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| 04 maggio | 16:50

Ianeselli pronto a entrare nel PD: finisce qua la corsa alle provinciali?

DAL BLOG
Di Luca Pianesi - 04 maggio 2026

Direttore de il Dolomiti

Il sindaco di Trento si sfila dalla corsa alla Provincia? La notizia di queste ore pubblicata sull'Adige con tanto di intervista, è che Franco Ianeselli entrerà nel Partito democratico. Una mossa ''Kansas City'' (per citare il film cult del 2006 Slevin - Patto criminale) che se può aiutarlo a risolvere i problemi che ha con il primo partito di opposizione del Trentino sicuramente renderà ancor più difficile un'eventuale vittoria alle prossime provinciali di un ipotetico centrosinistra guidato da lui. Andare nelle valli a chiedere il voto presentandosi come il sindaco del Partito democratico è missione praticamente impossibile. E pure convincere quei moderati, civici, riformisti che da tempo hanno abbandonato il partito guidato da Elly Schlein sempre più 5stellizzato, ma che a Ianeselli guardavano proprio perché battitore libero, fuori dai blocchi nazionali, civico tra i civici, sarà una partita tutta in salita. Insomma chi votava Ianeselli per votare il centrosinistra ma non votare Pd sicuramente non voterà più Ianeselli dentro il Pd e così il valore aggiunto che poteva portarsi dietro il primo cittadino del capoluogo scompare completamente annacquato nel mare magnum dell'elettorato Dem. 

 

Ianeselli era, oggettivamente, l'unico nome in campo per provare a contrastare l'egemonia leghista in Trentino e a questo punto Fugatti e soci possono tirare un grosso respiro di sollievo. Il Pd è, forse, riuscito, in quello che sa fare meglio: logorare gli alleati e sfiancare gli amici. Ha messo talmente tanta pressione al sindaco di Trento da ''costringerlo'' a compiere questa mossa da lose-lose. Da mesi il lavoro ai fianchi di Ianselli è andato avanti da parte dei democratici. Alcuni esempi? Il problema sicurezza che Ianeselli si trova ad affrontare quotidianamente ma che in casa centrosinistra è sempre stato ritenuto sopravvalutato, il Cpr verso il quale il sindaco in passato aveva mostrato delle aperture salvo poi dover tornare sui suoi passi, l'inceneritore dove aveva dichiarato ''valuteremo le proposte'' mentre c'è chi non vuole nemmeno sentir pronunciare quella parola.

 

Si è arrivati al referendum dove il No di Ianeselli era parso più un Ni (che forse voleva essere addirittura un Sì) quasi obbligato e ora c'è la questione quotazione in borsa di Dolomiti Energia. Qui il sindaco di Trento, assieme alla sindaca di Rovereto Giulia Robol, si sono espressi favorevolmente e d'altronde ne hanno entrambi ben donde essendo i rappresentanti di due Comuni soci del gruppo. Sono, però, arrivati politici di varia levatura e rappresentanza (eufemismo per definire che tra questi c'è gente che non tocca palla praticamente da sempre ma che detta la linea del partito) che hanno messo il veto ai due amministratori e minacciato Ianeselli dicendogli che la sua candidatura alle provinciali non sarebbe assolutamente scontata perché sarà il Pd a dare le carte. Insomma s'ha da fare come dicono loro.

 

Comprensibile, allora, da questo punto di vista, la scelta del sindaco di entrare nel Pd per cercare, in qualche modo di far loro meno pauraForse gestirli? Addirittura addomesticarli, diventando il loro campione? Della serie, sono dei vostri non mi pugnalerete mai alle spalle, vero? Il ragionamento politico ha il suo senso ma siccome si parla di Pd il risultato è tutt'altro che scontato. Non c'è da star sereni. La certezza è che in questo modo Ianeselli finisce solo per ingabbiarsi in un partito che inghiotte tutto e tutti, uniforma, appiattisce. Il sindaco aveva un elemento che poteva giocarsi: quello di essere libero dai lacci e lacciuoli del ''lo dice il partito, così devi fare''. Ora questa libertà non ci sarà più. E se mai riuscirà a risolvere i suoi problemi con i Dem (dubitiamo fortemente ma magari sarà davvero così bravo da riuscirci, glielo auguriamo anche per il bene del centrosinistra) avrà comunque complicato la sua strada per la partita delle provinciali. Perché con il simbolo del Pd fuori da Trento e Rovereto si fa terribilmente fatica.

 

Il referendum lo ha dimostrato, ancora una volta. Quel pareggio scarso ottenuto in Trentino a favore del No (50,38% contro il 49,62% del "Sì") quando nel resto d'Italia (tolti Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia) è stato un successo netto, dovrebbe suonare come campanello d'allarme (e invece in casa centrosinistra c'è qualcuno che addirittura l'ha letto come un grande successo). Se a questo si aggiunge che quel consenso è stato costruito essenzialmente nelle ''città'' il primo pensiero del centrosinistra dovrebbe essere: come facciamo a uscire dalla nostra bolla? Con un candidato presidente del Pd difficile, storicamente quasi impossibile (qualcuno si ricorda Tonini?). 

 

Il tutto con buona pace degli alleati di coalizione che a questo punto scompaiono nel dimenticatoio, perso uno Ianeselli che poteva farsi loro portavoce. Sia al tavolo della coalizione con il PD, sia alle urne raddoppiando i consensi. Perché il Pd i suoi voti li prende comunque, pari pari, con o senza Ianeselli. Ianeselli, invece ne perde stando nel Pd e con lui anche gli alleati che potevano, invece, farsi forti di un candidato presidente ''vicino'' a loro in quanto battitore libero, scevro da simboli. E allora ecco che la mossa di Ianeselli potrebbe avere un'altra chiave di lettura: che sia un modo per sfilarsi dalla bagarre provinciale e puntare a un seggio a Roma? Della serie: mi avete tenuto sulla graticola talmente a lungo che quasi quasi passo il turno. Se fosse così la scelta di accasarsi con i Democratici sarebbe più che giusta e il percorso, per lui, sarebbe ben tracciato e coerente. Per il Trentino, invece, se ne riparlerà magari tra altri 7 anni e intanto il centrodestra potrà tornare a dormire sogni tranquilli.   

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