Pergine Festival, ieri, oggi, domani. Ma anche dopodomani ed oltre

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino
Titolo? “Ieri, oggi, domani”. Cioè citazione, con una “e” di meno. Omaggio – chissà se diretto o indiretto – al film da Oscar del paleontologico 1963. Film firmato da Vittorio De Sica, magistralmente interpretato dalla coppia Loren – Mastroianni su episodi scritti con popolare genialità da Eduardo e da Zavattini. “Ieri, oggi, domani” è il cinquantesimo di Pergine Spettacolo Aperto. Cinquant’anni – mezzo secolo che per valore sociale vale anche di più – di un appuntamento con l’arte che nello svolgersi quanto mai longevo dell’esperienza si è fatta progressivamente “arte varia”. Eh sì, Pergine Spettacolo Aperto – oggi non solo più sinteticamente Pergine Festival - è stato per molto quello che in Trentino nemmeno si poteva immaginare. Una città per incontrarsi e per incontrare l’arte che gettò le fondamenta di una proposta che contagiò non subito me nemmeno troppo in là nel tempo altre piazze.
Un festival che esordì con poco – (la Dama popular, un po’ di musica, accenni di teatro) per crescere in progressione in un’offerta che ha saputo regalare al Trentino una dimensione finalmente meno asfittica e autoreferenziale (meno “montanara”) con l’apertura di orizzonti importanti nella prosa, nella musica, nella danza, nel cinema e nelle pionieristiche contaminazioni tra espressioni diverse dello spettacolo.
A Pergine va insomma riconosciuto il valore di una primogenitura, di un’intuizione (lo spettacolo estivo) che è diventata negli anni “regola” di abbondanza (forse perfino troppa abbondanza) con la nascita di decine di altre manifestazioni che oggi caratterizzano l’estate trentina. Ma a Pergine va riconosciuta anche un’attitudine virtuosa (anche se a volte in chiaroscuro) a non crogiolarsi.
Un’attitudine a leggere le trasformazioni culturali e sociali per adattare il cartellone ai cambiamenti, operando scelte non sempre comprese quando si optò per un eccesso di sperimentazione ma comunque sempre piuttosto coraggiose non solo dal punto di vista della proposta ma soprattutto nella “geografia” della proposta. Arte ovunque, cioè, una volta abbandonato lo storico tendone.

Arte negli spazi minuscoli resi maiuscoli della qualità degli appuntamenti e dalla disponibilità del pubblico a frequentare anche l’irrituale ed il provocatorio. Tra i tanti cambiamenti vissuti da Psa (Ops, Pergine Festival) quelli degli anni più recenti, annate affidate al “multigusto” di Babilonia Teatri, sembrano quelli più azzeccati.
Azzeccato pare infatti l’equilibrio tra popolarità (che è la storia della manifestazione) e la ricerca. Azzeccata è la scelta di dare lo stesso spazio ai nomi che “tirano” e a quanti si fanno un mazzo tanto per imporre all’arte un punto di vista generazionale – le tante e belle nuove leve – che per l’intreccio dei linguaggi e per le tematiche all’arte sanno togliere ogni scoria, ogni sapore di stantio o di semplice furberia.
Il cartellone dell’edizione che andrà ad iniziare sabato 28 giugno per chiudersi il 12 luglio è troppo ricco per una sintesi. Tuttavia è dura tralasciare la citazione per personaggi come Alessandro Bergonzoni, il re della parola che non lascia tregua all’ammirazione o come Marco Paolini, chiamato a Pergine per improvvisare su un testo al buio di marca iraniana. Né si può sorvolare su Nada, cantantessa di lunghissimo corso che quanto ad innovazione e contemporaneità è tutt’altro rispetto a quel “Ma che freddo fa” che fu – comunque – una boccata d’ossigeno nel tanfo del sanremese classico. Oppure Filippo Nigro, che a Pergine sarà un “signor confidenza” tutto da scoprire.
Ma anche senza oltre i big (è giusto che ci siano) Pergine Festival è soprattutto una scommessa per chi lo organizza e per chi sceglierà di viverne uno, due, tanti momenti. Una scommessa innanzitutto multidisciplinare che armeggia sui classici o si intrufola sul presente (specie quello più scomodo) per rincorrere un futuro che si spera migliore. Qui le proposte si sprecano (anzi, non si spreca nulla perché si investe sui temi e sui modi per rappresentarli).
Qui spiccano soggetti come Fabiana Iacozzilli o Licia Lanera, i berlinesi She She Pop, Riccardo Tabilio, il CollettivO CineticO, Cinzia Spanò, Anagor e decine – davvero decine – di altri protagonisti di un’arte che contamina i generi e più di tutto prova a contaminare (contaminandosi) il territorio ed i pubblici con un coinvolgimento dove il copione conta meno del sentimento, dell’empatia, del contatto, della provocazione e della sorpresa.
Tutti fattori facilitati dei luoghi – praticamente tutta Pergine fin su al magico castello – che si fanno palcoscenico abbattendo la famosa “quarta parete” che tra spettatore ed artista può determinare gradi di separazione non funzionali né a chi fa arte né a chi la vuole frequentare. Il resto di Pergine Festival non è un resto, anzi a dirla tutta è il cuore della manifestazione.
Il resto di Pergine festival è la relazione che gli organizzatori decidono di potenziare in tutte le numerose situazioni laboratoriali che animeranno ogni angolo, spazi “propri ed impropri” con proposte intergenerazionali sulle quali si è lavorato tutto l’anno in una logica che si potrebbe definire “da zero a cento” se è vero che va dagli asili alle case di riposo.
Festa, sì festa. Per Pergine la definizione più semplice pare anche la più azzeccata. Festa di occasioni offerte – e non come scampolo – a tanti artisti emergenti (o appena emersi). Festa di ritmi nel dopo festival quotidiano in piazza Fruet, dove 17 band suoneranno “Abbassa” alzando i volumi. Festa per la resuscitata Compagnia Regionale (Centro Santa Chiara/Stabile di Bolzano) con Shakespeare modello Babilonia (Teatri). Festa che – infine – non è festa ma impegno sacrosanto per dire Basta. Come? Con gli occhi della Palestina, con le foto ed i video in sala Maier durante tutto il Festival. Foto, voci, poesia e letteratura (e Vita) di un popolo che in un mondo minilmente “normale” dovrebbe diventare il popolo di tutti. La coscienza di tutti. D’altronde arte e coscienza, arte e valori, generalmente sono una rima. Purtroppo impotente, ma irrinunciabile.
Pergine Festival “Ieri, oggi, domani”. Con questi presupposti, anche dopodomani. E oltre.












