Contenuto sponsorizzato
| 07 ottobre | 12:12

"Non risposi mai a quella lettera: oggi voglio che lei sappia perché. Aiutatemi a ritrovare Paola": dopo 40 anni cerca la donna che incontrò durante il servizio in marina

Una lettera e un silenzio lungo oltre 40 anni. E' la storia del marinaio Don Kimbrell, che sui social ha pubblicato un post per ritrovare Paola, conosciuta a Palermo nel 1984: "Oggi potrebbe essere ovunque. Vorrei solo che sapesse perché non le scrissi"

Non risposi mai a quella lettera: oggi voglio che lei sappia perché

PALERMO. "Mi chiamo Don Kimbrell e nel 1984 prestavo servizio a bordo della nave USS Koelsch (FF-1049) durante una missione nel Mediterraneo. Sono passati più di quarant’anni, ma c’è una ragazza che conobbi a Palermo e che non ho mai dimenticato. Si chiamava Paola".

 

Le parole, apparse in un post diventato nel giro di pochissimo virale, sono quelle di un uomo che ha vissuto gli ultimi 40 (e più) anni della sua vita chiedendosi che fine avesse fatto una donna conosciuta "casualmente" in Italia. Ora, dopo tantissimo tempo, ha deciso di pubblicare sui social una lettera che la stessa donna gli scrisse, con la speranza di poterla rintracciare. 

 

La storia, sebbene avvenuta a Palermo, parla di una signora che oggi potrebbe abitare ovunque (Trentino compreso). Per questo, la richiesta è quella di "fare girare il più possibile il racconto", pubblicato con tanto di foto (DI SEGUITO) della lettera di Paola, ultimo scambio prima che Kimbrell perdesse i contatti. 

 

RIPORTIAMO DI SEGUITO IL RACCONTO COMPLETO DELL'UOMO:

 

Io e alcuni amici della Marina stavamo cercando di entrare in un locale a Palermo, ma non potevamo entrare se non eravamo accompagnati da ragazze. Avevamo conosciuto un giovane italiano del posto, che ci aiutò avvicinandosi ad alcune ragazze e chiedendo loro se avrebbero accettato di accompagnarci nel locale. Una di quelle ragazze era Paola. Fino a quel momento, non l’avevo mai incontrata.

 

All’inizio mi presentai a lei come Donny. Credo che a un certo punto le dissi anche che il mio nome era Paul, e ricordo la somiglianza tra i nomi italiani Paolo e Paola. Quello che era cominciato semplicemente perché avevo bisogno di una ragazza che mi accompagnasse in un locale diventò qualcosa di completamente diverso.

 

Da quel momento in poi, io e Paola passammo insieme tutto il tempo che potemmo durante i giorni che mi rimanevano a Palermo. C’era una barriera linguistica. Il suo inglese era limitato e io non parlavo italiano, quindi gran parte della comunicazione avveniva quasi attraverso una specie di linguaggio dei gesti: espressioni, movimenti e le poche parole che riuscivamo a capire. Eppure, in qualche modo, riuscivamo a capirci.

 

Ricordo Paola come una ragazza molto bella e di gran classe. Aveva la pelle chiara. I suoi capelli erano ricci e di colore chiaro. Sicuramente non erano scuri e non credo fossero biondi. Dopo più di quarant’anni, non voglio attribuire loro un colore preciso che non riesco a ricordare con certezza. Ricordo anche che indossava quello che a me sembrava un cappotto di pelliccia, anche se non ho idea se fosse veramente pelliccia. La sua famiglia mi sembrava tradizionale.

 

Paola mi disse che ai suoi genitori non sarebbe piaciuta l’idea che frequentasse un marinaio americano. Prima che potessi frequentarla, dovetti conoscere suo fratello e ottenere il suo permesso per corteggiarla. E lo feci. Paola mi invitò poi nell’appartamento in cui viveva con i suoi genitori. In quel periodo i suoi genitori erano fuori città. Una cosa che ricordo particolarmente bene era l’ascensore. Era molto piccolo. Per come lo ricordo, forse potevano entrarci soltanto un paio di persone alla volta. Quando arrivammo al piano dell’appartamento, ricordo uno spazio molto grande. La stanza aveva una forma più o meno a L e un enorme pavimento di legno. Mi sembrava grandissima, quasi come se ci fosse una pista da ballo.

 

C’erano diversi ragazzi e ragazze più o meno della nostra età. Erano gentili e amichevoli. La gente parlava, socializzava e ballava. Io e Paola finimmo per sederci insieme su una grande poltrona verso un’estremità della stanza. Era abbastanza grande per tutti e due. Con tutta quella gente intorno a noi, nessuno ci disturbò. Rimanemmo seduti insieme e, nonostante parlassimo a malapena la stessa lingua, in qualche modo riuscivamo a comunicare. Ero molto attratto da Paola. Volevo abbracciarla e baciarla, e ci baciammo. Ma il nostro rapporto non fu sessuale. La rispettavo e non cercai di spingere il nostro rapporto in quella direzione. Volevo semplicemente stare con lei.

 

C’era anche un’altra parte importante della storia. Quando scendevamo a terra a Palermo, non dovevamo andare in giro da soli. Per motivi di sicurezza, dovevamo avere un compagno di libera uscita. Il mio compagno di nave e collega J. K. Clifton era il mio compagno di libera uscita. Clifton fece amicizia con una delle amiche di Paola, Enrica. Così potevamo trascorrere del tempo insieme in quattro: io e Paola, e Clifton con la sua amica. A un certo punto, Paola e la sua amica portarono me e Clifton in un ristorante. Ricordo che si trovava a una certa distanza da casa di Paola, forse vicino al lungomare, anche se non posso dire con certezza dove fosse. Ricordo che eravamo seduti vicino a una finestra con una bella vista sull’acqua.

 

Mangiammo una pizza, ma era completamente diversa dalla pizza a cui ero abituato negli Stati Uniti. Ricordo qualcosa sopra che mi sembrava una grossa fetta di mortadella o qualcosa di simile, e qualcosa che ricordo come uovo sodo. Dopo tutti questi anni, non posso dire con certezza quali fossero realmente gli ingredienti. Credo che questo possa essere stato uno degli ultimi posti in cui andammo insieme prima che la mia nave lasciasse Palermo. Paola e la sua amica pagarono la nostra cena. Fuori da quella finestra c’era una vista bellissima. Ma io non guardavo il panorama. Guardavo Paola.

 

Quando la USS Koelsch lasciò Palermo, quello non doveva essere l’ultimo capitolo della nostra storia. Avevo l’indirizzo di Paola. Questo lo so con certezza perché le scrissi una lettera. Poi, mentre ero ancora a bordo della nave, ricevetti una sua lettera. Sulla busta c’era il mio nome, Don Kimbrell, e l’indirizzo della USS Koelsch. La lettera di Paola era datata 7 gennaio 1984. Mi disse che le era piaciuta la lettera che le avevo scritto. Mi disse che aveva trascorso con me una bellissima settimana e che le mancavo. Aveva pensato a me ed era felice di avermi conosciuto. E sperava che forse un giorno ci saremmo incontrati di nuovo. Voleva che le scrivessi ancora. Io volevo farlo. Questa è la parte più importante della mia storia. Sul retro della busta aveva scritto anche un piccolo messaggio: "One kiss, Paola". Conservo ancora oggi quella lettera e quella busta.

 

Da qualche parte a bordo della USS Koelsch, persi l’indirizzo di Paola. Non so come sia successo. So che lo avevo, perché lo avevo già usato per scriverle. Ma quando ricevetti la sua risposta, sulla busta non c’era un indirizzo del mittente che potessi utilizzare per risponderle. Non riuscivo a crederci. Speravo che mi scrivesse di nuovo. Speravo che forse si rendesse conto che era successo qualcosa, o che avessi perso il suo indirizzo, e che mi mandasse un’altra lettera. Ma lei non aveva alcun motivo per saperlo. Per quanto ne sapeva Paola, io avevo già il suo indirizzo. Le avevo già scritto una volta. Forse lei aspettava un’altra lettera da me mentre io aspettavo e speravo di riceverne un’altra da lei. Non arrivò mai. E io non avevo modo di trovarla. E vorrei che Paola lo sapesse.

 

Sono passati più di quarant’anni. Non so cosa sia successo nella vita di Paola dopo il gennaio del 1984. Spero che abbia avuto una vita meravigliosa. Non sto cercando di cambiare nulla della sua vita o della mia. C’è soltanto una cosa che vorrei che sapesse. Paola, non smisi di scriverti perché ti avevo dimenticata. Persi il tuo indirizzo. Volevo scriverti ancora. Volevo rivederti. Speravo che mi mandassi un’altra lettera perché non avevo altro modo per contattarti. E nel corso della mia vita ho pensato a te molte volte.

 

Tra tutte le cose che potrei cambiare di quello che accadde, ne cambierei soltanto una: vorrei che tu avessi saputo che volevo rimanere in contatto con te. E se, in qualche modo, questa storia dovesse arrivare fino a te dopo più di quarant’anni, almeno finalmente lo saprai.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 07 ottobre | 12:15
L'appello dell'Unione nazionale comuni comunità enti montani: “Servono misure differenziate per territorio. Riconoscere le geografie è una [...]
Società
| 07 ottobre | 12:12
Una lettera e un silenzio lungo oltre 40 anni. E' la storia del marinaio Don Kimbrell, che sui social ha pubblicato un post per ritrovare Paola, [...]
Cronaca
| 07 ottobre | 10:42
I carabinieri hanno arrestato un uomo dopo aver trovato in casa piante, semi e marijuana essiccata per un valore di circa 40 mila euro. L'uomo, [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato