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| 07 ottobre | 11:57

Malagò lascia e raddoppia e per Buonfioglio ''ha vinto lo sport!''. Ma davvero presidente? Il pasticcio brutto (e buffo) di Coni e Figc con la politica sempre più presente

Malagò lascia e raddoppia e per Buonfioglio ha vinto lo sport!''
DAL BLOG
Di Franco Bragagna - 07 ottobre 2026

"Cheffà, Lascia o Raddoppia?". Par di sentirlo Mike Bongiorno 'recitare' la classica frase che ha lasciato il segno, eccome, sul costume italiano. Il concorrente anzi il campione del quiz, al rientro dopo una settimana di popolarità, era chiamato ad una scelta: lasciare la trasmissione col 'bottino' che si era assicurato oppure rispondere a domanda sulla sua materia per poterlo raddoppiare, 'il bottino'... La domanda era a difficoltà crescente. Vinsero oppure no personaggi nuovi, talvolta casuali talvolta meno, spesso bravi.

 

Come quel professore emiliano, di Carpi come Gregorio Paltrinieri: Lando Dègoli, un omone che inciampò anziché raddoppiare sul controfagotto di Giuseppe Verdi. L'opera in cui lo strumento venne usato era il "Don Carlos" e non il "Falstaff" come disse il concorrente modenese che si giocò la formidabile cifra - allora, era l'autunno 1955 - di più di due milioni e mezzo, di lire. Mike sbottò, non per la prima volta peraltro, in uno dei suoi "ahiahiahi!", non famosi come "allegriaaa!" ma quasi, meno di quindici anni prima di quello - vero o presunto - per la signora Lòngari, Giuliana Toro in Lòngari, la concorrente abruzzese di "Rischiatutto", esperta di 'Storia Romana'... Tornando a Dègoli, fu triste la sua fine. Nel '91 a settantuno anni si sparò: pare non più in grado di reggere al dolore infinito per la morte della moglie.

 

Cambiando spartito, beh, per un paio di giorni lo sport italiano è stato caratterizzato dalla nazionale italiana (di calcio) che, al riesordio con Roberto Mancini, ha 'lasciato' vincendo tre a uno (contro la Turchia) dopo quattro partite la prima delle quali persa male, le altre no.  Ha 'raddoppiato' il 'bottino' nel risultato l'under 21 azzurra che nell'ultima partita ha vinto 6-2 a Pescara contro la Polonia (all'andata là aveva perso) e si è qualificata per la fase finale del campionato europeo.  Ha 'lasciato' Jànnik Sinner dopo rinunce a vari tornei: colpa della sindrome della bandelletta iliotibiale del ginocchio (destro), l'infortunio che lo tiene fermo dal bis di Wimbledon: tornerà il prossimo anno, Jànnik! Hanno invece 'raddoppiato' altri due ex numeri uno com'è - solo per ora - il tennista altoatesino di Sesto: Carlos Alcaraz e Novak Djokovic son tornati a vincere, i loro due tornei in Asia, gli Atp 500 di Tokyo e Pechino. 

 

Ma c'è una persona nello sport che in un colpo solo ha 'lasciato', ma anche 'raddoppiato': è Giovanni Malagò.

 

Finito il periodo della sua presidenza al Coni, durata dal 2013 al 2025, ha concluso il mandato come presidente di Milano-Cortina, i Giochi olimpici invernali tornati in Italia vent'anni dopo Torino 2006. E' comunque rimasto come delegato internazionale al Cio, il comitato olimpico internazionale e poi... Beh è andata così: dopo lo sfacelo della nazionale di calcio, per la terza volta incapace di arrivare ai mondiali e la relativa rinuncia al mandato, indotta, del presidente della Federcalcio Gabriele Gravina, rièccolo! Sì, Giovannino - come da molti viene chiamato pur in possesso di statura ragguardevole - è tornato in sella: presidente a 'furor di popolo' o quasi della adesso famigerata federazione italiana giuoco calcio (Figc). E invece NO: un candidato estromesso per lo stesso motivo fa ricorso e si scopre che il presidente neoeletto non ne aveva diritto, non era "tesserato"! Ma va, mancava proprio il requisito essenziale? Pare che anche il predecessore non fosse tesserato, al netto di esser stato - ma prima - presidente della squadra del Castel di Sangro: cose che vien da dire "solo in Italia!"...

 

Embè, che fare? Panico al Coni, ma anche altrove: alla Federcalcio avevano deciso di ammettere Malagò alle elezioni, al Coni nessuno s'era accorto della mancanza del requisito primo, al ministero dello sport s'insiste e probabilmente anche su pressing (magari non espresso) di altro ministro si teme e si rischia... Chiaro che la Federcalcio debba essere 'commissariata', ma dovrebbe esserlo anche il Coni che non s'è accorto; e il Governo? E' ormai campagna elettorale 'cronica', non si vogliono guai, dal mondo sportivo poi... La strada iniziale sembrava essere: Figc 'commissariata' e via alla scelta del nuovo presidente. Per arrivarci, al 'commissariamento', questo doveva essere proposto dalla giunta-Coni, poi ratificato dal Consiglio nazionale dello stesso organismo. Non solo, c'era un altro rischio, non proprio una bagatella (bagattella, secondo la 'Treccani') giuridico-sportiva: gli atti prodotti da un presidente che nemmeno si sarebbe potuto candidare potevano, anzi in teoria dovevano essere nulli, mai esistiti. E allora anche tutta la 'sceneggiata', sfociata in commedia se non addirittura in 'pochade' delle scelte di Paolo Maldini in coppia con Leonardo e poi di Andrea Pirlo... Tutto poi sfociato in un 'nulla di fatto' che ha infine consentito il rientro di Roberto Mancini, insomma il "Mancini-bis"!

 

Dal punto di vista politico tuttavia, soprattutto da chi esprimeva per interposto ministro (l'altro ministro di cui sopra) la voglia di togliersi di torno Malagò, c'era il rischio grosso, che tanto la giunta-Coni che poi il Consiglio nazionale non esprimessero contro Malagò il "pollice verso" invece necessario per far cadere la Federcalcio. Malagò, per il suo modo d'essere e di fare, brillante ed empatico, diretto e spesso pronto a dare una mano, aveva mantenuto consensi nelle istituzioni sportive: la eventuale 'conta' avrebbe potuto dare esiti sgradevoli, per più di qualche politico... Ecco allora arrivare a Palazzo H, così chiamata per la sua forma la sede del Coni, situata a Roma proprio dietro allo Stadio olimpico, LA soluzione e Niccolò Machiavelli torna in campo dopo quasi sei secoli, con l'avallo degli uffici legali: Figc 'commissariata', cancellata la figura del presidente e scelto testè anche il commissario.

 

Chiii? Ma semplicemente il da pochi secondi ex-presidente Giovanni Malagò, "elementare-Watson!". Che avrà l'incarico, Malagò, di rimettere assieme i pezzi rimasti della Federcalcio, forse anche di cacciare chi gli aveva dato 'via libera' nonostante non possedesse il requisito essenziale. E poi di  avviare la procedura per indire le nuove elezioni per la presidenza della Federcalcio. "Data plausibile - dice il nuovo commissario ed ex presidente della Federcalcio Giovanni Malagò - il prossimo 14 dicembre". Per quella data potrebbe esserci UN unico candidato o comunque UN unico candidato prevalente: chiii? Ma proprio Giovanni Malagò, "elementare-Watson!".

 

Cose che accadono solo in Italia? Probabilmente sì, fine della storia! Con buona pace (o forse no) del mondo della politica e del mondo dello sport. Almeno fino ad un certo punto, perché la vicenda ha lasciato 'macerie' personali fra il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio ed il neo-commissario della Federcalcio, Giovanni Malagò. C'era grande amicizia, fra loro: i soliti beninformati son pronti a giurare che fu proprio Malagò ad assicurare a Buonfiglio la sua successione alla presidenza del Coni. Nei giorni precedenti all'architettura machiavellica della soluzione del "bubbone", le irregolarità amministrative del resto sono state appurate, Buonfiglio ebbe a dire una frase molto secca. Se si vuole pronunciata alla sua maniera e cioè meno stentorea di com'è uso fare Malagò ma abbastanza sicuro di sé: "va bene essere amici, ma - capìtemi - non si può essere complici!". Stavolta, probabilmente con sollievo, Buonfiglio ne ha dette alcune, fra le quali  "capìtemi, la federazione calcio non è quella della canoa..." e Buonfiglio è partito proprio dalla presidenza della Fick (la federazione canoa kayak): sei mandati di fila prima di arrivare alla presidenza del Coni.

 

Assai più secca, diretta e appunto stentorea e pronunciata con sicurezza, alla sua maniera, la replica di Malagò! Com'è il suo stile, del resto, che a molti piace e probabilmente per lui proprio il consenso 'residuo' ha rappresentato la salvezza 'politica'. 'Giovannino' ha detto "vicenda difficile, triste, imbarazzante: ha vinto il buonsenso!". La replica di Luciano Buonfiglio, a sua volta pronunciata alla sua maniera a chi gli chiedeva se si considerasse il vincitore di questa storia "non ho vinto io, ha vinto lo sport!"... Bella frase, certo, ma siam sicuri - presidente - che sia realmente così? Con ancora Giovanni Malagò presidente, il Coni è stato svuotato di molti dei suoi requisiti, principalmente della sua autonomia ed indipendenza che ne faceva un tempo un ideale "ministero dello sport", al netto della presenza di un ministero omonimo che aveva il compito, anzi l'obbligo, di vigilare sul comportamento del comitato olimpico nazionale italiano, il Coni per l'appunto. Ai tempi e in tempi consecutivi ci furono due politici che vigilavano perché al Coni non arrivasse l'assalto alla diligenza, dal mondo politico, erano Giulio Andreotti e Gianni Letta; il primo fu presidente del comitato organizzatore dei Giochi olimpici di Roma 1960.

 

Non era un mondo perfetto, ma permetteva di tener lontane dallo sport italiano le esagerate spinte, invidie, peccati di gola e tentazioni della politica. Al suo interno nel comitato ce n'erano altre, certo. Poi, soprattutto ispirata da Giancarlo Giorgetti ministro, arrivò la Riforma dello sport (la seconda, più incisiva) che metteva un tetto al numero dei mandati del presidente e principalmente assoggettava il Coni allo Stato e soprattutto al governo di turno attraverso un'emanazione statale, Sport&Salute. Nulla di irregolare, di fatto: il Coni per legge, statuto e mandato nacque e resistette tutti quegli anni 'soprattutto' per comporre la squadra italiana che dovesse di volta in volta andare a partecipare ai Giochi olimpici. 'Soprattutto', ma non solo: gli anni gloriosi dei tanti soldi dovuti principalmente al successo del Totocalcio, ormai svanito, trasformarono il Coni da comitato ad entità politico-sportiva che cominciava con la stessa lettera, la "c": carrozzone! Arrivarono le tante assunzioni di personale con trafile non sempre trasparenti e regolari e l'invidia del mondo politico, dalla quale il Coni per anni si protesse grazie all'impegno di alcuni politici, non solo i due di cui sopra...

 

Negli anni ci furono presidenze anche di alto livello, per alcuni di loro occorre dire o scrivere che 'certo: i santi hanno altri stinchi', a volte autoriferiti alla Democrazia cristiana, altre al partito socialista. Tuttavia figure come Giulio Onesti (soprattutto), Franco Carraro, Mario Pescante, Gianni Petrucci furono importanti nel consolidare l'ente. Meno, molto meno, Arrigo Gattai, figura decisamente minore rispetto agli altri. Anche Raffaele (detto da tutti "Lello") Pagnozzi che fu 'solo' ma assai importante segretario generale. Quando per lui pareva scontata l'elezione a presidente ecco stagliarsi, per empatìa, la figura di Giovanni Malagò. Gli soffiò la vittoria nel 2013, malgrado i pronostici dicessero l'esatto contrario: accadde anche se non soprattutto grazie al cambiamento della formula dell'elezione del presidente, arrivata dalla precedente 'riformina' dello sport, la cosiddetta legge-Melandri. 

 

Il Coni seppe poi difendere il suo status fino ad un certo punto, poi fu impotente rispetto all'assalto alla diligenza od al carrozzone, che dir si voglia. A Luciano Buonfiglio, presente negli studi di Sky al termine dei 'favolosi', almeno per i successi della sua squadra ai Giochi di Milano-Cortina, vennero fatte diverse domande su quel momento sportivo, era fine-febbraio. Io fra le altre cose gliene chiesi una "qual è oggi il ruolo del suo Coni, stretto com'è adesso fra un'entità statale come Sport&Salute ed il governo?". Il presidente del Coni mi rispose con apparente cortesia. Non riuscì però a celare, non essendo fatto come Malagò che è un campione in materia, un certo fastidio nel dover rispondere a domanda impertinente, credo l'abbia giudicata così. Ancora nei saluti del dopo mi guardò un po' torvo come mai aveva fatto prima. Lo conosco da anni, da quando della 'canoa italiana' era ancora vicepresidente...

 

Torno alla sua replica di ieri alla domanda se si sentisse vincitore "non ho vinto io, ha vinto lo sport!".

 

Sicuro, presidente? Vero che l'autonomia dello sport dalla politica se n'era già andata, ma adesso la cosa va avanti e, dopo una serie di commissariamenti di singole federazioni, il suo Coni dovrà affrontarne altri, in alcuni casi spalleggiato dal governo nella persona del ministro dello sport e dei giovani Andrea Abodi (forse non solo). Dall'inizio del mandato-Buonfiglio, lo scorso anno, le federazioni che sono state commissariate sono quella del pentathlon moderno, da quasi subito; prim'ancora l'unione italiana tiro a segno il cui commissariamento dipende però dal ministero della difesa, non dal mondo dello sport. Quest'anno spedito commissario alla federazione del cricket, poi del rafting, di recente del sollevamento pesi, commissario proprio lo stesso Buonfiglio.

 

Adesso, sempre per irregolarità o situazioni sgradevoli varie ed eventuali, toccherà - pare - alla danza sportiva con superiore coefficiente di difficoltà per gli avvitamenti, come si dice nei tuffi, perché la presidente fa parte della giunta-Coni, che è l'organismo ristretto e più esecutivo per il comitato rispetto al Consiglio nazionale dove ci sono, oltre ad altre componenti minori, tutte le federazioni attraverso i rispettivi presidenti. Infine - sempre stando ai 'soliti' beninformati - potrebbe toccare alla federazione più importante e, negli ultimi tempi, di grande successo...

 

Insomma, come si legge nei titoli di coda di certe serie-tv, magari poliziesche americane: TO BE CONTINUED!

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