Nuovo Cda del Santa Chiara, dal Pd l'attacco ai nominati (''premio fedeltà'') ma la critica è stucchevole e le competenze (questa volta) ci sono davvero

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino
Chi si loda si imbroda? Corro il rischio (e mi scuso anticipatamente con i lettori). Semplicemente voglio rispondere alla richiesta (via interrogazione) della consigliera provinciale Lucia Maestri (Pd). Nemmeno all’indomani (anzi, immediatamente) della nomina del nuovo consiglio di amministrazione del Centro Servizi Culturali Santa Chiara, Maestri ha usato la penna rossa di chi sta sempre in cattedra per bocciare le scelte. Con un motto stantio.
“Sono solo premi fedeltà – ha sentenziato la consigliera – che ignorano competenza, professionalità, esperienza e preparazione tecnica”. Dopo (o contemporaneamente) alla condanna senza processo delle nomine per la parte della Provincia la consigliera ha chiesto “l’elenco esatto ed i relativi curriculum di tutti i soggetti che hanno presentato la loro candidatura”.
Ecco, è qui che voglio venire incontro alla consigliera Pd, evitandole l’attesa della risposta alla sua interrogazione. Io sono tra coloro che erano candidati per il Cda del Santa Chiara. Lo ho fatto perché in quell’ente culturale ci ho lasciato il cuore per essere stato nel passato consigliere di amministrazione per un decennio. Un altro po’ di anni li ho passati nel consiglio direttivo del Coordinamento Teatrale Trentino, giungendo alla carica di vicepresidente prima della defenestrazione per “lesa maestà” da parte di un sindaco di Trento poco incline ad accettare i miei sfottò per un suo eccesso di narcisismo via “social”. Non so – lo spero – se al Centro Santa Chiara arrivai per “capacità”. Forse una vita spesa per promuovere cultura anche da giornalista – sulle pagine culturali da me gestite al “fu” Trentino dopo il “fu” Alto Adige – convinsero l’allora sindaco Pacher a nominarmi nel mentre ero consigliere comunale. Certo è che - allora come oggi - l'area di pensiero cui facevo riferimento era il centro sinistra (più a sinistra che al centro).
Non ricordo – ma è probabilmente l’incipiente demenza senile – che qualcuno da destra mi avesse tacciato di aver ottenuto un “premio fedeltà”. Ebbene, questa tiritera che avrà certo già stancato mi serve a spiegare alla consigliera Pd che anche se non esattamente felice (l’orgoglio, se dosato, non è una malattia) sono sollevato dal fatto che la giunta provinciale (l’assessora Gerosa) non mi abbiano preso in considerazione. Con la logica proclamata nell’interrogazione del Pd e cioè con l’idea che le nomine siano “frutto di fedeltà cieca ai partiti di maggioranza” mi sarei ritrovato iscritto d’ufficio (l’ufficio della Maestri e dell’opposizione che rappresenta) ad un centro destra che sta a migliaia di chilometri dal mio pensiero nonostante l’inconsistenza parolaia del centro sinistra odierno metta a dura prova ogni mia ormai scarsa speranza.
Tutto questo per dire alla consigliera provinciale che prima di ergersi bisognerebbe provare ad immergersi. Dove? Per esempio in una conoscenza almeno minimalmente approfondita delle persone che si attaccano – certo indirettamente ma poi nemmeno così indirettamente – quando si spara a zero (legittimamente) sulla giunta provinciale. Trasecolando, leggo nell’interrogazione che il neo presidente del Santa Chiara – Giuseppe (Pino) Putignani, sarebbe “artista riferibile all’area di Fratelli d’Italia e che non sembra vantare particolari esperienze nella gestione di impresa e nel management culturale”. Difficile capire gli elementi a riprova della prima (pesantissima?) accusa. Forse la recente candidatura di Putignani alle ultime elezioni comunali di Pergine. A meno che non fosse un infiltrato, Putignani candidò – senza successo – con una lista centrista riferibile all’ex sindaco Oss Emer ed in ogni caso alternativa al sindaco di centro destra che ha vinto le elezioni a Pergine.
Quanto alla filippica più di sostanza – (gestione di impresa e management culturale) – Putignani non sarà il patron del Festival dei Due Mondi ma nemmeno può essere additato come esperto di sagre della polpetta. Da titolare di Piattaforma Eventi (che, dichiara, per 5 anni non lavorerà più in Trentino) opera da anni nella produzione-promozione di spettacolo e affini in tutta Italia. In Trentino, tre anni fa, Putignani ha portato Brian Eno: ma non in gita di piacere. Il Re Mida di tutto quanto ha fatto innovazione nella musica con tecnologia applicata, dai Roxi Music a Bowie passando per gli U2, vestì di meraviglia le architetture di Castel Beseno: un unicum. In Trentino il “Pino” ha fatto arrivare anche Steward Copeland, l’anima meno conosciuta ma più pregnante, dei Police. Oppure Kiefer Sutherland (attore in versione rock), Susanne Vega, Toquinho o quel Terence Trent d’Arby che per un bel po' di tempo contese le classifiche mondiali a Michael Jackson.
Robetta? Forse per chi a forza di interrogare non si interroga mai su quel che in Trentino – seppur raramente – di buono ed inedito succede. Si potrebbe continuare a lungo ma questo non è l’ufficio relazioni del neo presidente del Santa Chiara. Epperò – vivaddio – prima di interrogare col dito sul grilletto di una pistola a salve - ci si potrebbe informare. Evitando di “spararsi sui piedi". Può essere che alla prova della presidenza Putignani toppi. Ma può anche essere che decenni di lavoro “sul campo” (dello spettacolo) con rapporti personali ormai consolidati come con Brian Eno, l’entourage di Moroder e molti altri cosiddetti big, possano venire utili al Santa Chiara e ad un Trentino meno internazionalizzato di quanto potrebbe e dovrebbe.
Ma la consigliera docente (dà i voti in anticipo, e sono tutti zero) pare avercela con tutti i nuovi consiglieri del Santa Chiara meno due: quelli indicati (e confermati dalla Provincia) di Trento e Rovereto. Gli unici, a detta della Maestri, ad avere le carte in regola perché nel loro caso a dare le carte è stato il centro sinistra che governa le due città. Ora, è vero che non è contestabile il portfolio di Marco Bernardi (indicato da Trento), regista e manager che per 35 anni ha diretto il Teatro Stabile di Bolzano. Certamente sarà bravissima anche la rappresentante di Rovereto, anche se la beatificazione preventiva della Maestri appare un tantino esagerata. Di esagerato – ma davvero – c’è nell’interrogazione della consigliera Pd il “vade retro” scandalizzato verso Paola Raia, rea (o Raia) di rappresentare la spartizione FdI/Lega perché è stata funzionaria ai tempi dell’assessorato provinciale alla cultura affidato a Bisesti. Anche qui – eccola di nuovo – l’accusa di “premio fedeltà”. Avessero nominato la segretaria o l’usciere di Bisesti si potrebbe capire. Ma dirigere l’ufficio provinciale della cultura non credo voglia dire prendere appuntamenti o portare i caffè agli ospiti. Forse bisogna capirci, magari anche appassionarsi, certamente appropriarsi (vista la durata di una legislatura) di meccanismi, strategie, progetti e temi. Cosa che Raia, per quel che ne so, ha certamente fatto.
Tutte bazzecole che non fanno curriculum? Libera – la consigliera Pd – di pensarlo. Ma allora contesti il merito delle proposte culturali sui territori, proponga alternative, crei – se capace - consenso attorno alle sue eventuali idee. Troppa fatica? Beh, allora lasci perdere gli attacchi personali e fastidiosamente gratuiti. Pagina chiusa – quella di chi attacca tanto per attaccare – e pagina aperta quella del “nuovo Santa Chiara”. Con un Cda che viene dopo un commissariamento che per un ente condannato al rosso di bilancio da imposizioni scellerate della Provincia (la Music Arena) è stato comunque una benedizione. Ha permesso una riorganizzazione piuttosto seria sulla base dei tanti ottimi risultati di rilievo ottenuti dall’ente (i numeri di teatro, danza, musica e annessi). Ha riconosciuto il lavoro (spesso improbo) dei dipendenti e la qualità della direzione. Si dovrà lavorare, ora, a partire da questa nuova situazione: consolidando, crescendo e perché no, innovando quando serve. Se il lavoro sarà proficuo si vedrà presto. Quello che non si può vedere è demolire un lavoro e chi è chiamato a svolgerlo, prima ancora che cominci.












