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Un consiglio comunale no stop 20.30 / 7 del mattino, senza alcuna urgenza ma come prova di forza. E' questa la qualità del dibattito democratico?

Che il bilancio fosse stato approvato il 10 o l’11 febbraio non avrebbe cambiato assolutamente nulla. Né per la forma, né per la sostanza. Ciò che emerge invece è il ruolo del consiglio comunale di Predazzo, ridotto, di fatto, a mero e “fastidioso” adempimento burocratico. Ma la domanda è: quale ruolo può avere un consiglio comunale in cui si discute e si vota il bilancio preventivo, il programma di un anno d’attività, dopo una notte in bianco? Quale reale contributo può dare un consigliere preso per stanchezza?
DAL BLOG
Di Francesco Morandini - 26 February 2021

Delle mie passioni (la politica, la scrittura e la biblioteca) mi è rimasta integra, o quasi, solo la seconda. La biblioteca era a scadenza e la politica è da tempo “scaduta” pur restandomi brandelli di interesse a livello locale

Cercando in rete, non è facile trovare notizie sui tempi di resistenza dei consigli comunali. Dobbiamo uscire dalla Regione per trovare una seduta, qualche anno fa, dalle 8.30 alle 22. Era in una cittadina lombarda, e forse nel “Guinnes dei primati” ne troveremmo altre con ricerche più approfondite. Ma in Trentino non abbiamo memoria di sedute fiume, tantomeno notturne, che inizino dopo cena e procedano ininterrottamente fino alla colazione del mattino successivo. E' successo a Predazzo a metà febbraio, seppur in una seduta a distanza, ma con molti consiglieri sparpagliati, anche a piccoli gruppi, nelle sale del municipio.

 

Seguendo i consigli comunali di Predazzo da quasi 50 anni non era mai accaduto di assistere ad una seduta che inizi alle 20.30, con la cena ancora sullo stomaco, e che termini alle 7 del giorno dopo, giusto giusto per la colazione. Già la prima seduta del nuovo consiglio comunale di Predazzo, conclusasi oltre l’1.30, era stata un’anomalia rispetto agli ultimi anni, e non solo dell’ultimo lustro, quello trascorso dalla maggioranza in beata solitudine. Il fatto in sé potrebbe anche non stupire qualora ci fossero delle buone ragioni (come una scadenza precisa) per giustificare l’oltranza. In realtà non c’era alcuna urgenza. Il consiglio poteva tranquillamente essere interrotto e riconvocato il giorno successivo come hanno più volte richiesto alcuni consiglieri e com’era accaduto parecchie volte in passato.

 

Non ci interessa entrare nella diatriba politica fra maggioranza e minoranza, né discettare sulle ragioni profonde di questa prova di forza (perché tale è) della prima cittadina predazzana, e forse non solo verso la minoranza. Certo, per chiunque mastichi un po’ di amministrazione pubblica, le ragioni addotte, come riportate dalla stampa, sembrano un po’ risibili. Che il bilancio fosse stato approvato il 10 o l’11 febbraio non avrebbe cambiato assolutamente nulla. Né per la forma, né per la sostanza. Ciò che emerge invece è il ruolo del consiglio comunale, ridotto, di fatto, a mero e “fastidioso” adempimento burocratico. Ne abbiamo viste tante maggioranze, e di molti “colori”, affrontare le sedute consiliari come fossero battaglie da cui sperare di uscirne con le ossa non troppo rotte.

 

Ma erano anche tempi in cui, dopo alcune sedute scivolate oltre l’una, s’era trovato un accordo: dopo la mezzanotte si rinvia al giorno o ai giorni successivi. Perché i consigli erano sì delle battaglie, ma combattute senza confidare troppo sulla vittoria per stanchezza. Se si vinceva era per la dialettica, per le buone ragioni, per le idee, infine anche per i numeri, e forsanche per i giochi politici più o meno espliciti od occulti (e non necessariamente in questo ordine di frequenza). Mai però, a mia memoria, per consunzione dell’avversario.

 

Non che, in questo caso, i consiglieri di Predazzo non abbiano resistito alla nottata, anche se ci piacerebbe capire in quali condizioni. Ma la domanda è: quale ruolo può avere un consiglio comunale in cui si discute e si vota il bilancio preventivo, il programma di un anno d’attività, dopo una notte in bianco? Quale reale contributo può dare un consigliere preso per stanchezza? Perché non accogliere quindi una richiesta di sospensione per consentire a tutti i consiglieri di riprendere la discussione a mente lucida il giorno dopo? Abbiamo detto una domanda. Siamo arrivati a tre e se ne potrebbero aggiungere altre.

E dire che dopo le scintille della prima seduta s’era registrato un confronto costruttivo che aveva fatto intuire una certa capacità di ascolto e di mediazione: da una parte e dall’altra. Ma a quanto pare, era quella l’anomalia. La realtà ci ha riportato ad una situazione di scontro, ricorrente in parecchie situazioni, che mostra tutti i limiti della democrazia dentro i Comuni. Anche perché l’accentramento del potere nelle mani dei sindaci e delle giunte, ha ridotto quello dei consigli comunali a tal punto che i consiglieri di minoranza non trovano altre strade per far sentire la propria voce che gli unici strumenti previsti dalla Legge: interrogazioni, interpellanze e mozioni, e poco altro, vissuti spesso con insofferenza dai sindaci (soprattutto quelli abituati a governare senza minoranze).

 

E così, il confronto e il dibattito politico-amministrativo scivola via o s’inceppa, mentre l’unico ruolo possibile delle minoranze, come diceva un ex candidato sindaco di un Comune fiemmese motivando la propria assenza dall’agone delle ultime amministrative di settembre, rischia di essere quello di bombardare e attaccare la maggioranza al solo scopo di prenderne il posto. Perché altrimenti non c’è altro ruolo positivo e costruttivo che sia loro consentito. Sempreché per “costruttività” non s’intenda limitarsi alle limature dei progetti già pensati, studiati ed elaborati dalla maggioranza.

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