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| 12 mar 2025 | 18:15

Comunali di Trento la destra non s'è desta e la figura è imbarazzante ma chi attacca Demarchi per il cambio di casacca non vede la trave nel suo occhio e il pericolo è l'astensione

DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 12 marzo 2025

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

Senza offesa. Senza offesa per quelli che ci metteranno la faccia: saranno tanti anche se compilare le liste in quest’epoca di disincanto (eufemismo) per la politica non è stata una passeggiata. Per nessuno. Sorriderà sulla carta e sul web anche chi sa di esserci sì, ma solo per “fare numero”. Si mostreranno tutti più o meno felici (la fotogenia è infida) e speranzosi: sui “santini”, sui volantini. Più di tutto, più di sempre, imperverseranno sui quei “social” che ci ammorbano: pc e cellulari in eccesso di scemenza. Ma forse si risparmierà carta.

 

Senza offesa per nessuno. Senza offesa per sinistra, destra, centro, né di qua né di là, di lato e di sbieco, davanti e di dietro. Senza offesa per una politica che appare sempre più confusa, personalistica. Spesso più affaristica che valoriale.

Senza offesa ma senza negarsi un timido tentativo di umorismo utile a salvarsi da una situazione – harakiri a destra ma anche eccessi di sicumera sul versante opposto - che ha del tragicomico. Eh sì, il quadro della contesa elettorale per eleggere il sindaco di Trento è finalmente completato.

 

Alla fine correranno in sei: Ianeselli, Goio, Demarchi, Bortolotti, Geat e Gabrielli. Sei aspiranti sindaco/a, tre coalizioni di partiti (più o meno) e civismi delusi. Messa così – orca che impegno, bestia che ricco panorama di differenze – si potrebbe anche azzardare un accenno di soddisfazione (corsa affollata uguale democrazia?). Si potrebbe, ma invece non si può. No, perché a causa del masochismo della destra quella che va ad incominciare più che una campagna rischia di passare alla storia (scusate l’esagerazione e l’improprietà del termine) come una “scampagnata elettorale”. Per chi? Per chi pare avere la vittoria in tasca senza quasi dover combattere. Pronostico (sempre smentibile, ovviamente) da leggere in controluce perché esistono anche le vittorie di Pirro e qui si cercherà, umilmente, di spiegare l’eventualità.

 

C’è un’ampia e quanto mai “gasata” aggregazione: un centro sinistra che se fosse elegante ergerebbe un monumento ai suoi malandati avversari a destra. Se fosse una squadra di calcio, oggi il centro sinistra potrebbe probabilmente mettere in campo anche gli sciatici ed i mutilati. Riuscendo comunque a far bottino. C’è, dall’altra parte, una destra che ha scelto di lottare non contro gli avversari ma contro sé stessa. Non lo ha fatto solo in questi ultimi mesi. I mesi tafazziani con Tafazzi che s’inchinerebbe a chi ha saputo massacrarsi le parti intime molto più di lui. Forse solo Ionesco con il suo teatro dell’assurdo potrebbe venire a capo dell’avanspettacolo di s/candidati a sindaco tirati goffamente per la Giacca, ipotizzati un’ora prima e dimenticati un minuto dopo, venduti alla pubblica e disorientata opinione come “possibili” senza nemmeno chiedere loro se fossero stati disponibili ad un preventivabile martirio. Del marasma che pencola verso destra non s’è capita un tubo. O forse s’è capito anche troppo. Forse hanno pensato che “non vale la pena” dannarsi il voto in una città che storicamente ha spernacchiato la destra (marginale) più per “consuetudine” che per capacità, slancio, innovazione, respiro.

 

Un candidato spendibile per la destra che a Trento sarebbe comunque partita con l’handicap non poteva uscire dal cilindro, specie se i prestigiatori assomigliano più all’impacciato mago Mac Ronay che a Silvan. Un candidato andava “costruito”, semmai, nel tempo. Altrimenti l’opposizione a che serve? Se va così – ed a Trento è andata così – restano solo i mugugni di un “liberi tutti” che polverizza l’eventuale destra in liste apparentemente opposte al centro sinistra ma nella realtà opposte l’una all’altra: Fratelli, Lega, Forza Italia da una parte, il partitino dei “Patt-i” mai del tutto chiari dall’altra. Ad intuito ci deve essere stato il cagnesco, e nemmeno poco, ad orientare le mosse di alleati che in Provincia stanno insieme perché c’è ciccia ma immaginando quasi impossibile la conquista della città capoluogo “se le danno” tra loro. Con scarso ritegno e con curiosi controsensi. Ad esempio una lista che porta il nome di Fugatti che appoggia un candidato al patibolo politico (il giovane Demarchi, targato Patt) mentre la Lega (di Fugatti) sta con la signora Goio assieme a Fratelli (coltelli) d’Italia e Forza Italia. Mah, contenti loro.

 

I cinque personaggi in cerca di ardore (elettorale) sono tutti degni: ci mancherebbe. Ma approcciarsi a queste elezioni rincorrendo l’oggettività pare davvero complicato. Ianeselli, il post/destà per via della sua attitudine a farsi riprendere sempre e comunque in primo piano, potrebbe probabilmente andarsene in vacanza nei prossimi due mesi. E poi firmare la nomina bis: in surplace. Non lo farà perché l’occasione di stravincere è troppo ghiotta e perché dietro l’angolo del 4 maggio sembra esserci un trono da Re Sole anziché una semplice (seppur importante) poltrona da sindaco. Tuttavia c’è un rischio, nemmeno troppo ipotetico. C’è il rischio che la “scampagnata elettorale” tra fronti decisamente impari (nonostante Geat e Bortolotti non ci stiano all’idea di essere in competizione solo per testimonianza) convinca a disertare le urne a molti più elettori di quanto la lontananza tra politici e realtà facesse temere prima del cabaret nel centro destra.

 

Gli elettori dello sfilacciato, non rammendabile, centro destra potrebbero disertare in massa. Per manifesta incomprensibilità. Sì, ci sarà un traino nazionale (meloniano), ma difficilmente sarà abbondanza. Ma l’attrattività di una partita che assomiglia ad uno scontro tra Real Madrid e il Real Lapislazzuli potrebbe allontanare dalle urne anche molti elettori del centro sinistra. Correre in soccorso dei probabili vincitori? Di solito accade dopo il voto, quando c’è da arraffare qualche prebenda anche di poco conto. Difficilmente accade prima. Insomma, in questa contesa senza pathos potrebbe crescere ancora (e forse a dismisura) il partito dei “non votanti” e chi dovesse pavoneggiarsi di un successo costruito su mezza città della mezza città che sceglie, beh non sarebbe un genio.

 

Si vedrà, il vestito da Cassandra ci va stretto. Nell’attesa, però, quel che si è visto, si sta vedendo e forse si vedrà grida vendetta al cielo del buon gusto. La destra – come si è detto – non s’è desta e non si desterà (almeno sotto il Nettuno). Non che ci si aspettasse che l’armata Ianeselli mostrasse comprensione per i loro guai, questo no. Ma nemmeno è accettabile il bullismo di chi non pago dei pronostici se l’è pigliata piuttosto beceramente con un ragazzo che accettando di candidare a sindaco per il Patt meriterebbe la considerazione che si deve ai martiri. Invece è toccato sentire il segretario del Pd che infieriva sul suddetto, accusandolo di incoerenza per via del fatto che cinque anni fa candidò per il Pd in una circoscrizione, raccogliendo una miseria di voti. Inutile ricordare al pimpante segretario (si fa per dire) la storia della pagliuzza e della trave (negli occhi)? No, non è inutile alla luce (spenta) del fatto che con Ianeselli (e dunque anche con il Pd che è fulcro della sua coalizione) si sono acquartierati anche coloro che cinque anni fa volevano fare il sindaco (e la sindaca) al suo posto.

 

Se il giovane del Patt bistrattato è reo di piroetta, Zanetti e Carli (che contro Ianeselli e il centro sinistra spararono ad alzo zero) cosa sono? Equilibristi da Circue du Soleil? Se vale la regola dello “scurdammoce o passato” dovrebbe vale per tutti. La coerenza è roba seria e il “Chi non ha peccato” difficilmente (purtroppo) frequenta la politica. Cambiare idea è lecito, certamente lecito. Non è lecito, però, il bullismo dei censori strabici. Questa, in ogni caso, è solo una bazzecola: miserie, semiserie. Ciò che non è una bazzecola è la sensazione di un voto che potrebbe evidenziare un alto tasso di disinteresse e di passione, al minimo dell’incertezza, costruito più sugli sfottò che su un reale, salutare, confronto. Un distacco/stanchezza che renderebbe carta straccia i programmi sull’uno e sull’altro fronte. Un distacco contro il quale la politica – tutta – dovrebbe provare a fare fronte comune.

 

Nulla di cui offendersi dunque. Molto di cui preoccuparsi.

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