veri di un Trentino ricco ma drammaticamente povero per i troppi che campano in affanno, che incappano in una sanità che una volta era un orgoglio di efficienza e che oggi cura per tempo solo chi ha i soldi per non morire di attesa. Il tema che le propongo è la musica e più specificamente il suo trip permanente (che non condanno a priori): la Trento Music Arena. Ormai è assodato: Lei se le canta e se le suona da solista imperterrito. Però lo fa stonando. A dirla tutta per gli stonati (eroi di coraggio nell’imperfezione) nutro non poca simpatia. Ma la simpatia può purtroppo virare verso un sentimento poco nobile nel dover considerare che Lei sembra perfino godere del suo andare fuori ritmo.

 

Portando nel 2022 Vasco Rossi a Trento senza per nulla badare alla esorbitante e scandalosa spesa pubblica imposta al Trentino Lei s’era lanciato in un acuto (stonato, anzi stonatissimo) che a Pavarotti gli fa un baffo. Forse Lei era convinto che la storia non avrebbe mai presentato il conto. Se tuttavia tutto si fosse fermato a quel magnifico s/concerto (delle casse provinciali, cioè anche mie che pago le tasse) il tempo non sarebbe stato comunque galantuomo ma l’inesorabilità della dimenticanza dopo grida ed urla impotenti le avrebbe di sicuro dato una mano. Ma probabilmente le dà troppo piacere (ognuno è padrone della propria perversione) alzare i toni della stonatura. Così dopo Vasco Lei ha continuato ad insistere con la strampalata teoria della Trento Music Arena, e quindi del come precipitare in un pozzo economico senza fondo un’intuizione che avrebbe potuto essere felice se fosse stata gestita in altro modo. Non si pretendevano né lungimiranza né condivisione ma solo un briciolo di umiltà, intelligenza e buon senso. Invece no. Ligio alla filosofia della “toppa più grossa del buco”.

 

Lei ha imposto una perseveranza a perdere (perdere sempre e più soldi pubblici) negli eventi musicali organizzati contro logica in una landa sovradimensionata e inadeguata. Il 2023 della Sua “Music Arena” passerà ai posteri come esempio di masochismo sotto diversi punti di vista. I privati (e miracolati) ai quali si rivolse con l’angoscia di dare seguito all’irripetibile (Vasco) buttarono lì un costoso festival di artisti, cantanti, tacche e mezze tacche in salasa “trap”, aggravando l’inconsistenza con la foglia di fico di una solidarietà farlocca (agli alluvionati romagnoli) fatta di briciole offensive nel mentre chi vomitava rime improbabili e pure sessismo dal palco incassava compensi per nulla compensati dagli incassi alla biglietteria. Governatore, pur stonando Lei si deve essere reso conto che quando è troppo è troppo e così, siamo al 2024, si deve essere ricordato del “muoia Sansone” condannando al capestro economico un Centro Servizi Culturali Santa Chiara che non poteva permettersi di rifiutare l’organizzazione del nuovo tonfo della Music Arena.

 

Harakiri prevedibile, anzi scontato, perché pur cambiando la proposta il prodotto non cambia se il mercato musicale nazionale (che fa i conti e li fa bene) ti obbliga solo a scelte di ripiego. Scelte che organizzativamente costano quanto i big senza garantire un pubblico che copra almeno in parte le spese. Il risultato? Un insulto alla decenza politico amministrativa con annessa perfidia. Centro Santa Chiara in sprofondo rosso. Centro Santa Chiara commissariato. Centro Santa Chiara ridotto a “capro espiatorio” di manchevolezze che stanno tutte di casa in piazza Dante (non in via Santa Croce, sede dell’ente culturale). Caro Presidente, i dati appena pubblicati – il bilancio di un ente che senza l’imposizione della Music Arena sarebbe stato quasi da guinness per la crescita di attività, consensi ed incassi, non la toccano? Nemmeno un po’ di autocritica? Di ripensamento? Lei dirà “ma che problema c’è”? Lei dirà “Il Santa Chiara lo abbiamo messo nelle peste per poterlo risanare al meglio, ripianando quel che c’è da ripianare (di nuovo, con i soldi della comunità)? Facile no? Che sarà mai qualche altro milione in più di denaro pubblico da utilizzare per ripianare debiti che non ci sarebbero mai stati se la Music Arena fosse stata una prospettiva seria anziché un capriccio senza alcun progetto serio, senza considerazione dei pro e dei contro, senza un’analisi credibile delle potenzialità, eccetera?

 

Egregio Governatore, non sarà che sì è avvitato? Archiviati tre pasticci (dal 2022 al 2024), esautorato il Centro Santa Chiara (per l’ente una fortuna), siamo alla vigilia di un’estate 2025 che alla Music Arena promette scintille spente. La Friends and Partners (multinazionale dello spettacolo live) con la sua italica emanazione che si chiama Magellano è subentrata con un programma a tappe che porterà sul palco tanti “signori artisti” che però allo stato attuale delle vendite dei biglietti non promettono certo folle oceaniche. Biglietti cari (carissimi per la verità) per concerti “in piedi” che costano poco meno dei posti numerati negli stadi e nelle arene vere. Concerti in duo o trio (più artisti nella stessa serata) che mescolano i generi agli antipodi tra loro nella legittima speranza di mescolare anche i pubblici dell’uno o dell’altro cantante o gruppo (cosa per nulla scontata). Di più, situazione logistica dell’Arena che resta quella: una “sconfort zone” poco invitante e piuttosto disagevole in un’epoca in cui il “caro concerti” si giustifica anche con la comodità di fruizione.

 

Caro Presidente, la prego, quando gli organizzatori di quest’anno verranno a battere cassa – (sperando davvero che non ce ne sia bisogno, ma tant’è) si passi una mano sulla coscienza. Un ripensamento non è un’onta ma fa la differenza, anche se tardiva. L’idea di dotare Trento (il Trentino) di un luogo di spettacolo all’altezza di una dimensione non solo “provinciale” non è da buttare. Senza ipocrisia mi spingerei a dire che le fa onore se non fosse che tra il suo immaginare ed il suo fare c’è stata di mezzo un’improvvisazione improvvida. Ma se davvero ci crede – (e ci creda, non dubito) la smetta di stonare. Può farlo – se vuole – recuperando analisi ed idee antiche ma attuali sulla necessità di una struttura per i concerti utilizzabile tutto l’anno per due/tremila posti che possono raddoppiare nella bella stagione utilizzando palco, strutture fisse e tecnologie sulla quali “investire” una sola volta per ammortizzarle negli anni. Non è farina del mio sacco anche se nel mio passato di consigliere d’amministrazione del Centro Santa Chiara e di vicepresidente del Coordinamento Teatrale Trentino un po' di quella farina ho vanamente provato ad usarla a partire da una quindicina di anni fa.

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