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Taser, arma a rischio violazione dei diritti umani o utile strumento?

Nei giorni scorsi la Lega Nord di Lavis, il paese in cui vivo, ha depositato una mozione in Comune a sostegno del “Decreto Sicurezza”. Detto che la sperimentazione della pistola elettrica è in atto solo nei comuni con più di 100.000 abitanti e che quindi Lavis non vi rientra cerchiamo di capire che cos'è
Dal blog di Massimiliano Pilati - 27 gennaio 2019 - 17:53

Nei giorni scorsi la Lega Nord di Lavis, il paese in cui vivo, ha depositato una mozione in Comune a sostegno del “Decreto Sicurezza” (Decreto Legge del 4 ottobre 2018 n.113) approvato dal Consiglio dei Ministri. Come noto tale decreto, poi convertito in legge con modificazioni dalla L. 1 dicembre 2018, n. 132, introduce disposizioni in materia di protezione internazionale e immigrazione e di sicurezza pubblica atte a contrastare l’immigrazione illegale e a intensificare i dispositivi a garanzia della sicurezza pubblica con particolare attenzione a terrorismo e mafia. Vi è infine una disposizione che prevede che anche la Polizia Locale possa utilizzare in via sperimentale armi comuni ad impulso elettrico.

 

La mozione della Lega a Lavis (ma ne è stata fatta una analoga anche a Trento) chiede quindi la rapida applicazione del decreto sopra menzionato. Molto si sta dicendo e scrivendo in questo periodo su quanto prevede il decreto sicurezza in materia di protezione internazionale e migranti, meno si è parlato invece dell'uso sperimentale di armi comuni ad impulso elettrico e per questo vorrei soffermarmici.

 

L'articolo 19

L'articolo 19 del decreto sicurezza tratta di “Sperimentazione di armi ad impulsi elettrici da parte delle Polizie municipali” e prevede che “Previa adozione di un apposito regolamento comunale, emanato in conformità alle linee generali adottate in materia di formazione del personale e di tutela della salute, con accordo sancito in sede di Conferenza Unificata, i comuni con popolazione superiore ai centomila abitanti possono dotare di armi comuni ad impulso elettrico, quale dotazione di reparto, in via sperimentale, per il periodo di sei mesi, due unità di personale, munito della qualifica di agente di pubblica sicurezza, individuato fra gli appartenenti ai dipendenti Corpi e Servizi di polizia municipale. […] Al termine del periodo di sperimentazione, i comuni, con proprio regolamento, possono deliberare di assegnare in dotazione effettiva di reparto l'arma comune ad impulsi elettrici positivamente sperimentata”.

 

La prima informazione che se ne ricava dal decreto è che la mozione della Lega Nord di Lavis dovrebbe essere respinta per il semplice fatto che, contando 9000 abitanti, il Comune non raggiunge i centomila richiesti dall'articolo 19.

 

Cos'è il Taser?

Il Taser (acronimo dell'inglese Thomas A. Swift's Electronic Rifle, "fucile elettronico di Thomas A. Swift") è una marca di pistola elettrica, anche nota come storditore elettrico o dissuasore elettrico. È classificato tra le armi da difesa «meno che letali» che fa uso dell'elettricità per paralizzare i movimenti del soggetto colpito facendone contrarre i muscoli. Quando viene azionato, il taser proietta due piccoli dardi con traiettorie non parallele in modo da aumentare la distanza tra i due, dato che l'efficacia aumenta quanto più i dardi sono distanti tra loro. Questi dardi sono collegati tramite dei fili elettrici al resto del dispositivo, il quale produce una scarica ad alta tensione e bassa intensità di corrente, rilasciata in brevissimi impulsi. Entrambi i dardi devono colpire il bersaglio ma non è necessario che attraversino i vestiti. Inoltre è possibile toccare il soggetto colpito senza subire l'effetto del taser perché l'elettricità passa solo per il percorso più breve che unisce i due dardi.

 

La situazione in Italia

Il modello adottato per la sperimentazione italiana è lo X2 della Axon, un’evoluzione del modello X26 che le Nazioni Unite avevano giudicato equiparabile a uno strumento di tortura. Per la legge Italiana il taser è considerato arma propria ma non arma da fuoco e per importarlo serve un'apposita licenza. Possono essere venduti dagli armieri a persone con porto d'armi ma non possono essere portati per nessun motivo. Il 4 luglio 2018 il Ministero dell'Interno, sotto la guida di Matteo Salvini, introduce l'utilizzo in via sperimentale da parte dell'Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato in 12 città: (Milano, Napoli, Genova, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia e Brindisi).

 

Al termine del periodo di sperimentazione, iniziato operativamente a settembre 2018, si procederà con la formazione, arrivando a consegnare i dispositivi a tutte le pattuglie della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, e polizia locale di alcune città. Come già scritto le armi a impulsi elettrici vengono poi richiamate anche nel decreto sicurezza prevedendo la possibilità di utilizzo sperimentale anche per la polizia locale. Stando a recenti dichiarazioni del Ministro Salvini il taser è un'arma di dissuasione non letale e il suo utilizzo è un importante deterrente soprattutto per gli operatori della sicurezza che pattugliano le strade e possono trovarsi in situazioni borderline, dove una misura di deterrenza può risultare più efficace e soprattutto può ridurre i rischi per l'incolumità personale degli agenti. 

 

Apparentemente quindi queste pistole sembrano avere tutti i vantaggi: facili da usare, efficaci e risolutive in situazioni complicate, tanto nei confronti di persone recalcitranti all’arresto quanto di prigionieri in rivolta o di folle aggressive garantendo quindi anche la sicurezza alle forze dell'ordine che le hanno in uso. In più, portano con sé quella definizione rassicurante di ‘armi meno che letali’ o ‘non letali’.

 

Tutto bene quindi?

Amnesty International Italia se ne sta occupando e in occasione dell’avvio della sperimentazione delle pistole elettriche Taser Gianni Rufini, direttore di Amnesty International Italia, ha scritto al capo della Polizia Franco Gabrielli per esprimere una serie di preoccupazioni. Amnesty riconosce che la Taser sia un’arma utile, sicuramente più sicura di molte altre armi letali o di tecniche utilizzate per bloccare individui pericolosi e aggressivi. Però si sottolinea che in vari casi nei paesi in cui è già in uso risulta impiegata nei confronti di persone vulnerabili o che non rappresentano una minaccia seria e immediata per la vita.

 

In Olanda, dove si sperimenta dal 2017, si è evidenziato come in circa la metà dei casi, le persone siano state colpite dalla Taser quando erano già ammanettate, dentro un veicolo o una cella di polizia e in celle separate negli ospedali psichiatrici, in ogni caso senza che il loro comportamento costituisse una seria minaccia. Negli Usa e in Canada, dove la Taser è utilizzata da quasi 20 anni, il numero delle morti direttamente o indirettamente correlate a quest’arma ha superato il migliaio. Nel 90 per cento dei casi, le vittime erano disarmate.

 

Gli studi medici a disposizione sono concordi nel ritenere che l’uso delle pistole Taser abbia avuto conseguenze mortali su soggetti con disturbi cardiaci o le cui funzioni, nel momento in cui erano stati colpiti, erano compromesse da alcool o droga o, ancora, che erano sotto sforzo, ad esempio al termine di una colluttazione o di una corsa. La missiva di Amnesty Italia chiede quindi che prima di mettere a disposizione delle forze di polizia le Taser, venga effettuato uno studio sui rischi per la salute e garantita una formazione specifica e approfondita per gli operatori che ne verranno dotati, in linea con gli standard internazionali e in particolare con i Principi guida delle Nazioni Unite sull’uso delle armi da fuoco da parte degli agenti di polizia.

 

Una maggiore trasparenza sulle modalità di utilizzo, su limiti e precauzioni e sulla formazione ricevuta dagli agenti di polizia garantirebbe, secondo Rufini, un maggior livello di fiducia nell’utilizzo di tali strumenti anche da parte dei cittadini stessi.

 

Quindi una certa preoccupazione per queste armi c'è e porta con se il rischio che nel lungo termine le Taser vengano usate come arma di routine per far rispettare la legge in assenza di una minaccia di lesioni gravi o morte, dunque in modo non conforme agli standard internazionali sui diritti umani. In conclusione non si dovrebbero prendere sotto gamba queste vere e proprie armi perché anche se venissero soddisfatte le richieste di Amnesty Italia di formazione degli agenti che le usano e di studi medici sui rischi per la salute, il rischio di violazioni dei diritti umani non verrebbe affatto azzerato.

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