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I vecchi cimiteri diventano dei giardini privati dei nobili e le sepolture vengono spostate. Due tipi di architettura funeraria sono di invenzione romana

L’orrore delle ossa biancheggianti di cui scrisse Orazio che qua e là comparivano, era evidentemente una cosa molto sentita dagli amministratori dell’epoca. C’erano tombe di famiglia costruite dentro proprietà private e cimiteri collettivi posseduti e gestiti da associazioni che forse offrirono ai primi Cristiani il modello legale delle loro comunità
DAL BLOG
Di Lou Arranca (Alias Ivo Cestari) - 10 maggio 2020

Rapito dalla Montagna anni fa, pratica escursionismo, percorre vie ferrate e frequenta qualche falesia e palestra di roccia. 

La morte è tornata prepotentemente nella nostra quotidianità, con la pandemia abbiamo la possibilità di ripensare alla sua dimensione collettiva (Qui puntata 1 - Qui puntata 2 - Qui puntata 3 - Qui puntata 4 - Qui puntata 5). 

 

Un altro modello di separazione del luogo dei morti da quello dei vivi fu senza dubbio quello fornito dalla necropoli extrapomeriale romana, cioè esterna alla cinta muraria della città. In epoca augustea, a causa della crisi urbanistica di Roma si decretò lo spostamento dei cimiteri verso l’esterno (legge delle XII Tavole e in seguito Codice Teodosiano) e i vecchi cimiteri vennero trasformati dai nobili in giardini privati. Uno spostamento deciso per motivi igienici a causa della combustione incompleta dei cadaveri dei ricchi. I cadaveri dei poveri invece erano buttati in cisterne chiuse in quanto impossibilitati ad accedere alla pratica della cremazione per gli alti costi della legna da ardere.

 

L’orrore delle ossa biancheggianti di cui scrisse Orazio che qua e là comparivano, era evidentemente una cosa molto sentita dagli amministratori dell’epoca.


(Tombe romane ad Avella - Avellino)

Come abbiamo visto nelle puntate precedenti, normalmente lungo le strade consolari come la via Appia antica, c’erano tombe di famiglia costruite dentro proprietà private e cimiteri collettivi posseduti e gestiti da associazioni che forse offrirono ai primi Cristiani il modello legale delle loro comunità. Sicuramente, due tipi di architettura funeraria sono di invenzione romana: il colombario e il cippo.

 

Il colombario, edificio a nicchie, ricordava una colombaia da cui prendeva il nome: nelle nicchie venivano allineate le urne contenenti le ceneri della cremazione. Il cippo funerario, a forma di piccola edicola, nascondeva invece al suo interno una cavità in cui venivano deposte le ceneri direttamente.


(Sepolcro degli Scipioni. Parco dell’Appia antica - Roma)

Il sepolcro, che presso gli Italici e i Greci era rimasto segreto ed occultato nella terra, ad eccezione di qualche tomba monumentale eruppe dal sottosuolo proprio con i Romani e la sua architettura si ricollegava da un lato a quella del tumulo etrusco e dall’altro ai manufatti delle necropoli ellenistiche della Grecia e dell’Asia Minore. Altra tipologia che i Romani svilupparono fu quella infine del mausoleo.

 


(Mausoleo di Cecilia Metella - Via Appia antica - Roma)

Tumulus, sepulcrum, monumentum e più tardi la tumba, ebbero un significato che andava al di là dello spazio che essi occupavano nel paesaggio romano: si può ben dire che non esistevano “cimiteri” come li intendiamo noi, ma solo tombe più o meno giustapposte.

 

Lou Arranca e Maurizio Martinelli

 

Al prossimo appuntamento: “Le catacombe paleocristiane”

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