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| 04 set 2025 | 13:04

Il Pd se la prende con Gerosa tra le palline e scivola sulla 'critica a salve': così l'opposizione deraglia nell'inutilità

DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 04 settembre 2025

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

Sarà anche vero – così come sentenziano due consigliere provinciali del Pd – che le “le immagini trasmettono contenuti quanto le parole”. È certo – però – che le parole trasmettono oltre ai contenuti anche l’impostazione mentale di chi le pronuncia. Ebbene, le parole usate da Lucia Maestri e Francesca Parolari per bacchettare l’assessora provinciale all’istruzione con nota “ufficiale” del Pd lasciano di stucco. I fatti? L’assessora Gerosa, assieme ad alcuni funzionari dell’istruzione, ha compiuto la tradizionale “visita pastorale” che all’inizio di ogni anno scolastico gli amministratori pubblici (tutti, dei governi di qualsiasi colore) effettuano per augurare il meglio a bambini, ragazzi, studenti e personale delle scuole di ogni ordine e grado.

 

Un rito innocuo, segnato a volte da eccessi di retorica e a volte – per fortuna – semplicemente “normale” nei discorsi, nelle pose e negli auspici. Ebbene, la visita dell’assessora ad alcune scuole dell’infanzia di Trento – simbolicamente allargabile a tutte quelle della provincia - ha fatto trasecolare le due consigliere di opposizione. Se la sono presa con una fotografia – diffusa dalla Provincia – nella quale la Gerosa, i funzionari (ma anche le maestre) sorridevano da dentro una “pallestra” di palline colorate. Apriti cielo: il cielo di una polemica per la quale Maestri e Parolari si sono impegnate in un sunto pedagogico con annessa penna rossa per bocciare senza appello l’assessora “rea” – a loro dire – di veicolare un’immagine culturalmente sbagliata.

 

Cosa ci sarebbe di clamorosamente sbagliato e fortemente pressappochista nel “bagno” collettivo nella “pallestra”? “Questo percorso educativo per i percorsi di psicomotricità (le palline) è stato abbandonato via via nel tempo, dai nidi alle scuole per l’infanzia, in quanto totalmente inadeguato dal punto di vista educativo e pedagogico”. E così – al netto della ripetizione (educativo) che ignora la virtù della creatività nella scrittura – via con una bocciatura della plastica come materiale incapace di stimolare il bimbo. Sarà pur vero (chi siamo noi per contestare gli esperti) ma non pare davvero questo il punto. Il punto è il deragliamento - probabilmente pure un po’ autolesionistico – di una modalità di opposizione che su una facezia architetta un “caso”. Una questione catalogabile perfino con un certo imbarazzo alla voce “esagerazione”.

 

Può essere – infatti – che prima di “tuffarsi” tra le palline assessora, funzionari e maestre avrebbero dovuto consultare l’enciclopedia pedagogica, convocare luminari, per concludere che forse era meglio offrire al pubblico la solita immagine stantia di una fotografia classica, tipo quelle usa e getta dei tagli di nastro, delle strette di mano, eccetera. Ma scomodare l’argomento della “diseducazione” per un’immagine che – bontà loro – le stesse consigliere con la bacchetta ammettono che voleva essere “simpatica, scattata in un momento di gioia” lascia basiti. Sì, basiti: lo stesso termine che Maestri e Parolari hanno usato come prologo al loro intervento censorio. Una foto – quella foto – pare né più ne meno che una spontanea dimostrazione di allegria (e perché no, di serenità). L’hanno scattata dentro un asilo – territorio di crescita e di gioco – e non ai margini si un convegno sulla metempsicosi.

 

Se di quando in quando la politica – gli amministratori – usassero anche ironia ed autoironia, abdicando all’eccesso di serietà, non si dice che debbano essere applauditi ma nemmeno crocifissi con considerazioni abnormi. Noi, tanto per dire – ne saremmo piacevolmente stupiti. Di abnorme – tanto per chiarire – è il commento finale dell’intervento delle due piddine: “La foto rende purtroppo l’immagine del livello pedagogico e culturale dei soggetti istituzionali che dovrebbero essere di riferimento, di indirizzo e di rilancio innovativo per tutto il settore dell’educazione trentina”. Se per l’assessora la solenne bacchettata delle consigliere Pd può rientrare nel “gioco delle parti” (quello che in politica fa fare a tutti passi da gambero, cioè sempre indietro) per gli altri protagonisti della foto (le maestre, ad esempio) non siamo troppo lontani dall’assurdo. Se poi nella foto ci fossero stati pure i bambini felici? L’opposizione sarebbe stata probabilmente ancora più ferocemente scandalizzata. “Ecco – immaginiamo – strumentalizzano i pargoli”…eccetera.

 

Non ci siamo, davvero non ci siamo. Ci si aspetta che l’opposizione al governo provinciale – su cui non si dubita della bontà degli argomenti che sono tanti e spesso seri – non precipiti nella sindrome della “critica a salve”. Che lascino perdere le foto ingenue. Che non arzigogolino sul poco o sul nulla. Che si concentrino – se ne sono capaci e se ne hanno voglia – su polemiche “comprensibili” a chi – leggendo la nota anti palline – si domanda senza sapersi dare risposta se in consiglio provinciale hanno tempo da perdere. Occhio, costoro – noi compresi – hanno sullo stomaco come peso irrisolvibile stipendi, gratifiche ed arretrati del tutto incoerenti con la “fatica” richiesta ad un consigliere provinciale. Bene (anzi, male): che almeno i miracolati del compenso si sforzino di essere un minimo intellegibili. Chi governa (e la sua maggioranza) nel non credersi infallibili con aggravio di arroganza. Chi sta all’opposizione nel non toppare le critiche con uno scandalismo di scarsissimo cabotaggio. La politica – specie quella di opposizione - dovrebbe essere una palestra di serietà. Con questa storia della foto rischia di diventare una presa per le….palline.

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