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Di Matilde resterà imperitura più che l’impresa politico-militare, la sua lotta profetica per un ritorno alla Chiesa delle origini, rispetto alla Chiesa feudale spesso preda di ecclesiastici dissoluti

Breviario di politica mite. Vito Fumagalli, Matilde di Canossa - Il Mulino, Bologna
DAL BLOG
Di Nicola Zoller - 17 July 2022

Socialista dal 17° anno d'età, continua a dedicarsi allo studio del pensiero progressista e democratico

Matilde di Canossa, protagonista indiscussa del medioevo, morì di gotta a 69 anni d’età nel 1115. Ma il suo corpo continuò a rifulgere nel tempo: riesumata nel XVII secolo per darle imperitura consacrazione col sepolcro approntato da Bernini nella basilica di S. Pietro, ella continuava a diffondere l’antico splendore: denti bianchissimi, membra ancora intatte, capelli fluenti di un biondo ra-ma-to.

 

Il mito di Matilde (la Matelda di Dante), “sposadi Dio e guerriera della Chiesa romana, si perpetuava anche attraverso quel corpo che resisteva alle ingiurie dei secoli, dopo aver sopportato le traversie di una vita intensa e, per quei tempi in cui la vita media si aggirava sui trent’anni, lunghissima.

 

L’episodio più noto - tanto da diventare paradigmatico - è l’umiliazione inflitta all’imperatore Enrico IV costretto a recarsi a Canossa per implorare il perdono del Papa che l’aveva scomunicato. Il perdono gli fu accordato, dopo un’attesa di giorni ai piedi della rocca di Matilde, emblematico centro militare nella contesa per il primato tra papato e impero. Una contesa che tuttavia continuò sanguinosamente e che Matilde - pur tra vicende alterne - seppe vincere.

 

Ma il mondo di Matilde era anch’esso destinato a soccombere: il mondo campagnolo che con le sue fortezze e roccaforti aveva dato scacco all’Imperatore, doveva lasciar spazio alla rivincita urbana col rifiorire delle città.

 

In verità se ne sentiva proprio il bisogno. Quella di Matide era stata anche un’epoca di “predoni, uomini in armi, malattie che come la lebbra, la peste, la dissenteria, insidiavano tutti”; un’epoca in cui - come narra Sigiberto di Gembloux “gli uccelli domestici fuggirono dai luoghi abitati, pavoni, galline e oche divennero selvatici”.

 

Di Matilde resterà imperitura più che l’impresa politico-militare, la sua lotta profetica per un ritorno alla Chiesa delle origini, rispetto alla Chiesa feudale spesso preda di ecclesiastici dissoluti che “si gettavano sulle donne come cavalli da monta”, secondo la denuncia di un sinodo all’inizio del XII secolo. Matilde avrebbe voluto profondere tutta la sua opera per una Chiesa riformata, ma fu costretta ad occuparsi più spesso di questioni temporali. Eppure c’è chi giura che i tratti gentili dei suoi lineamenti restarono incorrotti nei secoli, come premio per l’invocata rievangelizzazione della sua Chiesa, tanto agognata ancorché incompiuta.

Edizione del 30 settembre 2022
Telegiornale
30 Sep 2022 - ore 22:49
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