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"Dante Fluttuante", in piazza Dante l'installazione tra storia e arte digitale con le opere dell'artista Angelo Demitri Morandini

Fino al 17 ottobre in piazza Dante la storia del gruppo scultoreo di Cesare Zocchi, del parco che lo ospita e la lingua dantesca animeranno, tra l'altro, un inedito dialogo all'interno di una installazione multimediale allestita dal Museo storico ai piedi del monumento
DAL BLOG
Di Corrado Zanetti - 12 July 2021

Cresciuto alla scuola dell’”Alto Adige” (poi “Trentino”) dove ha lavorato per 17 anni. Dal 2016 è Maestro di Sauna – Aufgussmeister certificato AISA

Da circa una settimana, dopo oltre un secolo, Piazza Dante a Trento è tornata a far parlare di sé, diventando il simbolico centro celebrativo tra le varie iniziative promosse per ricordare i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta.

 

Prima di cedere il proprio nome alla cronaca ed agli eventi (entrati nello sguardo dei fotografi trentini, dagli Unterveger a Flavio Faganello, ora riproposti nella mostra fotografica virtuale "Obiettivo su Dante" a cura della Pat) che qui hanno trovato, anch'essi, il proprio simbolico punto di gravità per oltre un secolo, l'ultima volta che questa piazza, storico "cortile" pubblico sul quale si affacciano i palazzi del potere (Provincia autonoma di Trento e Regione), fece parlare di sé fu 125 anni fa, quando, era l'11 ottobre 1896, una domenica carica di folla e di pioggia, fu inaugurato il monumento dedicato al Poeta della Divina Commedia.

 

Forse scontato ma giusto pensare, come hanno fatto Fondazione Museo storico del Trentino e Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Trento, di sfruttare l'anniversario per riportare nella memoria collettiva trentina la storia e l'identità di questo parco e del suo monumento attraverso una serie di iniziative programmate per l'estate – mostre, appuntamenti teatrali ed arte concettuale - ispirate a Dante e alla sua immortale opera.

 

Fino al 17 ottobre in piazza Dante la storia del gruppo scultoreo di Cesare Zocchi, del parco che lo ospita e la lingua dantesca animeranno, tra l'altro, un inedito dialogo all'interno di una installazione multimediale allestita dal Museo storico ai piedi del monumento. Da una parte la storia del parco e del monumento messo a confronto con altri monumenti identitari e laici presenti nel Tirolo storico ed in Europa, dall'altra la tras/figurazione delle parole della Divina Commedia a cui l'artista trentino Angelo Demitri Morandini ha conferito, con il suo progetto "Dante Fluttuante", una nuova visionaria sistematizzazione.

 


 

 

Anticipato nelle scorse settimane dall'esposizione presso la Galleria Contempo di Via Maier a Pergine, il lavoro di Morandini mette al servizio degli studiosi della Divina Commedia, e del più vasto pubblico, l'esito della sua personale ricerca di artista concettuale e filosofo del linguaggio attraversando territori complicati: semantica, big data, data visualization, social network analysis, teoria dei grafi e algoritmi. Una tecnologica selva oscura, per i profani, di cui non mi azzardo a valicare nemmeno la soglia ma nei cui meandri Morandini ha trovato gli strumenti per leggere a livello molecolare, e rappresentare visivamente, il testo della Divina Commedia da un punto di vista inedito e spiazzante.

 

Il risultato è una digitalizzata "fotografia" comprensiva dell'intera opera dantesca, una trascrizione visuale della Divina Commedia in forme sferiche astrali e metafisiche, grandi iridi pulsanti, vive e incessantemente comunicanti. La maestosità del testo dantesco è condensata dall'artista di Caldonazzo in calligrammi cosmici, mappe universali create dalle interrelazioni rinvenibili nelle cantiche dantesche tra le 12.831 parole e 101.698 occorrenze (il numero di volte in cui una parola si presenta) che compongono il Poema. Sono le parole del Poema la materia plasmata dall'artista, dapprima isolate e poi riconnesse le une alle altre fino a disegnare una propria "rete sociale".

 

Operazione ardita e stupefacente che pone questo artista trentino nel solco tracciato negli ultimi vent'anni da altri esponenti della scena data art internazionale. Le opere di "Dante Fluttuante" vanno guardate negli occhi ("occhi" è la parola che ricorre più spesso, 212 volte, nella Divina Commedia, segue "mondo" e "terra", mentre "dio" è solo al quarto posto con 127 occorrenze) puntando lo sguardo dritto al centro, lasciando che il riverbero della propria struttura interna sveli ai nostri occhi l'intimità genetica della Divina Commedia. Se gli occhi sono lo specchio dell'anima, le iridescenti galassie morandiniane sembrano restituire a noi comuni mortali che le osserviamo l'anima del Poema dantesco, di fronte alla quale non possiamo che rimanere sospesi e rapiti.

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