Paesaggi sonori: la musica abbatte i muri

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino
Ma quanto ce n’è bisogno? Quanto diventa vitale guardare “oltre”? Oltre, cioè, quei confini angusti che ogni giorno di più si vorrebbero “proteggere” (da chi, poi?) con gli steccati dell’egoismo e i muri dell’incultura. Quanto è utile – al contrario – aprirsi a mondi che hanno tanto da dire senza voler insegnare ma senza togliersi il gusto di stimolare, intrigare, coinvolgere?
Beh, se ieri l’apertura mentale e la disponibilità a farsi contaminare era una virtù, oggi è un’urgenza. Anzi un’emergenza. Vale tutto per evitare di rintanarsi ed inaridirsi. Vale anche la musica - orca se vale – quando ha storia, tradizione ma anche capacità “mutanti” che sanno rimescolare le carte del passato, del presente e, perché no, del futuro. “Paesaggi sonori” – la rassegna che per il secondo anno, da ottobre, sarà ospitata al Teatro di Vezzano, pare essere molto più di un cartellone di varia umanità suonante, cantante e danzante.
Il viaggio – perché di un bel viaggio a prezzo stracciato si tratta – solcherà quei continenti che quando si tratta di emozionare con i ritmi, le note e gli strumenti diventano meravigliosamente incontinenti. Musiche che sbordano e debordano, che avvolgono o coccolano, che trascinano nel “movimento collettivo” (che non necessariamente deve essere un ballo fatto e finito, anche se non guasta).
“Paesaggi Sonori” – sottotitolato “Musiche dal mondo in valle dei laghi” – si appresta ad una seconda edizione dopo aver vinto in scioltezza una bella scommessa lo scorso anno. La scommessa – cioè – di portare il folk e la world music in un luogo bello ma rischioso. Vezzano – teatro sovradimensionato rispetto al bacino d’utenza “proprio” per anni è stato un frustrante “vorrei” nel richiamo verso Trento (da una parte) ma anche Arco e Riva dall’altra.
Nonostante i pochi chilometri da percorrere per raggiungerlo, il Teatro di Vezzano è stato raramente un punto di riferimento, e di attrazione oltre la periferia nella quale è collocato.
Decidere dunque di portare lì proposte che non conoscono il termine “commerciale” (ma sono padrone dell’intero vocabolario dei sinonimi di qualità) era un azzardo. Poteva essere un tonfo. Così non è stato e non certo per situazioni fortuite.
Ad organizzare (per conto della Comunità della valle dei Laghi) è infatti Mauro Odorizzi in sintonia ideativa con Lorenzo Bernardi (per Arte Laghi)- Il primo – Odorizzi – ha un terzo nome (per il quale è noto): Itinerari Folk. Sì’, Odorizzi è l’anima di quel must cultural/musicale che per decenni aveva saputo costruire (a partire da Trento ma con richiamo nell’intero Trentino) un pubblico sempre più numeroso e sempre più fidelizzato alle note che suonavano il mondo e lo rendevano finalmente più vicino (e certamente amico da nord a sud, da est ad ovest).
Per ragioni ancora inspiegabili anche se ormai archiviate alla voce “Occasioni perse, ma per insipienza pubblica” gli Itinerari qualche anno fa si fermarono. Tuttavia – come spesso si dice – l’anima resta. Nel caso di Odorizzi quell’anima curiosa è indubitabilmente professionale per conoscenze e rapporti coltivati nei decenni. Ecco la spiegazione del successo oltre previsione della prima edizione di “Paesaggi sonori”: se hai seminato bene raccogli. E raccogli “nonostante”.
La seconda edizione – quella che va ad incominciare e che durerà fino a primavera con sei appuntamenti, potrebbe replicare. Sì, ma con cosa? Con una varietà di offerta che porterà il pubblico “in giro per il mondo” ma che si occuperà anche di didattica (musicale) rivolgendosi al territorio (alle scuole, alle associazioni).
Si partirà il 3 ottobre con una serata speciale, concerto e ballo folk. Un’occasione per conoscere il musicista ligure Filippo Gambetta, considerato uno dei maggiori interpreti dell’organetto diatonico moderno, che col suo trio Maestrale saprà introdurre alle meraviglie di questo strumento. Contemporanità, tradizione e Brasile. Lasciarsi “prendere” non sarà difficile.
Il 31 ottobre arrivano i Su Realistas, un ensemble guidato dai fratelli argentini Jeremias e Joaquin Cornejo. Sudameric a e spezie: vita, danza e canto.
Dalla Sicilia il 29 novembre ci saranno gli Unavantaluna, quartetto di livello internazionale con vent’anni di carriera e una ricchezza i suoni e voci con radici profonde nella tradizione sicula e una maestria strumentale di grande impatto dal vivo.
L’inverno sarà invece celtico. Il 15 dicembre toccherà ai The North Wind, progetto nuovissimo e CD d’esordio, composto da Michel Balatti al flauto, Tola Custy al violino e Tom Stearn a chitarra e bouzouki.

Il nuovo anno di Vezzano guarderà ad Oriente. Il 7 febbraio 2026 sarà dedicato alla musica e alla danza con il quartetto greco di autentici fuoriclasse nei rispettivi strumenti che suonerà a Vezzano, unica data in Italia, con la partecipazione della danzatrice Yvonne Gorrara. Pergamos Project in Cafè Levante significa musiche e danze elleniche ma anche tradizione ottomana e araba per un viaggio dalle atmosfere seducenti che tocca Costantinopoli, Smirne, Beirut, Alessandria d’Egitto e Il Cairo. “Nella speranza – scrivono i promotori – che la bellezza prevalga sull’orrore e che lo sterminio a Gaza sia stato fermato”. Non poteva mancare, infine, in una terra che ama il canto popolare, uno spettacolo dedicato alla voce. La scelta di Faraualla, un quartetto di polifonia al femminile preveniente dalla Puglia, pare il suggello di un percorso che vuole offrire stimoli e nuovi paesaggi al tessuto locale dove il movimento della coralità alpina e non coinvolge e appassiona. Appuntamento il 7 marzo 2026 per una chiusura all’insegna del pieno coinvolgimento.
Se sulle singole date si tornerà, sul senso di “Paesaggi sonori” è il caso di restare. Il senso è la convinzione che la musica “con le radici” - quella che interpreta le culture più diverse ma che ai musei preferisce la strada dell’intreccio e dello scambio tra culture – può riempire i vuoti. E non si parla – ovviamente - solo delle poltrone di un teatro.












