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Donne migranti a Roncafort: un'accoglienza che ha fatto bene a tutti e che fa crescere la comunità

Le rifugiate hanno cominciato a conoscere i condomini attraverso piccoli momenti di socialità come un brindisi natalizio nell’atrio. Con il tempo, alcune famiglie si sono affezionate alle ragazze. È diventato normale salutarsi sulle scale, farsi visita e portarsi piccoli doni. Alcune donne ospitate nell’appartamento, insieme ad altre donne migranti interessate, hanno partecipato alle serate di “Si alza il vento”, organizzato a luglio nel quartiere, e i risultati si vedono
DAL BLOG
Di Centro Astalli Trento - 03 agosto 2019

Per saperne di più su di noi, vienici a trovare nel nostro sito http://www.centroastallitrento.it/

di Angela Tognolini

 

Oggi, nella rassegna settimanale sulle Buone Notizie sulla migrazione, vi parliamo di un progetto che ha portato insieme migranti e trentini in un quartiere di Trento di cui spesso si parla troppo poco: Roncafort.

 

Tutto è cominciato nel 2015, con un bando promosso da Non Profit Network, CSV Trentino e Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale. L’obiettivo era coinvolgere cittadini e organizzazioni di volontariato per contrastare insieme disagio e povertà, creando legami solidali tra i diversi soggetti della comunità. Il Centro Astalli Trento, l'Aps Carpe Diem e altre associazioni hanno vinto il bando con il progetto “Ca’ So.La.Re - SOlidarietà, LAvoro, RElazioni”, che girava intorno all’apertura di un appartamento di terza accoglienza a Roncafort per quattro donne rifugiate e un bambino. Ma come può un appartamento di donne migranti aiutare a rispondere ai bisogni non solo di chi ci abita, ma anche della comunità che c’è tutta intorno?

 

Questa è stata la sfida del progetto Ca’ Solare: contaminare l’accoglienza dei rifugiati con il lavoro di comunità, intrecciare le esperienze e i bisogni dei migranti a quelli dei trentini di Roncafort. Il primo obiettivo è stato creare buoni rapporti con il vicinato. Le rifugiate hanno cominciato a conoscere i condomini attraverso piccoli momenti di socialità come un brindisi natalizio nell’atrio. Con il tempo, alcune famiglie si sono affezionate alle ragazze. È diventato normale salutarsi sulle scale, farsi visita e portarsi piccoli doni. Si tratta di gesti semplici che però spesso mancano non solo a chi arriva da un paese lontano, ma anche agli italiani che vivono nella stessa casa senza conoscersi. L’accoglienza del vicinato è stata così positiva che il Centro Astalli Trento ha deciso di presentare il proprio bilancio sociale nel cortile dell’appartamento di Ca’ Solare. Sono state due giornate di festa a maggio 2017 aperte a tutto il vicinato, con musica dal vivo, workshop di riuso, pranzi e cene condivise. Il momento più bello è stato quando una vicina ha portato in cortile, per tutti gli invitati, teglie piene di pietanze cucinate da lei apposta per l’occasione.

 

Ma la parte più importante del lavoro di comunità è stata votata a valorizzare le attività che già esistevano a Roncafort e costruire qualcosa di nuovo. Alcune donne ospitate nell’appartamento, insieme ad altre donne migranti interessate, hanno partecipato alle serate di “Si alza il vento”, organizzato a luglio nel quartiere. Molte persone hanno commentato che era un peccato che il festival non continuasse in agosto per quelli che non andavano in vacanza. Così il Centro Astalli Trento e le altre associazioni si sono impegnate a portare avanti alcune delle attività, proseguendo con i picnic condivisi del venerdì sera accompagnati da lezioni di bicicletta: chi sapeva andare in bicicletta poteva insegnare a chi aveva voglia di imparare. Donne migranti, ma anche una donna italiana che non aveva mai provato ad andare in bici si sono trovate ad imparare accanto a bambini alle prime armi e altri bambini più grandi che si stupivano che qualche adulto non sapesse ancora farlo e cercavano di dare una mano. Così, dal bisogno delle migranti di sviluppare relazioni e imparare cose nuove, è nato un luogo per tutti, italiani e stranieri.

 

Nel 2017, Centro Astalli Trento e Carpe Diem hanno approfondito la conoscenza di Roncafort intervistando le persone che ci vivono. Si chiedeva ai residenti di raccontare come vedevano il quartiere, cosa c’era di bello e cosa invece avrebbero voluto di più. L’accento era posto su cosa gli abitanti stessi sarebbero stati disposti a fare per migliorare il loro territorio. Al termine del lavoro, in una serata molto partecipata alla quale ha presenziato anche il Polo Sociale di Gardolo, è stato presentato il report “Uno sguardo sul quartiere” e sono emerse proposte per il futuro.

 

A seguito di queste attività è nato il tavolo di Roncafort: un luogo d’incontro convocato dall’educatrice del Polo Sociale al quale siedono le associazioni Centro Astalli Trento, Carpe Diem e Il Gruppo, una rappresentanza delle scuole materne e degli asili nido del quartiere, il comitato dei cittadini che fa riferimento al Roncacamp e cittadini singoli interessati. Al tavolo, chi lo desidera può contribuire ad affrontare i problemi ed esplorare le opportunità del quartiere.

 

Con il 2018, la parte più attiva di lavoro di comunità di Astalli Trento si è conclusa, al termine del finanziamento del bando. Ma una parte importante di questa esperienza è rimasta sul territorio. Alcune donne migranti vivono ancora Roncafort, in amicizia con i vicini, altre si sono trasferite altrove, ormai indipendenti su un territorio che le ha accolte. Di anno in anno, le serate di “Si Alza il Vento” sono più popolari e più amate. Sempre più persone del quartiere si impegnano in prima persona a organizzare le attività, a portare le panche e i tavoli per i picnic, a vivere un luogo che è diventato importante per tutti. Ogni anno si rinnova anche l’impegno dei rifugiati e dei richiedenti asilo nel festival.

 

C’è chi si mette a disposizione per fare le treccine, chi organizza banchetti in cui si scambiano i vestiti che non si usano più, chi organizza laboratori per i bambini. Quest’anno, due rifugiati hanno creato insieme ai bimbi e a chi ha portato stoffe inutilizzate una coperta dipinta da utilizzare sul prato. Insomma, Ca’ Solare può dire di aver raggiunto il suo obiettivo: esserci sia per le donne rifugiate che per gli altri abitanti di Roncafort, cucire insieme esperienze diverse, muovere e rivitalizzare tutto il tessuto del quartiere, perché tutti possano goderne.

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