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L'arte macabra e il lavoro della decomposizione, nell'orrore della morte si riconosce l'amore per la vita

Si ha l’abitudine di chiamare “macabre” le rappresentazioni realistiche del corpo umano mentre è soggetto a decomposizione. Ma la morte, nel periodo macabro, non è descritta realisticamente. Ciò che mostrava l’arte macabra è precisamente quel che non si vedeva, cioè il lavoro della decomposizione
DAL BLOG
Di Lou Arranca (Alias Ivo Cestari) - 18 giugno 2020

Rapito dalla Montagna anni fa, pratica escursionismo, percorre vie ferrate e frequenta qualche falesia e palestra di roccia. 

I temi macabri comparvero pressapoco al tempo stesso delle Artes Moriendi (1400). Si ha l’abitudine di chiamare “macabre” le rappresentazioni realistiche del corpo umano mentre è soggetto a decomposizione. Ma la morte, nel periodo macabro, non è descritta realisticamente. Ciò che mostrava l’arte macabra è precisamente quel che non si vedeva, cioè il lavoro della decomposizione: non il risultato di un’osservazione, ma il prodotto dell’immaginazione. In questo orrore della morte si riconosce il segno dell’amore per la vita piena e dello sconvolgimento dello schema cristiano.

 

La decomposizione è il segno del fallimento dell’uomo, e questo è senza dubbio il senso profondo del macabro che ne fa un fenomeno nuovo ed originaleL’uomo della fine del Medioevo aveva la consapevolezza acutissima di essere un morto a breve scadenza, e la morte, sempre presente dentro di lui, infrangeva le sue aspirazioni e avvelenava i suoi piaceri.

 

Bisognava vivere ogni giorno come fosse l’ultimo: di qui la nascita del “L’arte del Ben Morire”. Si può pensare che l’evocazione degli orrori della decomposizione sia stata per i monaci mendicanti un mezzo per commuovere e convertire le popolazioni laiche, soprattutto cittadine. La Chiesa si proponeva di conquistare uomini che prima erano stati più o meno abbandonati ad una specie di folklore pagano-cristiano. E’ certo che nel XV secolo la sensibilità collettiva era vastamente permeata di macabro e lo esprimeva con maggior facilità e varietà che nel passato: esso divenne un sentimento abituale che l’immaginazione dell’epoca tradusse quasi senza tensione né dramma. Cattolici e protestanti, laici ed increduli, tutti avevano ormai uno spiccato senso della morte, che tra il 1350 ed il 1550 fece tutt’uno con il senso della vita, sprofondando gli animi in stati quasi morbosi di angoscia o di repulsione.

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