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Con un ''lanternino'' in cerca di storie, libri o persone, per illuminare ciò che ci rende umani

Tra Nietzsche e Pirandello il nuovo blog di Stefano Zangrando che ci aiuterà, vivendo e operando in questa regione, a trovare spunti, sorprese, eccellenze: storie che esprimano una capacità di sconfinamento, di uscita dalla zona di comfort verso una più aperta e matura cognizione di sé e del mondo
DAL BLOG
Di Il Lanternino - 03 luglio 2019

di Stefano Zangrando, docente, traduttore e autore

Qualche anno fa avevo avviato una rubrica denominata “Il lanternino” su una rivista letteraria on line, Zibaldoni e altre meraviglie, oggi ferma. L’idea, all’epoca, era quella di confrontarsi con il mutamento delle nostre abitudini di lettura e scrittura in seguito a quella che è stata chiamata rivoluzione digitale, e di riflettere di conseguenza sugli esiti e le sorti della letteratura in un simile contesto. C’è accordo unanime, del resto, sul fatto che l’arte verbale – trovo che oggi sia preferibile chiamarla così, anche in virtù dei suoi sviluppi neo-orali – sia divenuta un prodotto di nicchia, se non marginale, in un’epoca in cui pure la maggior parte di noi passa molto tempo a leggere e scrivere, ma non libri o riviste o giornali: sui social, invece, o in chat, davanti allo smartphone.

 

Si è così persa anche, nel senso comune, la funzione formativa della lettura, orientata alla “cura dell’anima”, per dirla socraticamente, e se n’è guadagnata una meramente strumentale e per lo più degradata. Da qui tocca partire per capire che valore abbiano oggi le buone letture e il raccoglimento che esse richiedono, sempre più arduo da trovare in questa distrazione permanente che è la vita connessa. Il nome di quella prima rubrica evitava di richiamarsi al folle di Nietzsche, che si aggira con la lanterna al mercato alla ricerca di un Dio che sa già morto, si dichiarava piuttosto discendente della “lanterninosofia” di Pirandello, così come si legge nel Fu Mattia Pascal, ossia di un “sentimento della vita … come un lanternino che ciascuno di noi porta in sé acceso; un lanternino che ci fa vedere sperduti su la terra, e ci fa vedere il male e il bene; un lanternino che projetta tutt’intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l’ombra nera, l’ombra paurosa che non esisterebbe, se il lanternino non fosse acceso in noi, ma che noi dobbiamo pur troppo creder vera, fintanto ch’esso si mantiene vivo in noi”.

 

Una luce interiore, dunque, la luce necessaria del discernimento, quella che ci serve per muoverci nel mondo e distinguere, nella prossimità, ciò che ci fa bene e ciò che ci danneggia. Finché siamo vivi. Si potrebbe poi pensare che tanto il folle nietszschano quanto il signor Anselmo e la sua lanterninosofia abbiano un autorevole antenato in Diogene il Cinico, che in pieno giorno fu sorpreso con una lanterna e, interpellato, rispose: “Cerco l’uomo!”, ovvero l’uomo naturale, la natura umana al di là delle incrostazioni socio-storiche. Sarebbe una filiazione affascinante, che l’autore di questo blog sottoscriverebbe di certo, ma rischia di risultare fuorviante. Qui non si tratta infatti di rilanciare una filosofia esistenzialista ante litteram o di propugnare una condotta di vita a discapito di altre. L’ho detto, tutto era partito dai libri e dalla rete, da quel che ne è di noi come lettori. Il punto è dunque: che ci fa un lanternino bibliofilo in un quotidiano trentino on line?

 

Sono nato e cresciuto in Alto Adige, una terra ripiegata su se stessa, e durante gli studi universitari mi sono trasferito in Trentino, una terra anch’essa molto autoreferenziale, ma meno contraddittoria, più grigia nella propria provincialità. Credo tuttavia che anche vivendo e operando in questa regione si possano trovare spunti, sorprese, eccellenze: storie che esprimano una capacità di sconfinamento, di uscita dalla zona di comfort verso una più aperta e matura cognizione di sé e del mondo. È a queste storie, libri o persone, che proverò a dedicarmi – con un’attenzione speciale per chi si occupa di linguaggio e arte verbale, perché oggi, nel buio abbacinante della distrazione digitale, la nostra luce interiore dipende più che mai da un buon uso, consapevole e onesto, dello strumento che ci rende umani.

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