Caro Livio (Berruti) ti scrivo, dalla tua ''Challenge Stellina'': ciao capitano, mi sarebbe piaciuto abbracciarti un ultima volta nella tua Susa

"Ah, caro Livio...". Avrei voluto scrivere così e l'ho scritto - idealmente - a Livio BERRUTI... "... mi sarebbe piaciuto poterti abbracciare per un'ultima volta nella "TUA" Susa, magari senza saperlo che lo sarebbe stata, l'ultima...".
A Susa (Torino) nell'omonima valle, sì il posto famoso per la Tav, treno ad alta velocità oppure la Ferrovia Torino-Lione, ogni anno si svolge una leggendaria gara di corsa in montagna, a volte più internazionale a volte meno. Sempre quelli più o meno i tracciati del "Challenge Stellina", la corsa in montagna di cui sopra, chissà invece se cambieranno o verranno modificati quelli dell'arteria ferroviaria transfrontaliera... Si ripercorrono crinali di confine e spartiacque che furono di guerra, della partigiana Divisione Stellina con il comandante Aldo Laghi, nome di battaglia di Giulio Bolaffi, che nel dopoguerra sarebbe stato il prosecutore della leggendaria azienda di famiglia: collezionismo soprattutto filatelico, non solo.
Sulle pendici del Rocciamelone, lì la decisiva battaglia delle Grange Sevine di fine agosto del 1944, gara stavolta di tutta salita fra la partenza sotto l'Arco di Augusto nel cuore di Susa e Mompantero. Corsa valida per il titolo italiano, anche di società; vittorie del valdostano Henri Aymonod e della kenyana Joyce Njeru, presente per la classifica a squadre, titolo italiano femminile individuale alla piemontese Francesca Ghelfi.
Da quel dì, quando la leggenda "StellinaRace" cominciò, se ne sono andati in tanti quasi a volerla vedere meglio, più in alto da un osservatorio privilegiato che nessuno di loro, però, mai avrebbe scelto: la pensò Alberto Bolaffi, figlio del Comandante Laghi, la inventarono assieme a lui Adriano Aschieris e altri; Livio Berruti fu presidente del comitato organizzatore ed un altro oro olimpico (e tanto altro) a dirigere, il marciatore cuneese Maurizio Damilano. Ad organizzarla un gruppo commovente di volontari, coordinato da Paolo Germanetto, responsabile federale della corsa in montagna.
Di contorno, il giorno prima della corsa, quasi sul far della sera, "Chiacchiere Olimpiche" nel castello della Marchesa Adelaide: inizialmente tanta leggenda (sto usando troppo il sostantivo, stavolta a ragion veduta!) come Livio Berruti e Maurizio Damilano ad introdurre me, minuscola "s-leggenda". Poi Livio ha fatto partenza anticipata, se n'è andato come il velocista che sbaglia e lui quando correva non sbagliava, ma era ... "once-upon-a-time" della favola, il "c'era una volta"... E adesso Livio non c'è più: Maurizio ed io a ricordarlo ed io - in aggiunta - a scrivergli idealmente la lettera che più su avevo interrotto...
"Fra me e me, Livio, facevo l'analogia fra due "purosangue" nati lo stesso giorno (il diciannove di maggio) a distanza di tanto tempo e relativamente pochi chilometri o quantomeno non troppi, l'uno dall'altro, nel nord di questo Paese. Livio a Torino, Varenne a Coppàro (Ferrara), cinquantasei anni dopo. Ve ne siete andati con la classe che vi ha contraddistinto, a pochi giorni uno dall'altro... CIAO, LIVIO; CIAO, CAPITANO (in senso buono, ovviamente!); chi vi dimentica?"














