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| 04 nov 2023 | 18:27

Sviluppare limiti alla crescita significa promuovere nuove forme di sviluppo senza limiti, il pensiero di Giorgio Ruffolo

DAL BLOG
Di Nicola Zoller - 04 novembre 2023

Socialista dal 17° anno d'età, continua a dedicarsi allo studio del pensiero progressista e democratico

Si ricorderà che negli anni ’70 dello scorso secolo il Club di Roma aveva sottolineato i “limiti dello sviluppo”, con una ricerca che ha fatto epoca. Qui Giorgio Ruffolo - scomparso nel 2023, dopo una vita dedicata agli studi e alla politica riformista - rovescia i termini e afferma che “sviluppare limiti alla crescita significa promuovere nuove forme di sviluppo senza limiti”.

 

La biforcazione di fronte alla quale ci troviamo - egli spiega - ci pone non il dilemma tra crescere e non crescere, ma quello tra due tipi di “sviluppo”: lo sviluppo della potenza e lo sviluppo della coscienza. Ed è quest’ultimo - precisa Ruffolo - che vorremmo chiamare, più propriamente, sviluppo.

 

E’ insomma l’intelligenza che può sanare le contraddizioni della nostra crescita e costruire un autentico sviluppo. Ma dev’essere una intelligenza diffusa, che si faccia cultura e formazione accessibile a tutti. E’ l’intelligenza il moltiplicatore unico delle nostre risorse e dunque sono l’istruzione e l’informazione a diventare il punto focale di un vero rinascimento, che riorienti la società dalla via senza uscita della crescita materiale a quella umanistica dello sviluppo culturale.

 

Ruffolo - che manifesta una fiducia persistente nel socialismo e nel welfare state (“il sistema politico più civile che la storia dell’umanità ricordi”) afferma che la destra politica è senza risposta quando la gente si accorge che la “corsa” al consumismo stronca i deboli e favorisce i privilegiati.

 

Una politica dal “volto umano” può invece spiegare che i limiti alla crescita non sono una catastrofe, mentre può essere catastrofico non porle limiti. Può spiegare inoltre che sviluppare il senso dei limiti è crescere, ma in altro senso: nel senso della libertà e responsabilità personale, della solidarietà, della cultura. Può spiegare che non tocca ad essa assicurare il paradiso in cielo e che non intende - come disastrosamente ha fatto la politica dal volto “disumano” - realizzarlo in terra: può però aiutare ad essere un po’ meno diseguali e un po’ più felici.

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