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| 05 marzo | 12:51

Faraualla a Vezzano, le voci di una rassegna che ha colmato un vuoto

Sabato 7 marzo termina la seconda edizione di "Paesaggi sonori" che ha proposto le musiche dal mondo (Italia, Sud America, Oriente, Celti) nel segno dell'incontro, dei ponti e dell'intreccio tra culture. Un pubblico al quale erano stati negati inspiegabilmente qualità e divertimento degli Itinerari Folk ha ritrovato una proposta che merita attenzione e sostegno
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Di Carmine Ragozzino - 05 marzo 2026

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

 Sud America, Balcani, Oriente, area celtica. E ancora Italia, dal nord dell’inizio al sud di fine rassegna. Il tutto – viaggio comodo a spesa infima, sedendo nelle poltrone di un teatro - Vezzano - che ha l’ambizione di diventare un punto di riferimento (e soprattutto di vivacità qualitativa) in una geografia che non può relegarsi alla zona dove è collocato.

 

 Eh sì, la seconda edizione di “Paesaggi sonori, musica dal mondo in valle dei laghi” è quello che mancava e, nel contempo, quello che si spera possa consolidarsi e crescere nei prossimi anni. Una proposta di cultura (non certo solo musicale) che costruisce ponti in un’epoca di muri e affarismi mortali. Un’ offerta di spettacoli dove la contaminazione nobilita la tradizione e la proietta nel presente attraverso i ritmi ed i contesti sanamente popolari che li hanno determinati.

 

 A “Paesaggi sonori”, il calendario che da ottobre a marzo ha impegnato l’associazione Arte Laghi per la direzione artistica di Mauro Odorizzi e Lorenzo Bernardi, va dato indubitabilmente il merito di aver colmato un vuoto, rimediando all’incomprensibile archiviazione – purtroppo ormai datata – di quegli Itinerari Folk per anni avevano saputo costruire a Trento (con richiamo provinciale) un pubblico attento, partecipe, motivato e perfino innamorato delle mille e mille emozioni che la “world music” è in grado di suscitare con genuinità, empatia e soprattutto maestria tecnica nel dominio degli strumenti (molti sconosciuti ai più).

 

 La fine degli Itinerari Folk, che furono un “cult” della programmazione estiva del Centro Santa Chiara nella perfetta sede del cortile delle scuole Crispi, è un scelta che seppure avrà di sicuro avuto qualche ragione economica, rimane inspiegabile alla luce di spettatori sempre più numerosi e coinvolti da concerti dove lo scambio ed il confronto tra culture hanno rappresentato una filosofia utile non tanto allo spettacolo quanto alla necessità ormai drammatica che i popoli possano incontrarsi, capirsi, stimarsi e convivere.

 Certo, dopo gli Itinerari c’è stata qualche sporadica esperienza, qualche proposta che si deve molto alla caparbietà di Mauro Odorizzi. Ma solo con “Paesaggi sonori” – un seme gettato nel 2024 e cresciuto bene ed in fretta tra lo scorso e quest’anno – si può finalmente parlare di continuità e di un evento strutturato. I sei appuntamenti messi in scena hanno permesso di viaggiare con e dentro le musiche del mondo e dell’area mediterranea in particolare. Ma non solo: c’è stato spazio per la didattica applicata alla musica, per il ballo, per un’interessante sinergia con le associazioni di zona chiamate a collaborare agli appuntamenti. Insomma, quello che si chiama “progetto”.

 

 Un progetto che si spera possa trovare in futuro l’attenzione ed il sostegno di chi (in Provincia, assessorato alla cultura) può  garantire – se vuole – lo sviluppo delle buone idee. Dopo aver proposto le meraviglie dell’organetto diatonico con Beppe Gambetta, l’energia speziata del Sud America dei Surrealistas, la Sicilia che non t’aspetti degli Avantaluna, il caldo (ritmico) che scalda il nord celtico dei North Wind, l’Oriente meticcio dei Pergamos Projetct, la rassegna “Paesaggi sonori” si conclude questo sabato (7 marzo, ore 20.30) dedicando spazio allo strumento più duttile ma anche più complicato: la voce. Anzi le voci di una polifonia tanto incantevole quanto attenta a non deragliare nel solo virtuosismo.

 

 Sono le quattro voci (che sembreranno una sola o tante, tantissime) delle pugliesi Faraualla. Qualcuno (anzi molti) le avranno recentemente viste come ospiti di “Via dei matti numero zero”, il porto franco (e luogo magico per le scoperte) delle note belle e inedite gestito dalla coppia Bollani/Cenni su Rai Tre. Un breve cenno di talento che ha lasciato il segno quello delle Faraualla. Il loro non è solo un “cantare popolare” ancorato alla Murgia: è un continuo sperimentare le possibilità della voce nel trasformarsi in gioco e in comunicazione, nell’improvvisare e nel ripercorrere territori e comunità, natura e sentimenti.

 

 Un gruppo – le Faraualla – difficile da raccontare ma facile, facilissimo, da suggerire per un appuntamento che si annuncia ad alto tasso di suggestione. Con Le Faraualla – volutamente collocata alla vigilia dell’8 marzo, “Paesaggi sonori” vuole fare la sua parte nella celebrazione dei 100 anni della Coralità Alpina (che nella fattispecie diventa anche marina), aprendo una finestra importante alla collaborazione con le realtà corali della valle dei Laghi: il coro Valle dei Laghi di Padergnone e la Corale La Gagliarda (che saranno coinvolte nella serata).

 

 Ma c’è di più. Con lo spettacolo di sabato “Paesaggi sonori” butta lì anche una sorta di trailer di quella che sarà la rassegna del prossimo anno: una vetrina dei virtuosi della chitarra e del protagonismo (mai abbastanza) delle donne nel mondo della musica a radice tradizionale che sposa passato, contemporaneità e futuro. Verrebbe da dire “lunga vita” a rischio dell’accusa di sbilanciamento. Chissenefrega: “Lunga vita” – diciamo allora – a chi “non ti frega”. Con il folk, la musica dal mondo con tutti i suoi intrecci, la qualità di interpreti e cultori le “fregature” non sono mai dietro l’angolo (specie quello del mercato). Mica è poco.

 

 

 

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