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| 03 nov 2025 | 16:38

Meteo cultura? A Pergine c'è spesso Aria buona

Sta entrando nel vivo la stagione di teatro (ma anche danza, musica e altro) che grazie ad lavoro di un sodalizio artistico organizzativo instancabile ha visto crescere negli anni pubblico e consensi. L'intreccio dei linguaggi espressivi alla ricerca di chiavi per interpretare presente e futuro. Un cartellone dove nomi noti e compagnie innovative convivono senza problemi nei gusti di spettatori che ormai hanno imparato a "fidarsi" delle diverse proposte
DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 03 novembre 2025

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

 Il meteo della cultura a Pergine (luogo di proposta che è da tempo si è imposto come un riferimento provinciale) segna Aria buona. Aria frizzante, corroborante. Insomma, piacevole. Aria Teatro ormai da molti anni – tanto ma guardando al futuro è poco – è la realtà che oltre a gestire sé stessa (le sue produzioni, portate in scena con successo anche fuori regione), ha trasformato il teatro di Pergine in una fucina di vitalità, coinvolgimento e aggregazione sociale di indubitabile rilievo.

 

 Lavorano, eccome se lavorano, quelli di Area Teatro. Lavorano “dialogando”: il territorio, le associazioni, i festival, le altre compagnie professionali che si sono progressivamente affermate come volano di innovazione in un Trentino che fino a non troppi anni fa era statico e piuttosto chiuso. Lavorano, bella sintonia, i professionisti del palco e della creatività (Aria è un sodalizio a competenze e varie) con i volontari senza i quali ogni iniziativa è improba.

 

 Lavorano da “impresa” ad Aria Teatro  (danno lavoro e costruiscono professionalità, insomma) anche alle “stagioni” di un teatro sempre più aperto e dunque sempre più partecipato. Un teatro di incroci e di contaminazioni quello marcato Aria: la prosa, certo, ma anche la musica, danza, letteratura, cinema, incontri. E molto altro.

 

 La stagione di appuntamenti che per la verità è già incominciata ma che da questa settimana entra ancora più nel vivo dell’intrigante parla – così come è sempre stato negli ultimi anni – una molteplicità di linguaggi che tuttavia non sono una Babele. Né sono elucubrazioni per i complicati del pensiero. Sono, al contrario, i linguaggi stimolanti di un contemporaneo che per scelta dichiarata degli organizzatori non vuol mai correre il rischio della nicchia. Né di quel “recitarsi addosso” che purtroppo – anche se meno frequentemente che nel passato – considera il pubblico una variabile indipendente.

 

 “No, questo è un pericolo che davvero non corriamo – spiega Denis Fontanari, anima di Aria Teatro e direttore artistico del Teatro di Pergine – perché gli spettacoli che portiamo li andiamo a vedere con l’obiettivo di crescere, di stupirci noi per primi”. Pare, anzi è sicuro, che il pubblico condivida il “metodo” se è vero che gli abbonamenti crescono così come lo sbigliettamento. Pare, anzi è sicuro, che la fidelizzazione del pubblico, sia ormai per Pergine un fatto assodato tanto per l’offerta meno rischiosa (gli spettacoli di cartello, con attori affermati) quanto e forse perfino soprattutto per quelle realtà, quelle compagnie, che fanno dell’innovazione, del coraggio e dell’irrituale un dna capace di leggere il presente con maggiore incisività ed intensità.


 La stagione di quest’anno è così – ancora una volta – un esempio di coerenza ad una filosofia sulla quale Aria Teatro non arretra: il dibattito civile, i valori da difendere e rilanciare con il vocabolario emozionale delle arti da palcoscenico. L’unico vocabolario che in quest’epoca grama può – forse ma doverosamente – aiutare a non perdersi e a non alzare bandiera bianca. Da stagione “doppia” – le scelte un po’ più avanguardistiche di Aria Teatro e quelle per così dire un po’ più classiche del Comune – il cartellone di Pergine è diventato un calendario di virtuosa mescolanza dei pubblici che accettano volentieri la sfida di non rintanarsi nel proprio gusto e nelle proprie aspettative. Risultato? Tanti posti occupati (e tanti applausi) anche per le proposte che forse altrove faticherebbero.

 

 Di proposte nella stagione 2025/26 del Teatro di Pergine ce ne sono tante e spesso di così tanta curiosità che sarebbe opera ingiusta segnalarne solo alcune a scapito di altre. Tuttavia il rischio va corso – compreso il rischio di sbilanciarsi nell’indicare alcune chicche che fanno parte tanto della stagione quanto del ricco (di sfide) del “Fuori stagione”. Ad esempio – per restare allo spettacolo più vicino, giovedì 6 novembre – “Il fuoco era la cura”, una creazione di Sotterraneo, gruppo di artisti pluripremiato che Aria Teatro non smette mai di ammirare se è vero che a Pergine è ormai di casa. Un futuro in cui leggere è proibito e dove i pompieri bruciano libri anziché spegnere incendi. Che sia davvero solo futuro o che sia – anzi è – una metafora amara su un presente di stupidità al potere e di annullamento progressivo del pensiero?

 

 Nemmeno “Le prenom”, cena tra amici” può essere ignorato nelle segnalazioni (il 12 novembre). La comicità e il sarcasmo, l’ipocrisia e le fragilità, un “confronto” ad alta scuola recitativa nel quale – c’è da scommettere – anche il pubblico dirà la sua. Con “Re Lear è morto a Mosca” (19 novembre) giovani attori talentuosi reciteranno un Cesar Briè che mette in scena storia e magia. Classicità sì’, ma più moderna che mai. Il “fuori stagione” il 26 novembre avrà un “Retrogusto pop” che proverà a svelare l’universo femminile agli uomini. Viva il grottesco e viva una verità: gli uomini sono – disgraziatamente – duri a capire. Il 27 novembre la coppia Scommegna/Fabris porterà sul palco quel “Io resto qui” di Marco Balzano che ha fatto diventare la Val Venosta un caso letterario di rara intensità tra resistenza, guerre, fascismo e ingiustizie.

 

 Per le “Note a margine” – che sono invece centralissime – occorre arrivare a dicembre per incontrare quella compagnia dei Gordi che senza proferire parola parla, orca se parla, di vita, morte, memoria e di un teatro strabiliante. Con “Rumba”, Ascanio Celestini chiuderà a Pergine (in gennaio) la sua trilogia dei poveri cristi (gli emarginati di ogni ordine e degrado). Ci sarà spazio – sempre a gennaio – per l’Abacadraba di Babilonia Teatri (gli attori che ora dirigono Pergine Festival). A febbraio arriverà Caterina Guzzanti nelle vesti di autrice e regista delle dinamiche di coppia. In marzo tornerà Andrea Pennacchi, sempre più mattattore, che si cimenterà con la biodiversità anche per marcare la sua diversità (in positivo) da tanti protagonisti del palco che la Tv e il cinema sono spesso riusciti a guastare.


 Non è tutto, ma c’è di tutto. Così come c’è “Rita”, ultima produzione di Aria Teatro (con Denis Fontanari e Monica Garavello) che in febbraio affronterà il salto triplo di parlare con delicatezza e rispetto il trauma di “lasciar andare” chi si ama. Come chiudere? Forse come dice il direttore artistico del teatro di Pergine (così facciamo meno fatica): “Coinvolgere il pubblico con la bellezza. Bellezza dei testi nuovi e vecchi, dei corpi e delle immagini, dei contenuti e delle interpretazioni. Vogliamo divertire, talvolta inquietare, magari in qualche momento riuscire anche a rivelare”. E ancora: riconoscersi, aprirsi.

Bella chiusura, ma questa (la nostra) è meglio: “Fidatevi e bazzicate il teatro di Pergine, non ve ne pentirete”.

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